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	<title>L&#039;altra Campana</title>
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		<title>Minorenni o madri di famiglia: le Sakineh che il mondo ignora</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 09:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica e Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Il caso di Sakineh non è isolato. Attualmente in Iran risultano pendenti, secondo un elenco pubblicato dal Comitato internazionale contro la lapidazione, ben venti sentenze di morte per lapidazione, tre delle quali riguardano uomini. Le «altre Sakineh» portano i nomi di Maryam, Zeynab, Robabe, Ferdoas, Ashraf, Hajar, Sarimeh, Khanom, Masumeh e altri ancora. Alcune sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il caso di Sakineh non è isolato. Attualmente in Iran risultano pendenti, secondo un elenco pubblicato dal Comitato internazionale contro la lapidazione, ben venti sentenze di morte per lapidazione, tre delle quali riguardano uomini. Le «altre Sakineh» portano i nomi di Maryam, Zeynab, Robabe, Ferdoas, Ashraf, Hajar, Sarimeh, Khanom, Masumeh e altri ancora.</p>
<p>Alcune sono giovanissime, come la diciannovenne Azar Bagheri, che aspetta nel braccio della morte nel carcere di Tabriz, lo stesso in cui si trova Sakineh, altre sono meno giovani, come Kheyrieh Valania, 42 anni, perseguitata dall’incubo delle pietre dal 2002, nella prigione di Ahvaz.</p>
<p>Quello di Azar è un caso emblematico. Aveva solo 15 anni quando fu costretta a sposarsi con un uomo più anziano. Oggi, dopo quattro anni in carcere, si prepara alla sua fine per un adulterio che sarebbe stato compiuto durante il matrimonio. La condanna non poteva essere eseguita fin quando non avrebbe raggiunto la maggiore età. Così per gli ultimi quattro anni Azar è stata costretta a deperire nel braccio della morte, mentre i giudici aspettavano che raggiungesse la fatidica soglia anagrafica dei 18 anni. L’attivista per i diritti umani iraniani Mina Ahadi ha detto che la ragazza è stato perfino sbeffeggiata: sottoposta a due false lapidazioni. In due occasioni sarebbe stata portata fuori dalla sua cella e sepolta fino alle spalle nel cortile del carcere di Tabriz, e preparata ad essere bersagliata a morte con le pietre.</p>
<p>Il caso più conosciuto riguarda Maryam Ghorbanzadeh, anch’essa detenuta nel carcere di Tabriz, nel nord-ovest dell’Iran. In questo caso come per altre detenute i legali si sono rivolti alla magistratura chiedendo quello che solo a denti stretti si può definire un atto di clemenza: sostituire la lapidazione con la fustigazione. Una tortura non letale al posto di una tortura che provoca morte sicura. Una possibilità non remota. Le autorità iraniane, negli ultimi anni, per 13 volte hanno rivisto sentenze di donne condannate alla lapidazione. È accaduto ad esempio per Kobra Babaei, liberata dopo avere subito cento frustate. Il Comitato internazionale contro le esecuzioni, una Ong che si batte contro la pena capitale nel mondo, ha rivelato che la spina dorsale di Kobra è stata danneggiata dai colpi e che lei ora ha difficoltà a camminare. I suoi figli dicono che il dolore straziante e gli effetti delle frustate hanno reso la vita della loro madre estremamente difficile.<br />
Poi c’è il caso di Ashraf Kalhori, madre di quattro figli, che ha oggi 40 anni.</p>
<p>Ashraf è stata riconosciuta colpevole dell’uccisione del marito e di rapporti extraconiugali, e quindi condannata a morte per lapidazione. La legale di Ashraf Kalhori, che ha presentato nel 2006 un’istanza di pentimento in nome della sua assistita, non crede più nell’efficacia delle fatwa del 2003 con cui alcuni ayatollah iraniani avevano chiesto ai giudici di non emettere sentenze di lapidazione e di sostituire quelle emesse con pene alternative. «Non bastano le fatwa per fermare questa pratica barbara e medievale», ha affermato Shadi Sadr, avvocato impegnata nella lotta per i diritti delle donne. «I singoli giudici non sono obbligati a rispettare le fatwa, per fermare le lapidazioni bisogna cambiare la legge. Le associazioni femminili e i gruppi femministi – ha aggiunto – stanno lavorando a una vasta campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica allo scopo di costringere il governo a una moratoria delle sentenze di lapidazione».</p>
<p>Camille Eid (pubblicato su Avvenire)<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2010/09/sakineh.jpg"><img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2010/09/sakineh-150x150.jpg" alt="" title="sakineh" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-4463" /></a></p>

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		<title>Cristiana pakistana, madre di due figli, rapita e costretta alla schiavitù a causa di un debito</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 08:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica e Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Il marito lavora come bracciante e aveva contratto un debito per curare il padre malato. Il padrone musulmano ha minacciato e offeso la famiglia: “La vostra vita vale poco e sarete sempre nostri schiavi. Noi musulmani siamo superiori ad ogni altra religione”. All’inizio la polizia non ha voluto accettare la denuncia del rapimento. Kasur – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il marito lavora come bracciante e aveva contratto un debito per curare il padre malato. Il padrone musulmano ha minacciato e offeso la famiglia: “La vostra vita vale poco e sarete sempre nostri schiavi. Noi musulmani siamo superiori ad ogni altra religione”. All’inizio la polizia non ha voluto accettare la denuncia del rapimento.</p>
