Del Noce: gli orrori dell’uomo di Marx

Un punto essenziale che va subito precisato è che, di fronte alla linea Cartesio-Hegel-Marx, Augusto Del Noce (di cui ricorrono domani i cent’anni della nascita) ha proposto una diversa lettura della filosofia moderna. È un altro volto della filosofia moderna quello che Del Noce vede snodarsi da Cartesio in avanti per giungere a Rosmini e Gioberti passando attraverso Malebranche e Vico, un percorso che permette di recuperare la ricchezza tematica e la forza teorica del pensiero cattolico italiano dell’Ottocento – un pensiero in grado di contrastare quella dilagante secolarizzazione che fiorisce dall’abbraccio tra l’ateismo comunista e l’ideologia borghese nella loro lotta contro la religione cristiana.

E grande fu lo scalpore suscitato dall’interpretazione che Del Noce dette del marxismo. Erano anni, quelli dal Sessanta in avanti, in cui la cultura marxista poteva dirsi sostanzialmente egemone. Egemone e in grado di risucchiare al suo interno sia gran parte del mondo cattolico che di quello laico. L’alleanza dei cattolici con i comunisti si basava sul rifiuto, teorizzato soprattutto da Franco Rodano, del materialismo storico e dell’ateismo marxista e sull’accettazione dell’analisi marxiana come scienza della società capace di offrire una oggettiva lettura della realtà sociale, lettura che, considerata appunto oggettiva, avrebbe messo nelle mani dei rivoluzionari lo strumento più adeguato per cambiare finalmente la storia dell’umanità.

Se questa era la prospettiva del “cattocomunista”, per molta cultura laica un marxismo depurato dai suoi tratti metafisici deterministici veniva a configurarsi come una forma di neoilluminismo quale punto di riferimento per progetti di rinnovamento sociale. E, dunque, «l’idea del socialismo liberale o dell’azionismo e quello del cattolicesimo comunista hanno questa radice comune: la convinzione che il marxismo possa essere riassorbito in una sintesi culturale di tipo superiore» (Rocco Buttiglione).

Ebbene, di fronte a siffatta situazione, la reazione di Del Noce fu decisa, intransigente, e si sviluppa sulla base della convinzione che l’egemonia culturale dei comunisti era potuta crescere a motivo del fatto che sia i cattolici sia i laici non rivoluzionari, ma soprattutto i cattolici, non avevano sottovalutato la forza del pensiero filosofico di Marx. In Marx la filosofia, da contemplazione o comprensione della realtà, si trasforma in rivoluzione: un progetto destinato a cambiare dalle radici l’intero volto della storia umana.

E se quel che conta, nella prospettiva rivoluzionaria, è il risultato politico, allora è chiaro che idee metafisiche, religiose e ideali etici o diventano semplici strumenti del progettato regnum hominis o sono rigettati come ostacoli alla creazione di questa nuova luminosa realtà totalmente umana. Non è possibile per il comunista pensare ad una verità trascendente da cui poter emettere un giudizio sul processo e gli esiti dell’azione rivoluzionaria. Quello che i cattolici non avevano compreso, ad avviso di Del Noce, è che la non-filosofia di Marx esige l’annientamento del cristianesimo.

È un’ingenuità, insomma, distinguere il lato buono del marxismo (la proposta del rinnovamento sociale) dal lato cattivo (il corollario ateo). La realtà, afferma Del Noce, è ben diversa: l’ateismo in Marx non è un elemento di cui ci si possa tranquillamente disfare, esso permea di sé il suo programma dall’inizio alla fine. Il marxismo è il punto di arrivo del razionalismo europeo, di un razionalismo che elude, con una decisione arbitraria, il problema dell’esistenza di Dio, che rigetta senza alcuna argomentazione ragionevole il dogma del peccato originale e che, di conseguenza, eleva la politica a religione, istituzionalizza il culto idolatrico di una umanità divinizzata e pretende di realizzare, per mezzo della pratica della rivoluzione, «il Regno millenario della libertà».

