Ospitiamo l’intervento del Dott. Sottoriva, intellettuale leghista, che analizza il particolare momento del movimento di cui fa parte nell’ottica delle prospettive immediate e future, in relazione alle prossime elezioni regionali e al ruolo politico che la Lega Nord potrà avere nel tempo a venire.
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di Samuel Sottoriva
La candidatura a governatore del Veneto di un leghista non è un fulmine a ciel sereno, nè una rondine che – si sa – da sola non fa primavera. E’, al contrario, frutto di un sapiente e capillare lavoro sul territorio, fatto di umiltà e di capacità, di ideali per cui combattere e di pragmatismo utilizzato per perseguire e conseguire la loro realizzazione. E la rete di sindaci e presidenti di provincia leghisti qui in Veneto è pianamente la conseguenza – derivante da una investitura popolare tramite elezioni – sul piano istituzionale del lavoro suddetto. Nè si possono dimenticare tutti gli altri amministratori locali appannaggio del carroccio veneto, che costituiscono una salda ossatura che permette di introdurre nelle stanze dei bottoni quelle istanze che, provenienti dal basso, sono da anni intercettate e codificate dalla Lega Nord, abituata a vivere nel territorio, vicina al Popolo veneto. E’ il potere conquistato per spirito di servizio. Non occupato per bramosia e cupidigia. Il tutto coniugato con quella capacità di tessere proficui e costruttivi rapporti con le classi sociali la cui attività innerva la vita della nostra Regione, caratterizzandola in quel modo che, eretto a sistema, ha dato prova di straordinaria vitalità, pur rapacemente defraudato dalla voracità del fisco dell’occupante ‘talian. Mentre i “benpensanti” si intrattengono nei salotti buoni in vacue discussioni sul diritto degli omosessuali ad avere o no (o in che misura) diritto a determinati diritti (o, forse, non si tratta – sia detto en passant – di capricci?) riconosciuti a coloro che non lo sono, o sull’opportunità di estendere in maniera sfrenata e irresponsabile la cittadinanza a persone che risiedono nel territorio della Repubblica ‘taliana da così poco tempo che a malapena hanno compreso (e giammai interiorizzato) gli usi e i costumi dei popoli che in quel territorio vivono da secoli, la Lega raccoglie i gridi di allarme e il malcontento provenienti sia dal tessuto medio-piccolo produttivo, protagonista della crescita economica delle nostre terre, che dai dipendenti: il tutto senza lanciarsi in allarmismi di maniera, ma con la consapevolezza della necessità di individuare antidoti adeguati a una crisi economica e sociale mondiale (e resa più perniciosa dal suo innesco deciso a tavolino da chi manovra dietro le quinte). E questo modo di agire è figlio di una visione del mondo non avvelenata dalle deleterie ideologie materialistiche e gnostico-massoniche che nel XX secolo hanno insanguinato il mondo, macellando milioni di persone (quella social-comunista, quella fascio-nazista, quella liberal-liberista-libertaria); scaturisce, invece, da un sistema di idee che, pur ribadendo la centralità della persona, non la considera sradicata e avulsa dal suo territorio e priva dell’identità che da esso sgorga, ma ne coglie la straordinaria vivacità legata alle tradizioni che l’hanno plasmata e ne valorizza la dignità. E da una coraggiosa volontà di ribadire quelle radici cristiane (senza l’incoerente aggiunta di altri aggettivi) che, pur indebolite dagli elementi ipermaterialistici, anticlericali e acattolici delle ideologie summenzionate, ancora reggono l’albero della nostra società mantenendolo vitale.
Si potrebbe condensare il DNA della Lega Nord nella parola identità. E sarebbe descritta convenientemente la sua battaglia se se ne sottolineasse l’intento di difendere tale identità come strettamente ancorata al territorio che continuamente la esprime. In un’epoca in cui si registra l’indebolimento delle diaboliche ideologie sopra elencate, si verifica tuttavia camaleonticamente una sorta di loro sublimazione nella superideologia della mondializzazione, venduta con frode ai popoli come panacea di tutti i mali, laddove invece andrebbe letta come la chiave di apertura del vaso di Pandora. E i fattori che ancora frenano il pieno dispiegarsi degli effetti di tale apertura vanno individuati nell’identità dei popoli e in quella religiosa (una sorta di kathekon dell’ora presente): non a caso – si osservi – vengono corrosi nel tentativo di renderli corrivi dalla superideologia sopra indicata, sotto minaccia di venire attaccati ed annientati se non inclini ad essere addomesticati. Ed è in questo scenario che la Lega Nord, più o meno coscientemente, recita il suo ruolo, compie la sua missione. E il metodo con cui agisce, se resterà saldo, garantirà una forte opposizione alla omogeneizzazione mondialistica propedeutica a un governo mondiale antipopolare ed elitario, violentatore dei popoli. E in questo suo agire il movimento di Bossi può svolgere in Veneto quel ruolo che permetterebbe al Popolo Veneto di identificarvisi in larga misura. E’ l’anelito di chi scrive, ribadito da anni in ogni sede. E’ quanto temono coloro che ancora svolgono politica abbagliati da quelle ideologie che, se opposte in superficie, in realtà si abbeverano dalle stesse fonti gnostico-mondialistiche, atteggiandosi dietro le quinte come facce di una stessa medaglia. E non è un caso che il pidiellino Fabio Gava si sia espresso, nel Corriere del Veneto di qualche giorno fa, nei seguenti termini: «qui c’è il rischio che nasca una Svp veneta», una südtiroler volkspartei veneta; detto altrimenti: una Łiga Veneta-Lega Nord quale partito del popolo Veneto. Il motto potrebbe essere: “Sono Veneto, voto Veneto”, cioè la Lega Nord. E’ l’auspicio di chi scrive. Cosciente e consapevole della responsabilità enorme che ne deriverebbe. Anche e soprattutto per questo alle prossime elezioni regionali dobbiamo coerentemente esprimere un consenso forte al candidato governatore Luca Zaia, votando convintamente anche i candidati al Consiglio regionale targati Lega Nord.