<p>Kasur  – Una donna cristiana, madre di due figli, è stata rapita da un gruppo di musulmani perché il marito non ha pagato un debito contratto per la povertà. Il creditore musulmano aveva minacciato di prendere madre e i due figli come schiavi, fino a che il debito non fosse sanato. Due giorni fa, il marito della donna, insieme ai figli e ai parenti ha inscenato un sit-in di protesta (v. foto) per chiedere l’intervento della polizia che finora non si è mossa.</p>
<p>L’incidente è avvenuto a Fatehpur Kasur, una piccola località del distretto di Kasur, a circa 100 km da Lahore, capitale della provincia del Punjab.</p>
<p>Qui vive Ejaz Masih, padre di due figli, insieme alla moglie Sana e ai genitori di lui. Ejaz lavora a giornata nei campi e sua moglie fa la domestica, compiendo sacrifici per mandare i loro figli a scuola.</p>
<p>Lo scorso luglio, Muhammad Nawaz Randhawa ha venduto i suoi campi a Chaudhry Ilyas Tiwana, incamerando tutti i rapporti di lavoro con i braccianti.</p>
<p>Tempo prima Ejaz Masih aveva chiesto un prestito a Randhawa per il padre, che aveva bisogno di cure mediche. Randhawa ha comunicato a Tiwana del debito . Il 15 agosto scorso Tiwana ha chiamato Ejaz Masih è ha preteso il pagamento del debito entro due settimane “altrimenti – ha detto – dovrai pagare i miei campi per il resto della tua vita, insieme alla tu famiglia”. Tiwana ha anche espresso minacce: “Verremo a prendere tua moglie e i tuoi figli per farli lavorare come schiavi da noi. Non hai altra scelta [che pagare]. Non osare dire questo a qualcuno, altrimenti sarai responsabile delle conseguenze”. E ha aggiunto: “Siete una vita che vale poco e sarete sempre nostri schiavi. Noi musulmani siamo superiori ad ogni altra religione”.</p>
<p>Cacciato fuori, Ejaz ha raggiunto casa, dove ha raccontato dell’incidente a sua moglie e ai genitori.<br />
“Mia moglie – riferisce ad AsiaNews – ha detto che dovremmo contattare la polizia e le autorità, perché non possiamo lasciar prendere i nostri figli come schiavi. Io ho fatto notare che questa gente è molto influente e che ci uccideranno se contattiamo la polizia. I miei genitori ci hanno consigliato di mandare i figli a casa del loro zio, per sicurezza. E così abbiamo fatto”.</p>
<p>“Il 3 settembre scorso – continua Ejaz &#8211;  verso le 5 del mattino, 7-8 persone armate sono venuti a rapire mia moglie sotto la minaccia delle armi. Ho cercato di fermarli, ma mi hanno gettato per terra. Hanno anche picchiato mio padre”.</p>
<p>La madre di Ejaz Masih ha gridato per chiedere aiuto, i vicini di casa sono usciti fuori, ma nessuno ha tentato di fermare i rapitori. Il fratello di Ejaz, Javed, ha contattato la polizia, ma essi hanno rifiutato di ricevere la denuncia.</p>
<p>Il 6 settembre, Ejaz, insieme ai suoi genitori, ai figli e al fratello, hanno protestato davanti al Fatehpur Kasur Press Club, chiedendo la liberazione della moglie e domandando giustizia.<br />
Nonostante molti tentativi e richieste, non è stato possibile avere da Tiwana alcun commento sull’accaduto.</p>
<p>Dopo la protesta, Malik Babar, ufficiale di polizia ha dichiarato: “Siamo coscienti della questione e arresteremo i colpevoli”. L’ufficiale del distretto ha invece dichiarato di no avere informazioni in merito, ma che “istruirà la polizia per prendere le decisioni necessarie”.</p>

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		<title>Francia e Fast food musulmani: vogliamo questo?</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 07:36:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa e mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[In nome dell’islamicamente corretto una catena francese di fast food sforna hamburger rigorosamente halal, per soli clienti musulmani. Carne trattata secondo i precetti dell’Islam, tacchino affumicato al posto della pancetta e così via è il nuovo affare del menù rispettoso del Corano lanciato in grande stile da Quick, una catena d’Oltralpe con 346 fast food. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In nome dell’islamicamente corretto una catena francese di fast food sforna hamburger rigorosamente halal, per soli clienti musulmani. Carne trattata secondo i precetti dell’Islam, tacchino affumicato al posto della pancetta e così via è il nuovo affare del menù rispettoso del Corano lanciato in grande stile da Quick, una catena d’Oltralpe con 346 fast food. I vecchi e un po’ malsani hamburgher alti un palmo, delizia di grandi e piccini, di pura carne «infedele» rischiano di passare in seconda fila.</p>
<p>I rivali francesi di McDonald hanno deciso di lanciare 22 fast food esclusivamente halal non a caso durante il Ramadan, il mese di digiuno islamico dall’alba al tramonto. Le vendite stanno raddoppiando, ma la polemica impazza, sia a destra che a sinistra. In molti denunciano una «discriminazione al contrario», perché nei fast food halal il menù è solo islamico. A parte la carne di maiale, proibita dall’Islam, il sapore dell’hamburger musulmano sembra non essere granché diverso da quello cristiano. Quello che cambia è la macellazione. Il bovino deve morire dissanguato con un taglio secco della giugulare e la carne va trattata senza sostanze impure, a cominciare dall’alcol.<br />
Halal è un termine arabo che significa lecito, l’opposto di haram, che rappresenta le proibizioni dell’Islam.</p>
<p>L&#8217;idea di servire hamburger musulmani è iniziata a gennaio con un progetto pilota in solo 8 fast food francesi. A fine febbraio il sindaco di Roubaix aveva lanciato la prima pietra denunciando la catena Quick nella sua città per «discriminazione», nei confronti dei non musulmani. La società si è giustificata spiegando che per mantenere la «purezza» della carne islamica non si può mescolare con altri piatti «impuri» nello stesso locale. In realtà c’è dietro anche un discorso economico sull&#8217;organizzazione delle forniture. Sulla faccenda erano intervenuti alcuni deputati dell&#8217;Ump, il partito di governo in Francia, proponendo un boicottaggio della Quick.</p>
