Il 25 Aprile esponiamo il gonfalone di san Marco

Un malinteso sentimento di integrazione verso persone di culture, religioni e usanze diverse provenienti da altri continenti o regioni d’Italia, si trasforma per alcuni in uno strumento di autocensura nei diversi contesti sociali in cui normalmente manifestiamo gli aspetti della nostra identità collettiva. Si parli dell’esposizione dei crocefissi in luoghi pubblici, dell’allestimento dei tradizionali presepi natalizi o addirittura della preparazione di piatti della nostra cultura enogastronomica, si sentono qua e là voci di funzionari o semplici cittadini che chiedono di rinunciare alle nostre usanze per “paura di offendere” coloro che provengono da altri contesti. Una sorta di cupio dissolvi, di nichilistica rassegnazione di cui evidentemente è affetta una piccola minoranza della nostra gente che sta perdendo le ragioni stesse del vivere collettivo e comunitario senza ricevere nulla in cambio da quella società fluida impersonale, individualista, disperatamente disgregata, che in una parola chiamiamo “globalizzata”. Eppure la perdita di senso esiste solo per coloro che con ostinazione coltivano l’oblìo e la cancellazione della nostra memoria collettiva.

Ci sono simboli, date, ricorrenze che non passano e non passeranno. Una di queste è sicuramente il 25 Aprile, ricorrenza di San Marco patrono delle Genti Venete. E’ una ricorrenza religiosa che la Serenissima Repubblica ha reso anche e soprattutto civile rivendicandone simbologia e valenze nella sua stessa bandiera. Da secoli, in effetti, esprime il massimo momento di unità del Popolo Veneto.

In questa data riaffermiamo quindi il sentimento di continuità ideale che ci lega ai nostri avi ed ai nostri posteri. E riaffermiamo in pari tempo le idee cardine che la concezione politica Veneta ha espresso in più di un millennio di indipendenza e due secoli di insorgenze e rivolte e proteste per riconquistarla: l’idea che il bene comune debba prevalere sugli interessi particolari, l’idea che l’uomo di Stato debba essere al servizio della Nazione tanto da offrire ad essa la vita se necessario, l’idea che lo scopo dell’esercizio del potere è la limitazione degli abusi e dei soprusi verso le classi deboli della società. Un’idea del mondo, questa, ben chiara nella testa di quei patrizi Veneziani che si facevano decapitare o spellare vivi a Cipro per non arrendersi alla più bassa barbarie ottomana; quelli che sotto le mura di Padova hanno umiliato gli avidi imperatori della Lega di Cambrai resistendo al più gigantesco assedio che l’Europa avesse visto; o quei contadini vicentini che si facevano squartare dalle soldataglie napoleoniche piuttosto che ammainare la bandiera di San Marco. Crediamo che quei valori e quell’idea del mondo siano attuali oggi più che mai e sono simboleggiati dalla nostra bandiera, “carica di gloria vera” come recita l’inno ad essa dedicato composto da Giuseppe Segato.

Il 25 Aprile, invitiamo pertanto i Veneti ad esporre con orgoglio la bandiera Veneta dalla propria abitazione. E’ un segno di continuità di cui andare fieri.

La cultura del niente, la “paura di offendere” sono figlie di un oblìo forzato che non ha più ragion d’essere. E’ ora di voltare finalmente pagina.

Moreno Menini
Associazione Bepin SegatolaMiaBandiera

“Annozero” a Cittadella per attaccare Bitonci e Lega Nord

“Sono pervenute numerose segnalazioni da parte di cittadellesi in merito ad un preoccupante via vai notturno di gente che gravita intorno all’appartamento occupato, fortunatamente ancora per poco, da Mourad Bentrad, il cittadino algerino che si rifiuta di ottemperare all’ordinanza di sfratto pendente a suo carico e pretende un alloggio popolare pur risultando lavoratore dipendente con uno stipendio fisso di 1.400 euro al mese. Ho pertanto immediatamente informato le forze dell’ordine che stanno ora effettuando le debite indagini, allo scopo di prevenire eventuali azioni di disturbo che potrebbero essere messe in atto da persone che, vivendo ai margini della legalità, si erigono a paladine di chi non intende rispettare le leggi vigenti nel nostro Paese.”.

