L'angelo a S. Marco
Pax tibi Marce
Evangelista meus...

Vangelo Gv 1,1
In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio..
Il caso di Sakineh non è isolato. Attualmente in Iran risultano pendenti, secondo un elenco pubblicato dal Comitato internazionale contro la lapidazione, ben venti sentenze di morte per lapidazione, tre delle quali riguardano uomini. Le «altre Sakineh» portano i nomi di Maryam, Zeynab, Robabe, Ferdoas, Ashraf, Hajar, Sarimeh, Khanom, Masumeh e altri ancora.
Alcune sono giovanissime, come la diciannovenne Azar Bagheri, che aspetta nel braccio della morte nel carcere di Tabriz, lo stesso in cui si trova Sakineh, altre sono meno giovani, come Kheyrieh Valania, 42 anni, perseguitata dall’incubo delle pietre dal 2002, nella prigione di Ahvaz.
Il marito lavora come bracciante e aveva contratto un debito per curare il padre malato. Il padrone musulmano ha minacciato e offeso la famiglia: “La vostra vita vale poco e sarete sempre nostri schiavi. Noi musulmani siamo superiori ad ogni altra religione”. All’inizio la polizia non ha voluto accettare la denuncia del rapimento.
Kasur – Una donna cristiana, madre di due figli, è stata rapita da un gruppo di musulmani perché il marito non ha pagato un debito contratto per la povertà. Il creditore musulmano aveva minacciato di prendere madre e i due figli come schiavi, fino a che il debito non fosse sanato. Due giorni fa, il marito della donna, insieme ai figli e ai parenti ha inscenato un sit-in di protesta (v. foto) per chiedere l’intervento della polizia che finora non si è mossa.
In nome dell’islamicamente corretto una catena francese di fast food sforna hamburger rigorosamente halal, per soli clienti musulmani. Carne trattata secondo i precetti dell’Islam, tacchino affumicato al posto della pancetta e così via è il nuovo affare del menù rispettoso del Corano lanciato in grande stile da Quick, una catena d’Oltralpe con 346 fast food. I vecchi e un po’ malsani hamburgher alti un palmo, delizia di grandi e piccini, di pura carne «infedele» rischiano di passare in seconda fila.
“In verità, doveva essere una giornata importante perché parlava Fini, ma potevamo anche far finta di niente perché non ha detto niente di importante né di nuovo: ha detto, peggio, che la sinistra ha ragione e che bisogna rifare la legge elettorale”. Umberto Bossi ha fatto un’analisi severa dell’intervento di Fini, parlando a una festa del Carroccio in Valcuvia, dove si è presentato a sorpresa.
L’Italia non è in emergenza e non ha bisogno di guardare all’esempio tedesco per rinnovarsi e sciogliere i nodi che ne frenano lo sviluppo. Lo ha sostenuto il ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti chiudendo ieri nel suo intervento a una platea di imprenditori, economisti e politici riuniti a Cernobbio per il workshop Ambrosetti.
Separatamente, in una video-intervista con il Financial Times registrata sabato, prima del discorso del presidente della Camera Gianfranco Fini sulle sorti della coalizione di governo, e resa disponibile sul sito del quotidiano ieri pomeriggio, il ministro dell’Economia ha detto che “anche se ci fossero elezioni, questa maggioranza vincerebbe la politica economica di questo governo”.
Fini sfida Berlusconi per rappresentare l’elettorato di centrodestra. In un ambiente caldo tra i suoi fedelissimi, il Presidente della Camera ha criticato aspramente Berlusconi dichiarando morto il PdL, denunciando la logica aziendalista e illiberale che spira il Premier, delineando la linea politica che connoterà il movimento neonato Futuro e Libertà.