<p>Negli ultimi giorni, con il lancio in grande stile dei fast food halal, la polemica è esplosa. Marine Le Pen ha bollato l&#8217;operazione come «uno scandalo». La figlia del famoso leader dell&#8217;ultra destra francese sostiene «che i clienti versano una tassa alle organizzazioni islamiche di certificazione». Per esporre il marchio halal nei fast food dev&#8217;essere presente alla macellazione della carne un esperto islamico, che certifichi, a pagamento, la liceità del trattamento.</p>
<p>L’assurdo è che sheik Al Sid Sheik, assistente alla moschea di Parigi, ha già contestato la purezza halal degli hamburger francesi. Tutti gli altri ingredienti del fast food, a cominciare dalla maionese e dell&#8217;olio per friggere le patatine dovrebbero venir certificati con il timbro dell’islamicamente puro. Per non parlare del fatto che con l’hamburger halal il cliente può ordinarsi una birra, severamente proibita dal Corano.</p>
<p>Nella laica Francia, dove sono molte sentite e dibattute le battaglie pro o contro il velo, anche la sinistra storce il naso di fronte ai fast food con il menù solo musulmano. Stephane Gatignon sindaco ambientalista di Sevran, sobborgo di Parigi, dove non vivono solo musulmani, sostiene «che tutti devono trovare i loro piatti preferiti». I francesi doc, soprattutto più anziani, che vivono in aree ad alta densità islamica, si lamentano di non trovare più la carne di maiale o i giornali nella loro lingua, che vanno cercati con la lente fra quelli scritti in arabo. Anche i musulmani più attenti temono una specie di effetto boomerang. La polemica sul fast food halal rischia di aggiungersi alle proteste per le moschee e al pericolo dell&#8217;espansione dell&#8217;Islam in Europa. Un altro nodo del contendere è che la Quick, seconda catena di fast food in Francia, è controllata al 94% da una banca di stato.</p>
<p>A molti sembra una contraddizione proibire il velo a scuola ed allo stesso tempo investire in ristoranti popolari con menù esclusivamente islamico. La catena Quick probabilmente farà spallucce alle polemiche e guarderà solo ai conti di un attraente mercato. In Francia vivono circa 5 milioni di musulmani. Il business dell’halal nel 2010 si aggirerà attorno ai 5,5 miliardi di euro, il 22% in più rispetto all’anno scorso.<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2010/09/Quick.jpg"><img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2010/09/Quick-150x150.jpg" alt="" title="Quick" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-4459" /></a></p>

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		<title>Bossi: &#8220;Da Fini niente di nuovo, situazione difficile&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 08:02:49 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;In verità, doveva essere una giornata importante perché parlava Fini, ma potevamo anche far finta di niente perché non ha detto niente di importante né di nuovo: ha detto, peggio, che la sinistra ha ragione e che bisogna rifare la legge elettorale&#8221;. Umberto Bossi ha fatto un&#8217;analisi severa dell&#8217;intervento di Fini, parlando a una festa del Carroccio in Valcuvia, dove si è presentato a sorpresa.</p>
<p>&#8220;La situazione è difficile, perché è come se Fini avesse detto &#8216;non voglio accordi con la Lega&#8217;. Anzi, peggio: &#8216;io ce l&#8217;ho con il Nord&#8217;. Se Berlusconi dava retta a me si andava a elezioni e non c&#8217;erano Fini ne Casini né la sinistra che scompariva&#8221;. Dal palco Bossi ha ribadito che ora &#8220;per Berlusconi la strada è molto stretta: se tutti i giorni deve andare a chiedere i voti a Fini e a Casini per far passare una legge non dura molto&#8221;. </p>
<p>Gianfranco Fini ha chiesto di distinguere tra leadership e proprietà, ma &#8220;proprio lui parla che si è venduto il partito?&#8221;. Si è chiesto Bossi, dando sul punto una riposta molto dura: &#8220;Il segretario di un partito è &#8211; ha scandito &#8211; il gestore del partito, è la base che ne è il proprietario. Fini si è preso addirittura un appartamento del suo partito e se lo è incamerato. Dunque non mi pare possa dare lezioni di bon ton&#8221;. Il leader del Carroccio ha quindi ribadito quanto aveva detto nei giorni scorsi in Liguria e che cioé &#8220;Berlusconi è stato troppo buono con Fini, io l&#8217;avrei messo fuori istantaneamente&#8221;, dopo il plateale scontro alla direzione nazionale del Pdl.</p>
<p>Poi ai cronisti che gli chiedevano che cosa succederà ora all&#8217;interno della maggioranza e se ci sia già un nome per il ministero dello Sviluppo Economico, il segretario della Lega Nord ha risposto secco: &#8220;Non lo so, mi vedo lunedì con Berlusconi&#8221;.</p>
<p>&#8220;La cosa gravissima è che si vuole riportare indietro, quando il programma elettorale lo si faceva dopo le elezioni e la gente votava al buio, senza sapere nemmeno le alleanze&#8221;. E&#8217; questo, per Bossi, l&#8217;obiettivo di Gianfranco Fini in merito a una riforma della legge elettorale. &#8220;Nella prima Repubblica le alleanze si facevano dopo le elezioni. Ecco perché &#8211; ha concluso &#8211; democristiani e comunisti si mettevano insieme per grattare e allora c&#8217;erano anche i fascisti, i missini: la banda sembra essersi ritrovata ai danni di Berlusconi e della Lega, ma non sarà così facile perché Berlusconi e la Lega sono quelli che hanno i voti&#8221;. Il ministro delle Riforme ha poi definito una &#8220;sarabanda&#8221; un&#8217;eventuale alleanza tra Fini e i centristi dell&#8217;opposizione.</p>