Il Sindaco di Cittadella e Deputato della Lega Nord Massimo Bitonci, facendo proprie le preoccupazioni dei suoi concittadini, non è stato a guardare e si è subito attivato per garantire la sicurezza pubblica.

Il 9 aprile scorso l’algerino Mourad Bentrad, si è fatto spalleggiare da una cinquantina di no global per opporsi al secondo tentativo di esecuzione di sfratto dall’alloggio che occupa con la moglie ed i due figli in via 2 giugno a Cittadella, ottenendone il rinvio al prossimo 10 maggio con il pretesto delle precarie condizioni fisiche della moglie, reduce da un intervento di rinoplastica: “Situazioni del genere vengono prontamente cavalcate da un certo tipo di informazione come quella fornita da Michele Santoro che ha inviato sul posto la troupe di Annozero che – commenta ironicamente Bitonci – ci scommetto fornirà un quadro della vicenda sicuramente imparziale e per nulla fazioso”.

La troupe del programma di Raidue è giunta a Cittadella nei giorni scorsi: “Sono certo – commenta Massimo Bitonci – che verrò dipinto come il sindaco leghista cattivo che ce l’ha per partito preso contro gli stranieri; sono altrettanto certo che non verrà minimamente messo in evidenza il fatto che il signor Mourad Bentrad ha rifiutato la sistemazione in un appartamento individuato dai servizi sociali del comune di Cittadella a fronte del pagamento di un canone di 450 euro, spesa che normalmente viene sostenuta per l’abitazione da famiglie cittadellesi che possono contare su stipendi anche inferiori a quello percepito dal signor Bentrad. Si fa sempre più concreta dunque, visto il persistere del comportamento irragionevole del capofamiglia, l’ipotesi di ricorrere contro la concessione della cittadinanza italiana, per il perfezionamento della quale sono previste per legge “valutazioni discrezionali di opportunità” che diano esito favorevole, tenendo presente che la Prefettura era perfettamente a conoscenza della manifesta opposizione da parte del Bentrad al raggiungimento di una equa e condivisa soluzione al problema abitativo del suo nucleo familiare. A questo punto rivolgo un invito pubblico, attraverso questa lettera aperta, al signor Mourad Bentrad ed alla sua famiglia affinchè lasci la nostra città e si trasferisca in altri comuni più tolleranti, ad esempio nella Padova di Zanonato, sindaco che alza i muri anzichè risolvere i problemi, dove sarà accolto a braccia aperte e dove potrà frequentare assiduamente gli amici no global senza costringerli a faticose e costose trasferte. Siamo stufi di gente che continua a vivere nel nostro Paese usufruendo di tutti i servizi sanitari e sociali propri di uno Stato civile e libero, infischiandosene bellamente del rispetto delle leggi in vigore. Ringrazio anche quanti, in queste settimane, mi hanno inviato un numero imbarazzante di mail e messaggi di incoraggiamento, invitandomi a non retrocedere di un millimetro dalla ferma posizione presa.”Bitonci

