La Germania, il più popoloso ed economicamente importante Paese membro della UE, va al voto in questo fine settimana.
Non ci interessa adesso addentrarci in un’analisi del panorama politico attuale e nelle relative previsioni degli scenari post-voto che sortiranno dalle elezioni. Nemmeno vogliamo perderci in battute di spirito circa la concomitanza con l’Oktoberfest, sebbene chiunque l’abbia frequentata almeno una volta nella vita potrebbe aver da dubitare sulla completa regolarità del voto espresso da molte centinaia di migliaia di persone che passano una giornata alla Theresienwiese tra boccali da litro sempre pieni e sempre subito vuoti… Ma tralasciamo…
Ciò che ci interessa è parlare brevemente della Germania, la cui storia è tanto simile a quella dell’Italia. Figlia della divisione del Sacro Romano Impero alla morte del fondatore Carlo Magno, è passata per il Medioevo delle investiture e del conflitto tra Papato e Impero, poi per le guerre di religione seguite a Riforma e Controriforma, poi per la Guerra dei Trent’anni che fu il culmine politico di questi conflitti con pretesto religioso e che si concluse con la Pace di Westfalia (1648-49), pietra miliare degli assetti statali europei, dalla quale le terre di Germania e le terre d’Italia uscirono frammentate in molte entità sovrane. Germania e Italia raggiunsero l’unità politico-istituzionale pressoché contemporaneamente attorno al 1870-71, ma da subito si capì che c’era una differenza enorme: la Germania, pur sotto il regime prussiano, si organizzò da subito in forma federale nel rispetto della storia millenaria; l’Italia tradì quella stessa storia, creando invece uno Stato centralista sul modello francese.
Oggi in Germania non è strano, né motivo di conflitto, se nella regione alpina e subalpina (la Baviera) la gente ha caratteristiche leggermente diverse dalle terre piane verso Nord; in Italia ci si continua a stracciare le vesti se, dopo oltre un secolo di malessere, le genti alpine e subalpine cercano civilmente di marcare la propria differenza antropologico-culturale dai concittadini delle terre della penisola e del mare, organizzandosi in una formazione politica federalista e identitaria come la Lega Nord.
In Germania, il partito di Governo nemmeno si presenta in Baviera, e lascia il campo alla formazione locale che incarna un sentire simile e una visione del mondo analoga. In Italia ancora non è possibile, perché il PdL è ancora in fase di realizzazione e non tutte le componenti sono in sintonia con la Lega Nord e i valori cristiani, col federalismo e il decentramento amministrativo e fiscale, con l’idea del liberismo temperato dalla solidarietà comunitaria permessa dal federalismo fiscale, ecc.
Inoltre, sia il PdL che la Lega Nord vivono ancora quella che il sociologo Weber chiamava “fase del carisma del capo”, essendo ancora vivi il sig. Berlusconi e il sig. Bossi. La qual cosa impedisce di definire il contenuto ideologico dei partiti in questione e il conseguente quadro politico una volta per tutte.
Solo il futuro dirà quale strada imboccherà l’Italia, se quella virtuosa del federalismo e delle forti autonomie locali innestate in un contesto comunitario Europeo che depotenzia le singole realtà Statali in favore di quelle regionali, oppure se si andrà al conflitto sociale tra gruppi di potere e di interesse contrapposti.
Noi tifiamo per la prima ipotesi, e se l’Italia fosse un Paese serio ci piacerebbe anche crederci….