Questa settimana a Vicenza si svolgerà la sesta edizione del Festival Biblico, interessante kermesse culturale con tematiche sviluppate prendendo spunto liberamente dalla Bibbia giunta alla sesta edizione ed in costante crescita. Il tema di quest’anno è “L’ospitalità nelle Scritture” e ci dà l’occasione per iniziare una riflessione, a cui magari ne seguiranno altre da parte dei nostri collaboratori, sul tema del rapporto tra cristianesimo e politica e sul tema delle radici cristiane d’Europa coniugato alla luce degli argomenti di questo evento.
Cominciamo da certi valori definiti “laici”, per sviluppare un primo ragionamento. È un pensatore laico come Popper a riconoscere il valore che la tradizione cristiana attribuisce alla coscienza dei singoli individui. Per un umanitario, e soprattutto per un cristiano, egli scrive ne “La società aperta e i suoi nemici”, «non esiste uomo che sia più importante di un altro uomo». E «riconosco [...] che gran parte dei nostri scopi e fini occidentali, come l’umanitarismo, la libertà, l’uguaglianza, li dobbiamo all’influsso del cristianesimo. Ma, nello stesso tempo, bisogna anche tener presente che il solo atteggiamento razionale e il solo atteggiamento cristiano anche nei confronti della storia della libertà è che siamo noi stessi responsabili di essa, allo stesso modo che siamo responsabili di ciò che facciamo delle nostre vite e che soltanto la nostra coscienza, e non il nostro successo mondano può giudicarci». «Il metro del successo storico appare incompatibile con lo spirito del cristianesimo». «I primi cristiani ritenevano che è la coscienza che deve giudicare il potere e non viceversa».
E ancora: la coscienza di ogni singola persona, unita con l’altruismo, «è diventata – scrive Popper – la base della nostra civiltà occidentale. È la dottrina centrale del cristianesimo (“Ama il prossimo tuo”, dice la Scrittura, e non “ama la tua tribù”) ed è il nucleo vivo di tutte le dottrine etiche che sono scaturite dalla nostra civiltà e l’hanno alimentata. È anche, per esempio, la dottrina etica centrale di Kant (“Devi sempre riconoscere che gli individui umani sono fini e che non devi mai usarli come meri mezzi ai tuoi fini”). Non c’è alcun altro pensiero che abbia avuto tanta influenza nello sviluppo morale dell’uomo». Da questa prospettiva il cristianesimo è stato l’evento politico più importante dell’Occidente: per decreto religioso lo Stato non può essere tutto. La teocrazia, in questo modo, non fa parte del destino dell’Europa. È questo un tratto che distingue quella europea da altre civiltà. È, appunto, nel messaggio cristiano che affondano le radici di quel grande principio di libertà, tra l’altro, che è il principio di sussidiarietà. Su questo nevralgico argomento, relativo al rapporto tra messaggio cristiano e politica, chiaro è il pensiero di Joseph Ratzinger: «[...] Fino a Cristo l’identificazione di religione e Stato, divinità e Stato, era quasi necessaria per dare stabilità allo Stato. Poi l’islam ritorna a questa identificazione tra mondo politico e religioso, col pensiero che solo con il potere politico si può anche moralizzare l’umanità. In realtà, da Cristo stesso troviamo subito la posizione contraria: Dio non è di questo mondo, non ha legioni, così dice Cristo, Stalin dice non ha divisioni.
Non ha un potere mondano, attira l’umanità a sé non con un potere esterno, politico, militare ma solo col potere della verità che convince, dell’amore che attrae. Egli dice “attirerò tutti a me”. Ma lo dice proprio dalla croce. E così crea questa distinzione tra imperatore e Dio, tra il mondo dell’imperatore al quale conviene lealtà, ma una lealtà critica, e il mondo di Dio, che è assoluto. Mentre non è assoluto lo Stato».
In sintesi: Stato e Chiesa, politica e religione sono mondi diversi. Lo Stato e la politica attendono all’immanente, al finito, all’organizzazione della vita materiale; la Chiesa e la religione attendono al trascendente, all’infinito, alla cura della vita spirituale. Giammai uno deve pretendere di invadere il campo dell’altro, poiché il primo caso dà luce allo “Stato etico totalitario” e il secondo caso dà luce alla “teocrazia” che, a sua volta, volge al totalitarismo e alla privazione del pluralismo necessario alla vita libera.
Le riflessioni continuino….
che dire: della mia Parola, hanno fatto festival!