L’eruzione in Islanda paralizza il traffico aereo

Caos nei cieli d’Europa per una gigantesca nuvola di cenere – sprigionata dall’eruzione del vulcano sotto il ghiacciaio Eyjafjallajökull, nell’Islanda meridionale, inattivo dal 1823 – che ieri ha trasformato il vecchio continente in una enorme no fly zone, con migliaia di voli cancellati dalla Scandinavia all’Italia.
I primi a restare a terra sono stati svedesi, danesi e norvegesi. Quindi lo stop ai voli si è esteso verso sud, in Gran Bretagna e in Irlanda, dove non sono potute partire circa 400.000 persone. A catena l’allerta si è poi rapidamente propagata al resto d’Europa, facendosi sentire fino agli Stati Uniti. Oltre alla Gran Bretagna, alla Danimarca, all’Olanda e al Belgio, che manterranno chiuso il loro spazio aereo almeno per tutta la giornata di oggi, e alla Francia dove il parigino Charles de Gaulle non sarà accessibile fino a stasera, il black out dei voli ha ormai colpito centri nevralgici come Francoforte, chiuso insieme ad altri 12 scali tedeschi. A vietare il sorvolo oggi anche Austria, Repubblica Ceca e Paesi Baltici. La colonna di cenere si sta ora muovendo verso sudest, provocando disagi fino all’Estremo Oriente. La nube ha già raggiunto la penisola di Kola, estremo nord russo, dove tuttavia l’aeroporto di Murmansk funziona regolarmente. E il blocco del traffico potrebbe durare ancora per molte ore, hanno fatto sapere i dirigenti di Eurocontrol, l’organismo europeo per la sicurezza dei voli. A trarne vantaggio è stata la compagnia di treni veloci Eurostar, che ha fatto registrare il tutto esaurito sui collegamenti da Parigi e Bruxelles con Londra. L’aeroporto della capitale belga, che ieri ha cancellato tutti i 218 voli del pomeriggio, ha allestito un centro di accoglienza per i passeggeri rimasti a terra.
Si tratta senza dubbio di un evento senza precedenti. Gli esperti, infatti, ricordano che nemmeno dopo l’11 settembre 2001 ci fu un simile blocco del traffico aereo. Ironia della sorte, l’unico scalo a rimanere aperto è stato quello della capitale islandese, Reykjavík, complici i venti che hanno sospinto la nuvola verso il continente europeo. Le autorità sanitarie sono in allerta per i possibili effetti sulla salute: in Islanda la protezione civile ha invitato la popolazione a indossare le maschere antigas, mentre gli esperti di tutta Europa attendono le analisi sulla composizione della nube per valutare eventuali rischi. Dopo 200 anni di silenzio il vulcano Eyjafjallajökull – il quinto per grandezza dell’Islanda, che si trova sotto l’omonimo ghiacciaio a sessanta chilometri dalla capitale – ha cominciato a eruttare martedì scorso. L’immensa colonna di cenere fino a dieci chilometri di altezza ha attraversato il continente europeo e il suo passaggio ha avuto così un effetto domino sugli scali di quasi tutta Europa, lasciando a terra centinaia di migliaia di passeggeri e creando gravi problemi anche al traffico transatlantico. Enormi anche i danni economici, considerando che in Europa si effettuano circa 28.000 voli al giorno e che solo ieri, sempre secondo i calcoli di Eurocontrol, potrebbero essere stati bloccati fino a 5.000 viaggi. Oltre ai rischi legati alla scarsa visibilità, c’è la possibilità che le ceneri danneggino i reattori degli aerei. A causa dell’alta temperatura, le ceneri – altamente abrasive, in grado di erodere i metalli – si fondono, formando uno spesso strato incrostante che ostruendo il sistema di rifornimento di carburante e quello di raffreddamento può portare anche all’arresto del motore.
Al quotidiano “Daily Telegraph”, i vulcanologi britannici hanno ricordato che l’ultima eruzione del vulcano Eyjafjallajökull durò da inizio dicembre 1821 fino al gennaio del 1823. La più grande eruzione degli ultimi decenni fu quella del 15 giugno 1991 del vulcano Pinatubo, nell’isola filippina di Luzon. Addirittura più violenta fu quella del XIX secolo (1883) del vulcano Krakatoa, in Indonesia, dove venne completamente polverizzata un’isola.
Nel 1982, a circa 11.000 metri di altezza, un Boeing della British Airways diretto in Nuova Zelanda fu avvolto da una nube di cenere dopo l’eruzione del vulcano indonesiano Galunggang. I piloti riuscirono a uscire dalla nuvola senza danni. Nel 1989, un Boieng della compagnia olandese Klm in viaggio da Amsterdam a Tokyo fino dentro una nube di cenere mentre sorvolava l’Alaska. I motori si bloccarono a circa 5.000 metri di altezza, ma il pilota riuscì a far ripartire l’aereo.
Stamane, intanto, le autorità islandesi hanno ordinato lo sgombero immediato della popolazione nella zona di Fljótshlid, nei pressi dell’Eyjafjallajökull, a causa dell’inondazione provocata dall’eruzione del vulcano sotto il ghiacciaio. L’acqua ha sfondato le protezioni allestite nei pressi del ponte Markarfljót per impedirne il crollo. Il livello dell’acqua – che contiene blocchi di ghiaccio di media grandezza – non ha superato la struttura, attestandosi a circa mezzo metro sotto il ponte. Il livello del fiume Thórólfsá, che è esondato, sta decrescendo e l’allarme è per il momento rientrato. eruzione