A parte la pesante raffica di insulti, detti in bello stile ma pur sempre insulti, che hanno denunciato la frustrazione e il fastidio che Fini prova per la situazione che si è creata e per gli attacchi a cui è sottoposto, il discorso programmatico è stato chiaro seppure un po’ fumoso, retorico e sostanzialmente scarno di contenuti. Naturalmente non sono mancati alcuni attacchi alla Lega Nord, ma tutto sommato Fini ha affermato (sinceramente?) di non voler affossare la legislatura in corso e di voler svolgere la funzione di garante del vero spirito del PdL.
Vittorio Messori, nel Suo molto interessante articolo del 30 agosto ci invita a non preoccuparci delle dichiarazioni proselite di Gheddafi. Alla vista della grottesca parata del rais e delle 500 oche italiane potrei anche concordare con Lui… Questo se non avessi davanti agli occhi un altro spettacolo: quello di interi territori europei già sottomessi alla sharia, o che si coprono di moschee che crescono alla maniera dei funghi.
Lo storico professa che la Storia è imprevedibile e carica di improvvise sorprese, ma aggiunge anche che essa ci insegna a non addormentarci sugli allori, sminuendo un pericolo sottovalutandone la forza… e in questo caso, anche il numero.
Quando manca la «cosa», cioè la sostanza, rimangono i nudi nomi. Ed ecco allora che il segretario del Pd, un partito che già da lunga pezza ha divorziato dalla politica e si presenta oggi come un puro aggregato della nomenklatura di Ds e Margherita, tira fuori dal cassetto impolverato della memoria del centrosinistra la parola magica. Quella che dovrebbe, per il fatto stesso di essere pronunciata, risolvere di colpo i giganteschi problemi della gauche nostrana: Ulivo. Cinque lettere che nell’immaginario collettivo del popolo di sinistra vogliono dire la vittoria del ’96, l’aprile rosso raccontato da Nanni Moretti, le piazze stracolme di bandiere e di gente festante, i post-comunisti che conquistano il potere, il sogno di una lunga e indisturbata stagione di governo. E soprattutto vogliono dire Romano Prodi, il padre di quell’esperienza politico-botanica che tanta nostalgia suscita ancora nell’ormai disilluso elettorato di sinistra.
WASHINGTON – B.Hussein Obama ha affermato di non avere la «bacchetta magica» per risolvere i problemi dell’economia americana, per la quale si sono riaffacciati di recente segnali negativi. Non avrà la bacchetta magica in economia, però da quando è diventato Presidente abbiamo annotato: una persecuzione violenta contro la Chiesa Cattolica in USA, e solo contro la Chiesa Cattolica, per fatti accaduti oltre 30 anni fa; la decisione di ritirare le truppe dall’Iraq, anche a costo di destabilizzare la zona e lasciare quel Paese in balia dei famelici vicini; la contemporanea pressione per porre fine all’intervento in Afghanistan, quasi a voler liberare la “Casa dell’Islam” dalle truppe “dei crociati”; il congelamento del processo di pace tra Palestinesi e Israeliani, in un momento in cui Israele è in posizione di vantaggio politico per concludere una trattativa; l’appoggio alla costruzione di una moschea a Ground Zero; la cena di inizio Ramadam tenuta alla casa Bianca, con i rappresentanti americani più in vista dell’Islam; infine ha mandato in ferie la moglie in Spagna (cosa mai accaduta in USA che la first lady facesse da sola le ferie in Europa, ndr), nelle terre che gli islamici pretenderebbero di reclamare ancora, e a visitare proprio quelle città come Cordoba e Granada che sono il simbolo degli antichi avamposti musulmani in Europa.
Ospitiamo l’articolo di Vittorio Messori, apparso sul Corriere della Sera, riservandoci di intervenire successivamente a commento dello stesso e di quanto accaduto nuovamente a Roma, con la nuova visita di Gheddafi. L’intento è quello di aiutare a pensare con la propria testa….
Articolo:
“Gheddafi vuole l’Europa islamica? Proviamo a non stracciarci le vesti”