<p>E ancora, sulle riforme, il presidente della Camera &#8220;non vuole far passare il federalismo, ma deve convincere Berlusconi e Tremonti e non penso ci riuscirà&#8221;. Le tappe della riforma voluta dalla Lega sono confermate. Dopo quello demaniale, ha infatti spiegato, &#8220;il federalismo fiscale passerà di sicuro in Consiglio dei Ministri dove la Lega conta molto. Poi ci sarà il terzo passo che sono le tasse, una miscela di Irpef e Irap da passare alle Regioni&#8221;. </p>
<p>Maroni: se si va al voto, pronti in pochi giorni &#8220;Se cade la maggioranza si va al voto e il Ministero dell&#8217;Interno è pronto a organizzare le elezioni in pochi giorni&#8221;, ha detto il ministro dell&#8217;Interno, Roberto Maroni, dal palco della feste della Lega Nord a Torino. &#8220;Non voglio esprimere giudizi affrettati &#8211; ha aggiunto &#8211; saranno Berlusconi e Bossi a valutare nei prossimi giorni. Ma la questione è semplice: chi vince governa, chi perde sta all&#8217;opposizione e se cade il Governo bisogna andare a votare il più presto possibile&#8221;. Maroni, proprio per questo motivo ha ricordato che quello dell&#8217;Interno è &#8220;un Ministero H24: se si dovesse andare a votare siamo pronti ad organizzare le elezioni in pochi giorni &#8211; ha ribadito -. Temo che le parole di Fini comporteranno maggiori problemi, per questo saremo pronti in pochissime settimane&#8221;.  <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2010/09/Bossi.jpg"><img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2010/09/Bossi-150x150.jpg" alt="" title="Bossi" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-4455" /></a></p>

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		<title>Tremonti: «L&#8217;Italia non è in emergenza e non ha bisogno di guardare la Germania»</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 07:59:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia non è in emergenza e non ha bisogno di guardare all&#8217;esempio tedesco per rinnovarsi e sciogliere i nodi che ne frenano lo sviluppo. Lo ha sostenuto il ministro dell&#8217;Economia e delle Finanze Giulio Tremonti chiudendo ieri nel suo intervento a una platea di imprenditori, economisti e politici riuniti a Cernobbio per il workshop Ambrosetti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
L&#8217;Italia non è in emergenza e non ha bisogno di guardare all&#8217;esempio tedesco per rinnovarsi e sciogliere i nodi che ne frenano lo sviluppo. Lo ha sostenuto il ministro dell&#8217;Economia e delle Finanze Giulio Tremonti chiudendo ieri nel suo intervento a una platea di imprenditori, economisti e politici riuniti a Cernobbio per il workshop Ambrosetti.</p>
<p>Separatamente, in una video-intervista con il Financial Times registrata sabato, prima del discorso del presidente della Camera Gianfranco Fini sulle sorti della coalizione di governo, e resa disponibile sul sito del quotidiano ieri pomeriggio, il ministro dell&#8217;Economia ha detto che &#8220;anche se ci fossero elezioni, questa maggioranza vincerebbe la politica economica di questo governo&#8221;.</p>
<p>Parlando alla platea di Cernobbio ieri, Tremonti ha difeso l&#8217;operato del governo guidato da Silvio Berlusconi dalle sollecitazioni giunte negli ultimi giorni da Confindustria, dal presidente della Repubblica, come da diversi economisti.</p>
<p>Il ministro ha sottolineato che la nomina o meno di un responsabile del dicastero dello Sviluppo economico è solo uno dei tasselli della politica di sviluppo di un paese, che va elaborata e discussa con la più ampia base possibile di protagonisti della società. Tremonti ha, poi, rimancato l&#8217;importanza della riforma del Patto di stabilità, che introdurrà una sessione di bilancio europea, e ha affermato che, nonostante i diversi accenti, tutti i paesi della zona euro sono diventati consapevoli, dopo la crisi, della necessità di una politica di bilancio più responsabile.</p>
<p>&#8220;Per Italia non c&#8217;è un&#8217;emergenza, ma l&#8217;esigenza di cambiare, e di redigere un programma di riforma&#8221;, ha detto ieri il ministro dopo aver escluso, sabato, la necessità di varare misure di bilancio aggiuntive in autunno. &#8220;C&#8217;è la necessità di definire quale sia il bene comune per questo paese nei prossimi dieci anni&#8230; e io assumo che il governo duri dieci anni&#8221;.</p>
<p>Con tono deciso il responsabile dell&#8217;Economia ha rispedito al mittente molti dei suggerimenti giunti da autorità ed economisti in questi giorni per rinvigorire la crescita del paese, dopo aver sottolineato sabato le peculiarità del tessuto economico dell&#8217;Italia fatto in maggioranza da imprese di piccole dimensioni.</p>
<p>&#8220;Dire che bisogna fare come la Germania mi sembra roba da bambini&#8221;, ha detto Tremonti dopo che, nei giorni scorsi l&#8217;esempio tedesco su sviluppo, politica di bilancio e relazioni tra capitale e lavoro era stato suggerito dal suo predecessore all&#8217;Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, dal governatore della Banca d&#8217;Italia, Mario Draghi, e oggi anche dal presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia.<br />
&#8220;Questo è un paese curioso: ad agosto i politici vanno in vacanza in agosto e gli altri si mettono a fare politica&#8221;, ha detto ironico il ministro. &#8220;Conosciamo tutti i problemi di competitivi del paese, abbiamo ben chiaro quello che si deve fare&#8221;, ha rintuzzato.</p>
<p>A questo proposito il ministro ha elencato, tra i nodi da sciogliere, le piccole dimensioni delle imprese italiane &#8211; nani che faticano a dialogare con i giganti &#8211; l&#8217;eccessiva burocrazia, la scarsa crescita &#8211; &#8220;dobbiamo avere anche noi il nucleare&#8221; &#8211; i rapporti tra capitale e lavoro da rinnovare.</p>