Varata La Giunta regionale del Veneto

Il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha sciolto la riserva ed ha comunicato i nomi dei componenti della sua Giunta regionale. Ecco i nomi, con le relative competenze…

Marino Zorzato – Pdl – Vicepresidente e assessore alla Cultura, Istruzione, Urbanistica.
Luca Coletto – Lega – Sanità.
Marino Finozzi – Lega – Turismo.
Daniele Stival – Lega – Protezione civile, Caccia, Identità veneta.
Massimo Giorgetti – Pdl – Agricoltura.
Franco Manzato – Lega – Sviluppo economico.
Elena Donazzan – Pdl – Personale, Lavoro, Formazione.
Isi Coppola – Pdl – Lavori pubblici, Energia, Patti territoriali.
Roberto Ciambetti – Lega – Bilancio.
Maurizo Conte – Lega – Ambiente.
Remo Sernagiotto – Pdl – Politiche sociali.
Renato Chisso – Pdl – Infrastrutture, Viabilità, Legge speciale per Venezia.
Palazzo Balbi

Disastro aereo: decapitata l’élite politica della Polonia

MILANO – L’aereo che trasportava il presidente polacco Lech Kaczynski e la moglie è precipitato mentre era in fase d’atterraggio all’aeroporto russo di Smolensk. Le persone a bordo al momento dello schianto erano 132 e sono tutte morte. E’ quindi deceduto anche il presidente polacco. Si ignorano le cause precise che hanno portato alla sciagura aerea. L’aereo si sarebbe schiantato nei pressi dello scalo russo, mentre nella zona vi era una fitta nebbia. L’aereo ha toccato le cime degli alberi prima di schiantarsi al suolo.

LE VITTIME – A bordo dell’aereo vi erano, oltre a Lech Kaczynski, anche il fratello gemello ed ex premier Jaroslaw, il capo di stato maggiore polacco, Frantiszek Gagor, il viceministro degli Esteri, il governatore della banca centrale, diversi membri del gabinetto di Kaczynski, l’ex presidente Ryszard Kaczorowski, alcuni deputati, il candidato conservatore alle prossime presidenziali Przemyslaw Gosiewski e il vescovo cappellano dell’esercito. Nell’incidente quindi è stato decapitato tutto il gotha delle istituzioni polacche, con l’eccezione dell’attuale premier Donald Tusk, che ha subito disposto una riunione d’emergenza del governo a Varsavia.

LA TESTIMONIANZA – Il governatore della regione di Smolensk, Sergei Antufiev, ha spiegato che «l’aereo si stava preparando all’atterraggio, ma non ce l’ha fatta a raggiungere la pista. Secondo prime informazioni – ha aggiunto Antufiev – l’aereo ha strusciato le cime degli alberi, è precipitato e si è spezzato in varie parti. Non ci sono superstiti». Secondo la tv russa la torre di controllo dell’aeroporto di Smolensk aveva sconsigliato al pilota dell’aereo presidenziale polacco di atterrare per le proibitive condizioni del tempo. Sulla zona gravava una fitta nebbia ed le autorità aeroportuali aveva quindi consigliato di dirigersi sull’aeroporto di Minsk, in Bielorussia. Il pilota però ha ignorato l’avvertimento e ha fatto tre tentativi di atterrare andati a vuoto. Il quarto è stato quello fatale. I resti dell’aereo sono sparsi su un ampio raggio.

COMMISSIONE D’INCHIESTA – Il presidente russo Dimitri Medvedev ha nominato una commissione d’inchiesta sull’incidente aereo. Medvedev ha designato il premier Vladimir Putin a capo della stessa Commissione e ha inviato sul posto il ministro russo della protezione civile. Lo riferisce l’agenzia russa Irar-Tass ricordando che l’accesso alla zona è particolarmente difficile in quanto si tratta di un’area paludosa.

