Goldoni che scrisse nel crepuscolo della Serenissima

Posted by redazione on 01/12/2010 and filed under Identita' veneta. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry from your site

Biografia di Carlo Goldoni (1707 – 1793) altro Veneto spacciato come “Italiano” nelle scuole della repubblica italiana.
Carlo Goldoni nasce a Venezia il 25 febbraio 1707 da una famiglia benestante. Poco incline a seguire le orme del padre medico, si dedica agli studi giuridici. Giovane avvocato a Padova, nel 1733 fugge a Milano per intraprendere la carriera di scrittore teatrale, passione ereditata dal nonno. Visto il clamoroso fiasco del melodramma Amalasunta di cui aveva scritto il libretto, Goldoni capisce che il suo futuro è nel teatro comico. Tornato a Venezia, il commediografo compone la prima opera di successo nel 1738, il “Momolo cortesan”, cui segue nel 1743 “La donna di garbo”, primo testo in cui tutti i ruoli sono scritti – nel Momolo cortesan lo era solo la parte del protagonista maschile. Inizia così la rivoluzione goldoniana del teatro che interrompe anni di recitazione ” a soggetto”, cui anche l’autore aveva dato il proprio contributo con molti canovacci tra cui “Il servitore di due padroni”, solo in seguito trasformato in una vera e propria commedia. L’attuazione della riforma di Goldoni si deve all’incontro con Girolamo Medebach, capocomico di spicco presso il teatro Sant’Angelo di Venezia. Abbandonata definitivamente l’avvocatura, il commediografo scrive per la compagnia veneziana uno dei suoi primi grandi lavori, “La vedova scaltra” (1748).
Nonostante le critiche degli avversari e le lamentele degli attori, Goldoni difende la propria rivoluzione, basata sulla restituzione di dignità letteraria al testo e sul passaggio dalla commedia di “intreccio” a quella di “carattere”, incentrata sull’approfondimento psicologico dei personaggi e sull’osservazione della vita reale, con conseguente abolizione delle maschere. Nel 1750 l’autore annuncia provocatoriamente sedici “commedie nuove” da scriversi in un anno. Nascono così le sue opere più riuscite: “Il teatro comico”, manifesto programmatico, in cui l’autore si rappresenta alle prese con attori recalcitranti a cambiare modo di recitare ed enuncia la sua morale (Atto secondo – Anselmo: “La commedia l’è stada inventada per corregger i vizi e metter in ridicolo i cattivi costumi”) , “La bottega del caffè” , “La donna volubile”, “I pettegolezzi delle donne”, “La famiglia dell’antiquario”, “La serva amorosa”, “La figlia obbediente” e infine “La locandiera”, che segna la consacrazione dell’autore.
Esasperato dalla rivalità con Pietro Chiari, che prenderà il suo posto al Sant’Angelo, e Carlo Gozzi, Goldoni lascia Medebach per passare al teatro San Luca di Antonio e Francesco Vendramin, dove resta fino al 1762, nonostante gli inevitabili attriti, creando alcuni capolavori della sua arte: “Il campiello”, “I rusteghi”, la “Trilogia della villeggiatura”, “Sior Todero brontolon”, “Le baruffe chiozzotte” e “Una delle ultime sere di carnevale”.
Chiamato a Parigi come direttore artistico della “Comédie italienne”, Goldoni deve fare i conti con i comici dell’arte, ben più decisi che in Italia a difendere il loro teatro di improvvisazione, e con la freddezza del pubblico francese, che riconosceva come proprio autore il Molière della “Comédie française” e degli spettacoli italiani amava i lazzi.
Desideroso di tornare in Italia, il commediografo viene trattenuto da Luigi XV, che, nel 1765, lo chiama a Corte come maestro d’italiano delle figlie. A Versailles per vent’anni, Goldoni organizza spettacoli alla reggia e nei teatri di Parigi e, ritrovato uno slancio creativo, scrive in francese, nel 1771, la sua ultima opera, “Le bourru bienfaisant” (Il burbero benefico). Ottenuta la rivincita sul palcoscenico, l’autore si dedica poi, a partire dal 1784, alla scrittura delle proprie memorie, i
“Mémoires”, pubblicate nel 1787. Mentre a Venezia gli editori danno alle stampe le sue opere, Goldoni, vecchio e malato, vive di una pensione che, in seguito allo scoppio della Rivoluzione, gli viene negata e trascorre l’ultimo anno di vita in miseria fino alla morte, sopraggiunta tra il 6 e il 7 febbraio del 1793, un giorno prima che, per decisione dell’ Assemblea costituente, gli venisse restituita la pensione regia.
Quattro anni dopo la sua morte, i miasmi mefitici della rivoluzione francese giunsero fino alla sua Venezia portati da un giovane Napoleone Bonaparte ancora soggetto al Direttorio: gli effetti furono funesti e per la Repubblica millenaria di Venezia fu la fine.goldoni

3 Responses for “Goldoni che scrisse nel crepuscolo della Serenissima”

  1. fil de fer - Verona says:

    Molto, ma molto interessante questo articolo.
    Lo dico principalmente per gli aspetti storici,biografici e via dicendo che ricordano il Goldoni e la Serenissima.
    Mi vengono in mente i nostri giovani veneti a cui è stata loro tolta,rubata,scippata la
    storia della loro terra, dei loro avi, della gloriosa repubblica serenissima con gli oltre 1.070 anni di indipendenza.
    Insomma ben vengano queste notizie che mi premurerò di divulgare via internet a coloro i quali come me stanno riscoprendo le proprie origini, i propri valori, la propria storia, la propria cultura,lengoa ,tradisioni e via dixendo……
    W SAN MARCO SEMPRE !!!

  2. pippo says:

    evviva

  3. fil de fer - Verona says:

    Dopo scoperta documentazione appropriata posso affermare che l’indipendenza della Serenissima è stata di 1.400 anni perchè non possiamo dimenticare la confederazione di GRADO che porta ai certi 1.400 anni……
    W SAN MARCO SEMPER

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