L’alleanza con Silvio Berlusconi non e’ in discussione, ma lo sguardo politico della Lega va gia’ oltre il federalismo. Sul tavolo pesa il tema del nuovo rapporto tra salario e costo della vita e rispunta la questione dei diritti alla ”liberta’ della Padania”.
E’ un boato di ‘liberta” e ‘Padania libera”, urlato dalle migliaia di militanti assiepati sotto il palco in Riva degli Schiavoni per la festa dei popoli padani, quando Umberto Bossi arriva verso mezzogiorno. Tempo di un saluto e prende subito la parola. L’apertura e’ dedicata al progetto della catena umana sulle rive del Po nel maggio prossimo per ricordare che i popoli padani vogliono ”i loro diritti di liberta”’. Una questione su cui tornera’ Roberto Calderoli, dicendo che ”se qualcuno pensa a porte aperte per tutti trovera’ una catena umana sul Po”.
Ma Bossi spinge sull’acceleratore ed entra nel cuore della questione dei rapporti con il presidente del Consiglio e la maggioranza. ”Da soli – dice alle migliaia di persone che lo ascoltano urlando ‘Bossi, Bossi’ – si arriva prima, ma alleati,
in gruppo, si va piu’ lontano”. Tanto per far capire che il legame con il premier e’ un punto non in discussione porta l’esempio che se il gruppo e’ formato da Berlusconi e dalla Lega ”e’ come avere sulle spalle due giganti. Si va lontano”.
Poi, pero’, uno dei messaggi per il futuro: ”Noi vogliamo cambiamenti epocali, non ci accontentiamo del federalismo”. ”Siamo qui per ricordare – ha detto in un altro passaggio – che lo Stato da centralista e’ diventato federalista”, per allargare poi il discorso alle questioni salariali e ai diritti alla liberta’ del popoli padani. Perche’ il federalismo comporta anche l’affrontare il tema delle compensazioni tra salario e costo della vita: ”Federalismo e’ anche per gli operai e le loro famiglie che hanno il diritto di arrivare a fine mese”. ”La banca centrale – aggiunge – ha gia’ dichiarato che c’e’ una differenza tra Nord e Sud” e che al Nord la vita costa il 17% in piu”’. Il leader del Carroccio ricorda cosi’ che negli Stati Uniti c’e’ gia’ un rapporto tra questi due indici e ”adesso tocca a noi”.
I continui riferimenti all’unione dei popoli padani, anche attraverso il richiamo simbolico del film ”Barbarossa” di Renzo Martinelli – presente sul palco – aprono la strada a un altro leit motiv: ”Noi veniamo a Venezia perche’ sappiamo che un giorno la Padania sara’ uno Stato libero, indipendente sovrano”. Bossi ripete: non c’e nulla che ”ci spaventa, neanche il carcere”, perche’ adesso ”siamo un popolo ”che ha la piena coscienza di restare unito” e ”se qualcuno vuole sfidare la Padania sappia che e’ molti milioni di persone”.
Intanto, deve essere chiaro a tutti che ”la gente della Padania non e’ in vendita” e la Lega ”ci sara’ sempre finche’ i diritti alla liberta’ non saranno realizzati”. Se Calderoli fa un richiamo forte al ”padroni in casa nostra”, Maroni parla degli attacchi a Berlusconi, che e’ convinto abbiano in realta’ come obiettivo il Carroccio, e torna sulla questione dell’alleanza: ”Noi non molliamo e diciamo a Berlusconi di non spaventarsi, di tenere duro e tenere stretta l’alleanza con noi”.
Sul palco davanti a una platea di militanti – fonti Lega dicono pari a 80mila presenti, circa 30mila secondo la Questura – si sono alternati per alcune ore i vari rappresentanti del Carroccio fino al rito dell’acqua del Po, del Piave e dell’Olona versata in Laguna. Ma l’ultima parola e’ sempre di Bossi: ”La Padania sara’ libera con le buone o le meno buone. La liberta’ e’ un diritto ed e’ un diritto ottenerla in tutti i modi”. (fonte: Ansa)