VIAGGIO DIPLOMATICO – Il presidente polacco sarebbe dovuto atterrare all’aeroporto di Smolensk per recarsi poi a Katyn e rendere omaggio alle 22.000 vittime dell’eccidio ordinato da Stalin. Nell’aereo si trovavano a bordo anche i parenti degli ufficiali della strage sovietica avvenuta nel 1940. gemelli kaczynsky

Intervista al cardinale decano: Con la Chiesa a fianco del Papa

“È ormai un contrasto culturale: il Papa incarna verità morali che non sono accettate e così le mancanze e gli errori di sacerdoti sono usate come armi contro la Chiesa”. Alza la voce il cardinale Angelo Sodano, decano del collegio cardinalizio, che all’inizio della messa del giorno di Pasqua ha espresso a Benedetto XVI l’affetto e la fedeltà di tutti i cattolici. “Dietro gli ingiusti attacchi al Papa – sottolinea nell’intervista rilasciata al nostro giornale – ci sono visioni della famiglia e della vita contrarie al Vangelo. Ora contro la Chiesa viene brandita l’accusa della pedofilia. Prima ci sono state le battaglie del modernismo contro Pio X, poi l’offensiva contro Pio XII per il suo comportamento durante l’ultimo conflitto mondiale e infine quella contro Paolo VI per l’Humanae vitae”.

Il suo intervento, la mattina di Pasqua, si può leggere come una reazione alla campagna diffamatoria contro il Papa, intensificata in questi giorni dalle accuse pretestuose di non aver parlato, durante i riti pasquali, delle vittime degli abusi sessuali?

Davanti a questi ingiusti attacchi ci viene detto che sbagliamo strategia, che dovremmo reagire diversamente. La Chiesa ha il suo stile e non adotta i metodi che oggi sono usati contro il Papa. L’unica strategia che abbiamo ci viene dal Vangelo.

La comunità cristiana come vive, secondo lei, questa prova?

Si sente giustamente ferita quando si tenta di coinvolgerla in blocco nelle vicende tanto gravi quanto dolorose di qualche sacerdote, trasformando colpe e responsabilità individuali in colpa collettiva con una forzatura veramente incomprensibile. Nel mio intervento non ho fatto altro che dare voce al popolo di Dio: al collegio cardinalizio, anzitutto, che è tutt’uno con il Romano Pontefice; ma anche ai vescovi e a tutti i quattrocentomila sacerdoti. Sì, ho voluto espressamente parlare dei pastori che spendono la loro vita a servizio di Dio e della Chiesa. Se qualche ministro è stato infedele non si può e non si deve generalizzare. Certo, ne soffriamo, e Benedetto XVI ha chiesto scusa più volte. Ma non è colpa di Cristo se Giuda ha tradito. Non è colpa di un vescovo se un suo sacerdote si è macchiato di colpe gravi. E certo non è responsabile il Pontefice.

Tutta la Chiesa è con il Papa: è stato questo il messaggio?

Le mie parole erano inserite nella liturgia di Pasqua. È logico che nelle feste più significative dell’anno una famiglia si stringa intorno al proprio padre. Ho quindi ritenuto che questa fosse un’occasione adatta per riaffermare i profondi vincoli di unità che stringono tutti i membri della Chiesa intorno a colui che lo Spirito Santo ha posto a guidare la comunità dei credenti. Da parte mia, come decano del collegio cardinalizio, ho ritenuto doveroso fare quell’intervento. Come ogni cardinale, ho la missione di stare sempre a fianco del Papa e di servire la Chiesa usque ad effusionem sanguinis. Sento un dovere di riconoscenza a Benedetto XVI per la dedizione apostolica con cui presta il suo quotidiano servizio alla Chiesa. Quelle parole sono nate anche da un’esigenza personale, dall’affetto profondo che porto al Vicario di Cristo.

Come ha pensato il suo intervento?

Oltre a una testimonianza di vicinanza al Papa, il mio è stato un invito alla serenità. È l’appello che il Papa stesso, per primo e continuamente, rivolge alla Chiesa e al mondo, sulla scia dei suoi grandi predecessori sulla cattedra di Pietro. Non meravigliamoci delle persecuzioni perché Gesù già aveva detto ai suoi apostoli che “un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra”, come si legge nel Vangelo secondo Giovanni.

di Giampaolo Mattei (Osservatore Romano)Card. Sodano

Cota e Zaia contro la Ru486, plauso di mons.Fisichella

La Lega Nord rivendica le radici cristiane solo a parole? Ecco i fatti, ecco la testimonianza schietta sincera e coraggiosa di un cristianesimo vissuto coerentemente senza genuflessioni ipocrite.