Da qui l’inconciliabile contrasto tra cristianesimo e progetto rivoluzionario marxista: è il “Regno di Dio” trasportato in questo mondo l’idea guida del rivoluzionario, la cui meta finale è la divinizzazione dell’umanità. E per realizzare questo “Paradiso in terra” ogni mezzo – anche il più atroce e disumano – è giusto e legittimo: tutto va cancellato e raso al suolo, unicamente dalle macerie del passato può sorgere il nuovo mondo. Ora, però – è questa la tesi sostenuta da Del Noce ne Il suicidio della rivoluzione – proprio perché, sulla base dell’eliminazione del dogma del peccato originale, il marxismo ha preteso di realizzare il “Totalmente Altro” sulla faccia della terra, esso è condannato al suicidio.

La rivoluzione, dovendo fare tabula rasa – dato che, per dirla con il Mefistofile di Goethe, «tutto ciò che esiste è degno di perire» – è destinata a creare attorno a sé un deserto al cui orizzonte si staglia la triste figura del più spietato dittatore. E che la Rivoluzione – un evento, leggiamo ne Il problema dell’ateismo, che sulla negazione del passato prefigura «una società senza Stato, senza Chiese, senza eserciti, senza delitti, senza magistratura, senza politica» – sia un progetto distruttivo e autodistruttivo è un’idea che Del Noce ebbe il coraggio e la lungimiranza di proporre in anni in cui la dottrina marxista era egemone in Italia e in non pochi Paesi fuori Italia.

Un’intuizione, la sua, che non molto tempo dopo doveva trovare conferma nel collasso storico dell’Unione Sovietica e nella più diffusa consapevolezza dell’insostenibilità teorica di quel “progetto gnostico” che, teso a rovesciare il mondo, è condannato ad un necessario autodissolvimento generatore di immani tragedie umane. Aveva pienamente ragione Paul Claudel: chi immagina per i suoi simili il paradiso in terra, sta in realtà preparando per loro un molto rispettabile inferno.

Dario Antiseri Dario Antiseri

One thought on “Del Noce: gli orrori dell’uomo di Marx

  1. Il prof. Dario Antiserio, uno dei massimi studiosi italiani di Karl Popper, sottolinea con precisione quale sia l’antiumanesimo di Karl Marx, mascherato però da una prospettiva utopica di liberazione dell’uomo. La visionre amrxiani e poi marxcista è un riduzionismo, l’uomo è solo ciò che mangia, la realtà è solo l’ambito della struttura economica. Tutta la complessia realtà dell’uomo, la sua dimensione spirituale, la capcità stessa di produrre arte non sono che esiti del modo con cui egli produce. La relazione tra rapporti di produzione e rapporti sociali di produzione è ciò che costituisce la società, che deve essere diretta da coloro che comporendono questo e portano la società stessa a liberarsi dal mondo del lavoro che ha raggiunto con l’industrializzazione la sua masisma espressione. Non stupisca che il primo grande totalitarismo è stata la realizzazione ad opera di Lenin, Trozsckj e Stalin dell’Unione socvietica, che ha determinato la nascita di tutti gli altro totalitarismi e della società chiusa. Dal 1917 al 1992 l’URSS ha rappresentato solo ed unicamente la negazione dell’uomo. Ci si dimentica dei milioni di morti fatta nel nome del comun ismo e non solo in URSS, in Cina, In Cambogia, in Romania, in Spagna, in Francia e anche in Italia oltre a Cuba Vietnam del nord, Corea del Nord, ecc. Ci si dimentica dei gulag funzionanti anche oggi in Corea del Nord. Tutto è solo in relazione alla prospettiva del comunismo, nulla è libertà. Questo il relativismo del comunismo cui si associazion oggi molti altri relativismi. Infine non dobbiamo dimenticare che in Italia il comunismo non è certo morto, ma, al di là delle formazioni e dei giornali che si richiamano al comunismo, esso ha prodotto i guasti di una ,mentalità che è ben visibile, non si dice comunista, ma lo è nel modo di pensare e di vivere. La scuola italiana è piena di prospettiva comunista e come tale incapace di educare l’uomo ad una proispettiva globale in cui egli sia autenticamente eprsona, come voleva Augiusto del Ncce. ossia educazione del corpo e dell’anima, dato che proprio l’uomo non è solo il suo corpo e il suo cibo.
    Belli da leggere anche gli interventi di Augustoi del Noce sulla Resistenza

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