I cattolici marciani spiegano il senso del digiuno

L’inizio del mese di Ramadan durante il quale la comunità musulmana pratica il digiuno rituale nei modi prescritti dalla religione, per la quale tale esercizio pratico costituisce uno dei cosiddetti “5 pilastri dell’Islam”, ha ottenuto ampia risonanza sui media. Tuttavia l’informazione ci è parsa sempre interessata ad elementi di costume, oppure ad aspetti sociali di vario tenore. A noi invece interessa evidenziare come la società occidentale sia stranamente incuriosita da questa pratica religiosa, degna del massimo rispetto, quasi come se fosse una pratica esotica e non un elemento comune a tutte le tradizioni dove la spiritualità è un elemento determinante del comune sentire e, quindi, della cultura.

Infatti tutte le religioni conoscono il digiuno come pratica di ascesi, cioè di elevazione spirituale, e di estasi personale, cioè di distacco dalla materialità quotidiana alla ricerca di una dimensione più consona alla piena umanità. Ma tra tutte le tradizioni religiose ce n’è una, tra tutte, che vive il digiuno in una dimensione specialissima, e questo è per noi l’elemento di stupore per l’amnesia dell’Occidente: si tratta della religione cristiana.

Nel periodo della Quaresima che precede la Pasqua, come ancora qualcuno ricorderà, è  raccomandata la pratica di digiuno e astinenza a tutti i membri della Chiesa, cioè a tutti i battezzati che vivono in comunione con Cristo. La differenza qualificante del digiuno cristiano consiste proprio nel fatto che non si tratta di una prassi, se non accidentalmente; infatti le modalità della pratica possono variare secondo le situazioni, giacché ciò che importa nel cristianesimo è sempre l’incontro e la comunione con Cristo, nella Chiesa.

Mentre in tutte le altre pratiche religiose l’aspetto formale è fondamentale, compresi i casi di dispensa dall’obbligo, nel cristianesimo esso è solo il mezzo, il segno esteriore con il quale il fedele a Gesù Cristo sceglie liberamente di condividerne la passione, riflettendo sul dolore causato dal peccato, in attesa della gioia della Risurrezione conquistata dal Cristo per tutti coloro che non la rifiuteranno deliberatamente con estrema superbia.

In tutte le pratiche religiose, in tutte le forme liturgiche, in tutti i modi concreti attraverso i quali il fedele vive il cristianesimo anche nella quotidianità, la centralità è sempre l’incontro con il Cristo di Dio; quello che l’uomo fa, sente e vive, riceve valore solo grazie a questa dimensione di grazia senza la quale tutto si riduce a mera prassi umana, degna appunto di rispetto per la finalità che si pone ma anche circoscritta all’esperienza del singolo individuo e quindi infeconda dal punto di vista relazionale, che è il solo a rendere l’uomo un essere compiuto.

La pratica del digiuno deve poi essere condotta con sobrietà, nel segreto della preghiera, senza forme di esibizionismo che ne squalificano il contenuto, come ebbe a insegnare lo stesso Gesù: ”Quando digiunate non fate i tristi come gli ipocriti che si imbruttiscono la faccia, per mostrare agli altri che essi digiunano. In verità vi dico che hanno già ricevuto la loro ricompensa. Ma voi, quando digiunate, profumatevi il capo e lavatevi la faccia. In modo che non agli uomini appaia che digiunate, ma al Padre vostro che è nel segreto: e il Padre vostro, che vede nel segreto, vi ricompenserà” (Vangelo di Matteo 6, 16-18)

Sappiamo pure che nel mondo è invalsa anche la pratica del digiuno come strumento di protesta politica, che non contestiamo in ambito laico. Tali pratiche però, quand’anche effettuate da esponenti del clero cattolico che così contravvengono alle indicazioni della Costituzione Conciliare “Gaudium et Spes” (Cartella n.42), nulla hanno di specificamente cristiano in quanto il loro orizzonte è strettamente politico e temporale. Ci teniamo a dirlo ad alta voce, come riferimento culturale di quei membri della Chiesa che non accettano la deriva politicante di taluni esponenti del clero e che continuano a voler essere membri della Chiesa intesa come comunità dei credenti e corpo mistico di Cristo (Lettera di S.Paolo ai Corinzi) secondo i dettami del Concilio Vaticano II, secondo la millenaria Tradizione, secondo il magistero del Pontefice, secondo gli insegnamenti delle Sacre Scritture e particolarmente dei Vangeli, nonché secondo il sensus fidei del quale anche i cattolici veneti, ai quali più direttamente ci rivolgiamo, sono storicamente permeati.

ASSOCIAZIONE CULTURALE CATTOLICI MARCIANI

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