Fini sfida Berlusconi per rappresentare l’elettorato di centrodestra. In un ambiente caldo tra i suoi fedelissimi, il Presidente della Camera ha criticato aspramente Berlusconi dichiarando morto il PdL, denunciando la logica aziendalista e illiberale che spira il Premier, delineando la linea politica che connoterà il movimento neonato Futuro e Libertà.
A parte la pesante raffica di insulti, detti in bello stile ma pur sempre insulti, che hanno denunciato la frustrazione e il fastidio che Fini prova per la situazione che si è creata e per gli attacchi a cui è sottoposto, il discorso programmatico è stato chiaro seppure un po’ fumoso, retorico e sostanzialmente scarno di contenuti. Naturalmente non sono mancati alcuni attacchi alla Lega Nord, ma tutto sommato Fini ha affermato (sinceramente?) di non voler affossare la legislatura in corso e di voler svolgere la funzione di garante del vero spirito del PdL.
In realtà, non ci possiamo fidare di Fini. In seguito a quanto fatto in passato, anche i discorsi sull’opportunità della riforma federalista sembrano un modo per tirare a campare e logorare il Parlamento. Lo vedremo al momento dell’approvazione dei decreti attuativi della riforma come si comporteranno, quelli di Futuro e Libertà.
Alla fine di ogni considerazione emerge con sempre maggiore chiarezza la necessità di votare per la Lega Nord da parte di ogni settentrionale che non sia di Sinistra. Votare Berlusconi o Fini non ha più senso alcuno per chi vuole vivere in un posto evoluto, moderno, libero, in crescita, come sarebbe la terra a Nord dell’Italia e a Sud delle Alpi se non fosse sottoposta al giogo dell’Italia.