<p>&#8220;Il ministro dello Sviluppo economico? Certo che è necessario, ma anche se c&#8217;è un ministro&#8230; il documento di programmazione lo deve discutere tutto il parlamento, il governo&#8221;, e tutti i protagonisti della vita del paese, ha detto Tremonti.</p>
<p>Nella video-intervista al Financial Times registrata sabato il ministro, parlando delle sorti del governo Berlusconi, ha detto: &#8220;Noi abbiamo un enorme sostegno popolare nel Paese e quindi la politica di consolidamento fiscale proseguirà perchè lo vogliono i cittadini e noi rappresentiamo la maggioranza&#8221;. </p>

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		<title>Fini sfida Berlusconi</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 17:18:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica e Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Fini sfida Berlusconi per rappresentare l&#8217;elettorato di centrodestra. In un ambiente caldo tra i suoi fedelissimi, il Presidente della Camera ha criticato aspramente Berlusconi dichiarando morto il PdL, denunciando la logica aziendalista e illiberale che spira il Premier, delineando la linea politica che connoterà il movimento neonato Futuro e Libertà. A parte la pesante raffica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fini sfida Berlusconi per rappresentare l&#8217;elettorato di centrodestra. In un ambiente caldo tra i suoi fedelissimi, il Presidente della Camera ha criticato aspramente Berlusconi dichiarando morto il PdL, denunciando la logica aziendalista e illiberale che spira il Premier, delineando la linea politica che connoterà il movimento neonato Futuro e Libertà.</p>
<p>A parte la pesante raffica di insulti, detti in bello stile ma pur sempre insulti, che hanno denunciato la frustrazione e il fastidio che Fini prova per la situazione che si è creata e per gli attacchi a cui è sottoposto, il discorso programmatico è stato chiaro seppure un po&#8217; fumoso, retorico e sostanzialmente scarno di contenuti. Naturalmente non sono mancati alcuni attacchi alla Lega Nord, ma tutto sommato Fini ha affermato (sinceramente?) di non voler affossare la legislatura in corso e di voler svolgere la funzione di garante del vero spirito del PdL.</p>
<p>In realtà, non ci possiamo fidare di Fini. In seguito a quanto fatto in passato, anche i discorsi sull&#8217;opportunità della riforma federalista sembrano un modo per tirare a campare e logorare il Parlamento. Lo vedremo al momento dell&#8217;approvazione dei decreti attuativi della riforma come si comporteranno, quelli di Futuro e Libertà.</p>
<p>Alla fine di ogni considerazione emerge con sempre maggiore chiarezza la necessità di votare per la Lega Nord da parte di ogni settentrionale che non sia di Sinistra. Votare Berlusconi o Fini non ha più senso alcuno per chi vuole vivere in un posto evoluto, moderno, libero, in crescita, come sarebbe la terra a Nord dell&#8217;Italia e a Sud delle Alpi se non fosse sottoposta al giogo dell&#8217;Italia.<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2010/09/Fini.jpg"><img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2010/09/Fini-150x150.jpg" alt="" title="Fini" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-4448" /></a></p>

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		<title>L&#8217;Europa senza identità sarà islamizzata</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 08:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vittorio Messori, nel Suo molto interessante articolo del 30 agosto ci invita a non preoccuparci delle dichiarazioni proselite di Gheddafi. Alla vista della grottesca parata del rais e delle 500 oche italiane potrei anche concordare con Lui&#8230; Questo se non avessi davanti agli occhi un altro spettacolo: quello di interi territori europei già sottomessi alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vittorio Messori, nel Suo molto interessante articolo del 30 agosto ci invita a non preoccuparci delle dichiarazioni proselite di Gheddafi. Alla vista della grottesca parata del rais e delle 500 oche italiane potrei anche concordare con Lui&#8230; Questo se non avessi davanti agli occhi un altro spettacolo: quello di interi territori europei già sottomessi alla sharia, o che si coprono di moschee che crescono alla maniera dei funghi.</p>
<p>Lo storico professa che la Storia è imprevedibile e carica di improvvise sorprese, ma aggiunge anche che essa ci insegna a non addormentarci sugli allori, sminuendo un pericolo sottovalutandone la forza&#8230; e in questo caso, anche il numero. </p>
<p>E&#8217; proprio perché l&#8217;islam è un&#8217;ortoprassi, una serie di rigorose leggi che regolano la vita quotidiana del credente punto per punto, che esclude la nostra idea occidentale di libertà &#8211; concetto sviato in “libertinaggio” –, ma anche perché è intransigente e autoritario, che seduce: perché non tutti noi ci compiacciamo in questa Europa malata di nichilismo. </p>
<p>E&#8217; proprio perché questa Europa malata ha deciso (o gli è stato imposto a forza di decostruttivismo) di cancellare le proprie radici &#8211; e non soltanto quelle cristiane &#8211; che nuove generazioni ignoranti della propria identità, o altre più sapienti che hanno smarrito la propria cultura, intravvedono nella cultura dell&#8217;Altro una cosa affascinante e ricca di valori, purtroppo, dimenticati dalla nostra Europa marcia di materialismo. L&#8217;islam è pieno di queste qualità guerriere di lotta e di vita, e il suo potere si basa sulla Umma, la comunità musulmana, mentre, poco a poco, noi distruggiamo ogni forma di comunità (famiglia, comunità locale, nazionale ecc..) con il nostro individualismo eccessivo. </p>