Parte oggi la distribuzione in Italia della Ru486 ed è subito polemica. Da giovedì mattina è possibile infatti per Asl e farmacie ospedaliere fare richiesta della pillola abortiva Ru486 e tante sono le telefonate per avere informazioni giunte alla sede della Nordic Pharma, delegata dall’azienda Exelgyn a distribuire in Italia il Mifegyne. Tuttavia nessun camion è ancora partito per distribuire le pillola, cosa che probabilmente avverrà dopo Pasqua. Intanto, alcuni dei neo-governatori esprimono più di una perplessità sull’adozione da parte delle regioni della pillola abortiva.

I più critici nei confronti della Ru486 sono i governatori leghisti. Roberto Cota non ha cambiato linea nonostante le polemiche scatenate dalle sue dichiarazioni di mercoledì (le scatole di pillole abortive «potranno marcire nei magazzini» ha detto) elogiate da monsignor Rino Fisichella, presidente della pontificia accademia per la Vita e cappellano di Montecitorio («A Cota va il mio plauso»). Il presidente della Regione Piemonte ha chiesto anzi ai direttori generali degli ospedali piemontesi di bloccarne l’uso fino al suo insediamento alla guida della regione. «Sulla pillola Ru486 la mia posizione è sempre stata chiara: essendo a favore della vita farò di tutto per contrastarne l’impiego», ha dichiarato in una nota il capogruppo della Lega Nord alla Camera e neoeletto presidente della regione Piemonte. «È ovvio che rispetterò la legge, non posso fare diversamente, ma è altrettanto chiaro che dal punto di vista dei valori in Piemonte io ho delle idee diverse rispetto alla Governatrice non riconfermata», ha insistito. «Sono per la difesa della vita e penso che la pillola abortiva debba essere somministrata quanto meno in regime di ricovero», aveva detto mercoledì. Ancora più deciso il no del nuovo presidente del Veneto Luca Zaia: «Per quel che ci riguarda non daremo mai l’autorizzazione a poter acquistare e utilizzare questa pillola nei nostri ospedali» ha detto il governatore. In una nota Zaia ha poi spiegato che la Regione «studierà le modalità per far valere un punto di vista nettamente contrario a uno strumento farmacologico che banalizza una procedura così delicata come l’aborto, che lascia sole le donne e che deresponsabilizza i più giovani». «Non posso – ha sottolineato Zaia – non considerare l’invito del Papa che stimola tutti noi a procedere secondo coscienza». Dal punto di vista dell’assistenza, conclude il presidente del Veneto, «anche l’Aifa prescrive una somministrazione della pillola abortiva in ambienti e modalità protette, segno inequivocabile che si chiede a tutti di operare in questa materia con grande prudenza».Zaia e Cota

Finalmente un Plebiscito valido

ZaiaA xe na vitoria granda! I Elettori ga fato un quarantoto. El Veneto torna a còrar e se vèrze na nova storia.

Ne tocarà, i giorni a vegner, de lesar sui giornai i rajonamenti dei studai sul voto; i discorerà sui “flussi elettorali”, sui “dati scorporati” – e ghe mancaria altro. I fa ben!

Na roba parò a ga da essar ben ciara: el Popolo veneto ga dito che vol a libertà, a sicurànsa e a paronansa a casa soa. A la vizilia del voto ghe go domandà ai Elettori de tegnar de conto al fato che ste elezion regionali podeva essar un plebiscito par el Veneto che i vol. A xe stada na risposta ciara e forte. Ne toca a noaltri, tuti insieme, far in maniera de rincuràr a volontà del popolo: che vègna sùito el federalismo de le tasse, el tajo al dessipamento fato da quei che no i sa da dove che a vien coi schei de a xente che laora! Ghe vol sùito istituzion nove!

Sta qua xe a vitoria del Veneto, de i so òmeni e de e so fémene. Vojo sperar che metaremo da na banda i mal de pansa che le votassion fa vegner.

Mi sarò el Presidente de tuti; e par tuti me darò da far e tuti scoltarò!