<p>La religione musulmana &#8220;non teme le nostre virtù, teme i nostri vizi&#8221;. Ma non è giustamente nei periodi di crisi spirituale, in questi momenti di decadenza dei valori, che sette e religioni estranee riescono ad imporsi? L&#8217;islam, non dimentichiamolo, è la religione a crescita più veloce oggi in Europa, e anche se “diviso e poco stabile”, non dobbiamo minimizzare la sua forza di attrazione attraverso quello che è diverso dalla nostra Tradizione. L’europeo ha sempre amato l’esotico. </p>
<p>I cavalieri di Allah hanno perennemente provato a conquistare l&#8217;Europa; è la logica del proselitismo, niente di strano. Ma lo storico dovrebbe ribadire che la pace tra i nostri due mondi è potuta esistere soltanto ed esclusivamente nei momenti in cui questi due mondi erano ben separati. Di certo un’Europa senza volontà di sopravvivere, un continente aperto a tutti, incentiva la jihad, che sia quella con le armi o quella con le pance delle donne.</p>
<p>Anche se è vero che la radicalizzazione attuale dell&#8217;islam trae origine dal timore dell&#8217;assimilazione, che cosa importa? Cosa importano le cause, quando esse non vengono combattute? Se l&#8217;assimilazione genera radicalismo l&#8217;unico rimedio è l’arresto netto dell&#8217;immigrazione-invasione. </p>
<p>Infine, Messori afferma con ragione che &#8220;l&#8217;islam non riuscì mai a stabilizzarsi in Europa&#8221;. Ma questo perché c&#8217;era a quei tempi una volontà forte e decisa di sbarrargli la strada. Oggi, nonostante il loro statuto laico, sono i nostri Stati per mezzo dei fondi pubblici a favorire la costruzione di luoghi di preghiera e di aggregazione. E il buon cristiano, nella sua misconoscenza della religione di Maometto e infetto dalle idee egalitarie che tutte le religioni porterebbero agli stessi risultati, pensa che l&#8217;islam rimarrà una culto praticato nella sfera privata, una questione di fede personale. Purtroppo non è così. E’ una legge civile e ha scopo del dominio mondiale. Dar al Islam, cioè il mondo come &#8220;casa dell&#8217;Islam&#8221;. </p>
<p>Certamente la conversione degli europei non avverrà domani, e forse mai, ma quando saremo piegati dal numero non avremo altra scelta che sottometterci alla nostra condizione di &#8220;dhimmi&#8221;.  </p>
<p>Audrey D’Aguanno<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2010/09/Musulmani.jpg"><img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2010/09/Musulmani-150x150.jpg" alt="" title="Musulmani" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-4443" /></a></p>

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		<title>L&#8217;ulivismo è la causa (non il rimedio) dei mali della sinistra</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 12:36:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando manca la «cosa», cioè la sostanza, rimangono i nudi nomi. Ed ecco allora che il segretario del Pd, un partito che già da lunga pezza ha divorziato dalla politica e si presenta oggi come un puro aggregato della nomenklatura di Ds e Margherita, tira fuori dal cassetto impolverato della memoria del centrosinistra la parola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando manca la «cosa», cioè la sostanza, rimangono i nudi nomi. Ed ecco allora che il segretario del Pd, un partito che già da lunga pezza ha divorziato dalla politica e si presenta oggi come un puro aggregato della nomenklatura di Ds e Margherita, tira fuori dal cassetto impolverato della memoria del centrosinistra la parola magica. Quella che dovrebbe, per il fatto stesso di essere pronunciata, risolvere di colpo i giganteschi problemi della gauche nostrana: Ulivo. Cinque lettere che nell&#8217;immaginario collettivo del popolo di sinistra vogliono dire la vittoria del &#8217;96, l&#8217;aprile rosso raccontato da Nanni Moretti, le piazze stracolme di bandiere e di gente festante, i post-comunisti che conquistano il potere, il sogno di una lunga e indisturbata stagione di governo. E soprattutto vogliono dire Romano Prodi, il padre di quell&#8217;esperienza politico-botanica che tanta nostalgia suscita ancora nell&#8217;ormai disilluso elettorato di sinistra.</p>
<p>Già, Prodi. Come poteva il discepolo di Dossetti, cioè di colui che fece dell&#8217;Ulivo una cultura e una coltura politica piantandone uno beneaugurante nelle terre del suo ritiro di Montesole, rimanere silente di fronte alla missiva del segretario del Pd? Non poteva. E infatti il Professore ha preso carta e penna e ha scritto al Messaggero per rallegrarsi del fatto che finalmente, dopo 12 anni, l&#8217;ulivismo venga nuovamente proposto come stella polare per tracciare la rotta del centrosinistra che verrà. Scrive Prodi: «Dal 1998 la coltura dell&#8217;Ulivo è stata ritenuta non più remunerativa per il riformismo italiano ed è progressivamente scomparsa dai registri della nostra politica. Mi ha destato quindi una piacevole sorpresa leggere che Bersani ha deciso di riprenderne la coltivazione, facendone un punto di riferimento per rimettere in ordine i registri dell&#8217;azienda italiana, messi in grave difficoltà dalle male organizzate tecniche agrarie succedutesi nel frattempo».</p>
<p>Punto e fine. Proposte concrete? Zero. Idee programmatiche? Nessuna. Una visione dell&#8217;Italia? Idem con patate. Tanto per Bersani quanto per Prodi basta dire la taumaturgica parolina e tutto viene da sé. Che cosa sia poi precisamente questo nuovo Ulivo non è dato saperlo, e forse nessuno lo saprà mai, visto che qui ci muoviamo nel campo del più radicale nominalismo, l&#8217;unico appiglio a cui oggi la sinistra si può aggrappare per evitare di fare i conti col suo vuoto identitario, con il suo non-essere politico, con la crisi nella quale è sprofondata in questi ultimi anni. Dire «Ulivo» è l&#8217;estremo tentativo di scacciare l&#8217;horror vacui che alberga nella mente di tanti esponenti del Pd e degli altri partiti della gauche italiana.</p>
<p>Ma la soluzione, in questo come in tanti altri casi, è peggiore del male. Anzi, potremmo dire che, a ben vedere, Bersani pensa di curare il male con il male stesso. Come non riconoscere, infatti, che proprio l&#8217;ulivismo è stato, con i suoi presupposti di fondo, all&#8217;origine della consunzione politica della sinistra e della sua riduzione a mero aggregato di forze tenute insieme soltanto dall&#8217;antiberlusconismo? Ha scritto don Gianni Baget Bozzo nel suo saggio su Giuseppe Dossetti: «Che cosa rappresentava nel &#8217;96 Romano Prodi, se non l&#8217;uomo indicato da Dossetti, cioè da colui che aveva, con la sua autorità spirituale, delegittimato la nuova maggioranza berlusconiana del &#8217;94 e indicato nella lotta contro di essa il fondamento del paese? Era stato il dossettismo a creare le basi di una nuova guerra civile italiana: quella tra una maggioranza democratica, votata dal popolo, e la Costituzione repubblicana&#8230; Dossetti riuscì a dare vita ad una maggioranza politica fondata sul principio che forze anticostituzionali erano in parlamento e che la Costituzione doveva difendere la democrazia dando vita ad un partito fondato su di essa. L&#8217;Ulivo fu appunto questo». E concludeva: «L&#8217;Ulivo voleva dire che dalla terra nasceva ora un nuovo germe, che era la medesima cosa dell&#8217;unità popolare originaria contro il fascismo».</p>
<p>L&#8217;eco di questa prospettiva si sente chiaramente in molti passaggi della lettera di Bersani, soprattutto quando egli parla della necessità di dare vita ad una «alleanza democratica capace di riaffermare i principi costituzionali» per fermare la deriva «populista» del presidente del Consiglio. Ma se almeno Prodi aveva dalla sua, nel &#8217;96, la carta della novità, non si capisce perché oggi Bersani, dopo che la formula delle macchine da guerra in mera funzione antiberlusconiana si è rivelata fallimentare e ha mostrato tutte le sue esiziali conseguenze per la sinistra stessa, la riproponga come se essa fosse foriera di magnifiche sorti e progressive per il Pd &#038; CO. L&#8217;unica spiegazione possibile è che questa del segretario sia veramente la mossa della disperazione tipica di chi ha perduto la rotta e non sa più da che parte andare. </p>
<p>(di G. Bordero &#8211; Ragionpolitica)</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2010/09/Prodi-con-piuma.jpg"><img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2010/09/Prodi-con-piuma-150x150.jpg" alt="" title="Prodi con piuma" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-4437" /></a></p>

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		<title>Obama: non ho la bacchetta magica, però&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 16:34:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica e Società]]></category>

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		<description><![CDATA[WASHINGTON &#8211; B.Hussein Obama ha affermato di non avere la «bacchetta magica» per risolvere i problemi dell&#8217;economia americana, per la quale si sono riaffacciati di recente segnali negativi. Non avrà la bacchetta magica in economia, però da quando è diventato Presidente abbiamo annotato: una persecuzione violenta contro la Chiesa Cattolica in USA, e solo contro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>WASHINGTON &#8211; B.Hussein Obama ha affermato di non avere la «bacchetta magica» per risolvere i problemi dell&#8217;economia americana, per la quale si sono riaffacciati di recente segnali negativi. Non avrà la bacchetta magica in economia, però da quando è diventato Presidente abbiamo annotato: una persecuzione violenta contro la Chiesa Cattolica in USA, e solo contro la Chiesa Cattolica, per fatti accaduti oltre 30 anni fa; la decisione di ritirare le truppe dall&#8217;Iraq, anche a costo di destabilizzare la zona e lasciare quel Paese in balia dei famelici vicini; la contemporanea pressione per porre fine all&#8217;intervento in Afghanistan, quasi a voler liberare la &#8220;Casa dell&#8217;Islam&#8221; dalle truppe &#8220;dei crociati&#8221;; il congelamento del processo di pace tra Palestinesi e Israeliani, in un momento in cui Israele è in posizione di vantaggio politico per concludere una trattativa; l&#8217;appoggio alla costruzione di una moschea a Ground Zero; la cena di inizio Ramadam tenuta alla casa Bianca, con i rappresentanti americani più in vista dell&#8217;Islam; infine ha mandato in ferie la moglie in Spagna (cosa mai accaduta in USA che la first lady facesse da sola le ferie in Europa, ndr), nelle terre che gli islamici pretenderebbero di reclamare ancora, e a visitare proprio quelle città come Cordoba e Granada che sono il simbolo degli antichi avamposti musulmani in Europa.</p>
<p>Non avrà la bacchetta magica, &#8216;sto Obama Hussein. Ma a noi sembra un mago nel dissimulare all&#8217;opinione pubblica cosa sta realmente perseguendo. Per fortuna noi teniamo gli occhi aperti e, dopo avergli dato il doveroso credito, adesso abbiamo capito chi è, a chi è sottomesso e verso dove probabilmente si rivolge 5 volte al giorno quando prega&#8230;.<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2010/08/Obama1.jpg"><img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2010/08/Obama1-150x150.jpg" alt="" title="Obama" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-4431" /></a></p>