Gavemo un gropo da desbroiar che no xe mia da poco. Penseo che sia un dogo farse dar el federalismo? Fin a un co’ noaltri veneti gavemo tirà a careta anca par chealtri. Ma desso xe ora, e sarìa anca passada, che pensemo na s’cianta anca par i nostri fioi. Ghe vorìa de vedar un fiantin più in là. Securo che el Veneto xe na region maravejosa, ma xe ora che se descante: a politica a serve par cresar. Na man ai altri ghe a daremo, ma prima – come farìa un bon pare de fameja – dovemo pensar a la nostra xente, a spendar i schei fruto del nostro laoro par la nostra tera.

Ghe vol qualchedun che se sacrifich! e a pròvar el federalismo? Semo qua, ghe pensemo noaltri veneti a andar vanti par capir cossa che sconde el futuro. E par scomisiar, ne core suìto un novo Statuto, che a nostra Region a speta da massa temp. Gavemo da risvejarse come popolo, trovar la dignità e l’autonomia che gavemo perduo dai tempi de la Serenissima Republica.

Se meta el cor in paxe quei che ga paura de un rabalton. Col voto del Popolo veneto xe scomisiada na nova stajon. A poitica xe mejo che a cambie passo. E che nessun prove a tirarse indrio. Mi par primo. So che se go l’onor de combatar par a libertà del Veneto el merito xe de a passion e dei sacrifissi de tanti òmeni e fémene che ga fede ne la storia de a nostra Comunità. Ghe rendo grassie a tuti de cuor, uno par uno; e co lori, ringrassio anca i elettori che ne ga dà el so voto.

No lassaremo che a so bona volontà vegna stuada ne le stanze dei palassoni romani o venessiani.

Quel che i vol, i Cittadini veneti lo gà dita ciaro col so voto. A lori, e sol a lori, ghe respondaremo.

Luca Zaia

Zaia Doge!! W San Marco!

La Lega Nord trionfa, sfondando il 36% di consenso elettorale e distanziando di 10 punti il Popolo delle Libertà. La Sinistra viene spazzata via e il consenso al presidente Zaia è del 60%.

Un trionfo che segna una meta, ma anche un punto di partenza verso gli obiettivi veri del popolo Veneto: l’autonomia fiscale, il federalismo politico e, un domani, il ritorno alla sovranità.

Sembrava impossibile in tutti questi anni di impegno, sotto la pioggia e sotto il sole, lungo la Serenissima da Venezia a Pontida, sul Po, sulle piazze più remote della provincia veneta, poter arrivare a tanto, come sembrerebbe impossibile giungere a quel premio che è follia sperare… Ma nulla è impossibile al popolo unito nell’amore di un sogno condiviso di libertà e democrazia. Possiamo farcela, se ce l’abbiamo fatta fin qua.

NUNC EST BIBENDUM – Tosàti, dèsso se beve!

Ma da domani iniziano le responsabilità grosse. Se saremo all’altezza nelle Regioni, al plurale dato che anche Cota ha vinto in Piemonte, come lo siamo stati nei Comuni e nelle Provincie, un giorno governeremo il nostro Stato. Intanto festeggiamo un Veneto venetista che torna al comando a Venezia.

Forse potremo ammainare la bandiera bianca dal ponte….palazzo-ducale-venezia

‘SCAPA OSELETO CHE RIVA DE MARZI’.

Scapa via pispola,
Verzi le alete,
cava un bel salto
e po’ cori intel cel.
Scapa distante
no sentito el ciasso?
Ghe xè un castelan
gnan bon de dormir.

El gira ramengo
con quatro inbriagoni
a sigarghe ai balconi
de jente par ben.

I fa na cagnara che nissun capisse
e parfin le bisse
va soto el teren.

De sera al castel i magna de grasso:
Luganeghe lardo e salado quel strasso.
Cossì dopo sena, co le braghe onte
tri fiaschi int’el corpo e i vien zò dal monte.

I sona a le case, i scapa de corsa
i rugola in tèra, i léa sù e po’ i sponsa.
E quando el salado el ghe ruma rento
el taca la lòica de un longo lamento.

soto i pogioli el fa sti osamenti
che scapa le done, le bestie e i parenti.
Ognuno lo varda, el ghe fa de pecà:
elo colpa del lardo o la carne salà?

caro mio Bepi,
invesse de lardi
prova oseleti che no xè mai tardi:
la pansa se ne neta e no rùmega rento,
sparisse el motivo del to gran lamento.

Stefano Marangoni