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		<title>La visita di Gheddafi a Roma</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 10:38:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica e Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Ospitiamo l&#8217;articolo di Vittorio Messori, apparso sul Corriere della Sera, riservandoci di intervenire successivamente a commento dello stesso e di quanto accaduto nuovamente a Roma, con la nuova visita di Gheddafi. L&#8217;intento è quello di aiutare a pensare con la propria testa&#8230;. Articolo: &#8220;Gheddafi vuole l’Europa islamica? Proviamo a non stracciarci le vesti&#8221; Niente vesti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ospitiamo l&#8217;articolo di Vittorio Messori, apparso sul Corriere della Sera, riservandoci di intervenire successivamente a commento dello stesso e di quanto accaduto nuovamente a Roma, con la nuova visita di Gheddafi. L&#8217;intento è quello di aiutare a pensare con la propria testa&#8230;.</p>
<p>Articolo:<br />
&#8220;Gheddafi vuole l’Europa islamica? Proviamo a non stracciarci le vesti&#8221;</p>
<p>Niente vesti stracciate, né invettive scandalizzate, né appelli a crociate per profezie alla Gheddafi. Nessuno come il cristiano deve rispettare l’imprevedibilità della storia. E, questo, sin dall’inizio: chi, all’apogeo dell’Impero romano, avrebbe preso sul serio l’annuncio che i fasti pagani avrebbero fatto posto all’adorazione di un oscuro predicatore ebraico, giustiziato con la pena infamante dei criminali senza cittadinanza? Trionfato, poi, il Cristianesimo, come credere a chi avesse annunciato che i luoghi stessi di Gesù, che le città convertite da Paolo, che le terre dei grandi Padri della Chiesa sarebbero stati sommersi da orde sbucate all’improvviso dalle profondità del deserto arabico e che avrebbero declassato il Cristo a semplice annunciatore di Muhammad, l’ultimo profeta? La Provvidenza, nella prospettiva cristiana, ha percorsi spesso incomprensibili, le vie di Dio non sono le nostre. Dunque, non contrasta con la fede nel Vangelo nessuna possibilità storica: neppure quella annunciata da Gheddafi che ciò che resta di cristianità nell’Europa secolarizzata debba cedere alla fede che conquistò Gerusalemme, Costantinopoli, Alessandria, Toledo. Nessuno scandalo davanti alle esternazioni del raìs tripolino, almeno per chi crede in quel Nazareno che rifiutò di essere re, che impedì l’uso delle armi a sua difesa, che annunciò ai discepoli che sarebbero stati «piccolo gregge» e che avrebbero avuto la funzione di «sale» e di «lievito». Materie indispensabili, certo, ma solo in quantità ridotta. A ben pensarci, l’habitat naturale dei credenti in Colui che finì sulla croce non è la cristianità di massa, bensì la diaspora. Lo stesso Benedetto XVI sembra ipotizzare un futuro di comunità cristiane piccole e al contempo ferventi e creative: venga pure un destino minoritario, purché non marginale. Sale e lievito, ricordavamo. Dunque non fuori dalla storia, bensì nell’intimo stesso della pasta degli eventi umani per dare loro sapore e significato. Senza pretendere di imporsi, se non con la «debolezza» dell’annuncio pacifico e della persuasione fraterna. Ma, per scendere dai cieli della teologia alla concretezza del presente: per quanto è dato scorgere, ci sono davvero le condizioni che potrebbero portare alla sostituzione dei campanili con i minareti? Lo storico sa bene che le conquiste islamiche dei primi secoli non possono aiutarci a ipotizzare un futuro: in Africa e in Medio Oriente, tra settimo e ottavo secolo, l’arrivo dei musulmani (scambiati spesso, tra l’altro, per cristiani eretici) fu facilitato dalle sette cristiane in lotta tra di loro e unite dall’odio contro Bisanzio e dalle comunità ebraiche perseguitate. Sempre la storia, poi, ci dice che l’Islam non riuscì mai a stabilizzarsi in Europa: ci vollero secoli, ma alla fine fu respinto dalla Spagna, dai Balcani, dalla Sicilia, da Malta. E nel cuore dell’Africa già cristiana, l’Egitto, secoli di lusinghe e di angherie non sono bastati a estirpare la fede nel Vangelo. Si dimentica inoltre troppo spesso che l’ostilità islamica per il cristianesimo è blanda rispetto all’autentico odio che contrappone le due tradizioni principali: il sunnita Gheddafi può predicare liberamente a Roma ma nessuno garantirebbe della sua vita se tentasse di pontificare nella Teheran sciita. Per quanto conta, noi siamo tra coloro che pensano che la radicalizzazione attuale dell’Islam sia determinata non dalla sicurezza del trionfo ma dal timore &#8211; inconfessato, magari inconscio &#8211; dell’inquinamento, dell’assimilazione. Come dimostra in modo esemplare la parabola dell’Iran &#8211; spinto a stanare dal suo esilio un vecchio ayatollah che sembrava dimenticato e a cacciare lo scià perché «occidentale» &#8211; il mondo musulmano, in questo unito, è percorso dall’inquietudine che spinge al fanatismo. Non teme le nostre virtù, teme i nostri vizi. Non è preoccupato dalla nostra religione, ma dal nostro secolarismo. Se qualche discepolo del Corano immigrato tra noi giunge a uccidere la figlia perché veste, mangia, beve, amoreggia come le compagne di scuola, non c’è famiglia islamica in Occidente che non constati ansiosa quanto sia devastante per i figli la nostra way of life. L’Islam si regge sul legalismo, non può vivere senza il rispetto &#8211; da parte di tutti, ma proprio tutti &#8211; di una serie di norme: proprio ciò che è impossibile pretendere in una Europa, e in un’America, non solo libere ma sempre più «libertine». La nostra «società liquida» non sopporta ormai i precetti cristiani. Potrebbe accettare quelli coranici, ancor più rigorosi e imposti come legge garantita da lapidazioni, decapitazioni, impiccagioni? </p>
<p>VITTORIO MESSORI<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2010/08/Gheddafi.jpg"><img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2010/08/Gheddafi-150x150.jpg" alt="" title="Gheddafi" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-4427" /></a></p>

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