L'angelo a S. Marco
Pax tibi Marce
Evangelista meus...

Vangelo Gv 1,1
In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio..
Quando era ancora un ministro della Repubblica, portò in omaggio il vessillo di San Marco al neo nominato presidente del tribunale di Treviso, Giovanni Schiavon, affinché sventolasse sul palazzo di giustizia. Ne venne fuori una specie di caso di Stato, con condimento di alte polemiche, ma alla fine persino il Csm – che, con straordinaria solerzia, aprì un procedimento disciplinare a carico del magistrato – se ne fece una ragione: quella esposta sulla facciata del tribunale era la bandiera della Regione Veneto, che perciò garriva al vento con piena legittimità. Ora che è governatore del Veneto, Luca Zaia vuole fare di quello stendardo l’emblema delle rivendicazioni autonomiste della Regione nei confronti dello Stato centrale. La Bandiera, con la B maiuscola. «Certo, mi rendo conto – mette le mani avanti Zaia – che in una fase come l’attuale ci sono problemi stringenti da affrontare e io non mi sottraggo. Ma quello dell’identità, anche se non verrà al primo posto, è un problema autentico».
Tra le grandi monografie cui il Mulino ci ha da tempo abituato con la sua «Biblioteca storica», e dove i titoli relativi ad aspetti del mondo musulmano sono sempre più frequenti, il nuovo libro di Maria Pia Pedani s’impone per l’ampiezza dello sguardo e affascina per le caratteristiche di un racconto fresco, arioso, nel quale il rigore della narrazione storica e l’enorme erudizione non compromettono per nulla il fascino d’un quadro che richiama le marine del Carpaccio e le scene squillanti di colore dei vedutisti veneziani del Settecento: i crociati, i pellegrini, il bottino delle lontane conquiste orientali, i cerimoniali degli ambasciatori, i «dragomanni» (un po’ interpreti, un po’ diplomatici, un po’ spie), i corsari, i rematori di galea, i mercanti e gli schiavi.
Il Papa a Cipro ha esortato i cristiani a non abbandonare il Medio Oriente, cercando con parole prudenti di spegnere sul nascere l’incendio che poteva scaturire dalla uccisione rituale con decapitazione del vescovo cattolico in Turchia, da parte di un fedele praticante e osservante musulmano nell’esercizio ortodosso della sua fede. Noi vogliamo ricordare l’episodio avvenuto a Cipro nel 1571, quando altri turchi osservanti e praticanti cercarono di cacciare i cristiani veneti da quelle terre; l’esempio di martirio offerto dall’eroe Bragadin sia di monito per tutti……..
Qualche giorno fa`commentando con un amico catalano la pretesa dei consiglieri di un Comune veneto di poter esprimersi anche in lingua veneta, sbottó: “Beh! …. Qual é il problema!?”, bloccando sul nascere le mie obiezioni sulla traduzione, sulle varietá dialettali, sulla trascrizione ecc.
Effettivamente in Catalogna il problema della lingua é stato affrontato e risolto da parecchio tempo: in tutte le sedi istituzionali: dal parlamento regionale, ai consigli comunali, dalla scuola obbligatoria alle universitá é usata la lingua catalana; accettata/ tollerata anche la lingua castigliana (lo spagnolo). In modo analogo é stato risolto il problema linguistico anche nelle altre regioni della Spagna con lingua propria:: il basco nel Paese basco, il gallego in Galizia, il valenziano a Valenza ecc.
“Bona sera, ben rivà al consilio comunae. Femo l’apelo par i siori consilieri”. Il presidente del consiglio comunale di Montecchio, Claudio Meggiolaro, potrebbe aprire in questa maniera la prossima seduta, cioè in lingua veneta. Montecchio quindi è il primo Comune vicentino a poter usufruire di una discussione bilingue, dove i consiglieri potranno tranquillamente passare dall’italiano al veneto e viceversa senza esser invitati ad usare esclusivamente la lingua nazionale.
Ma l’adozione dell’idioma veneto è giunta dopo un’aspra battaglia fra richieste della minoranza di emendamamenti soppressivi, all’introduzione dell’articolo 50 (rigettato dalla maggioranza), proteste e botta e risposta. L’approvazione è giunta con i voti della maggioranza e Giuseppe Ceccato.
Intervista de “Il Giornale” a Ranieri da Mosto, che richiama al diritto internazionale per riconoscere il diritto all’autodeterminazione del Veneto come nazione, come popolo e come Stato indipendente alla luce della verità inoppugnabile della Storia. La pubblichiamo per chi è stato privato nella sua formazione culturale di questa parte essenziale della sua identità.
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Con un provvedimento varato già dalla giunta Galan, ma passato solo in questi giorni attraverso le necessarie autorizzazioni formali, la Regione del Veneto e l’Università Ca’ Foscari di Venezia hanno siglato una convenzione che potrà portare, nei prossimi anni, all’istituzione permanente di una cattedra di Dialettologia italiana finanziata dalla Regione e istituita presso l’ateneo veneziano.
Un malinteso sentimento di integrazione verso persone di culture, religioni e usanze diverse provenienti da altri continenti o regioni d’Italia, si trasforma per alcuni in uno strumento di autocensura nei diversi contesti sociali in cui normalmente manifestiamo gli aspetti della nostra identità collettiva. Si parli dell’esposizione dei crocefissi in luoghi pubblici, dell’allestimento dei tradizionali presepi natalizi o addirittura della preparazione di piatti della nostra cultura enogastronomica, si sentono qua e là voci di funzionari o semplici cittadini che chiedono di rinunciare alle nostre usanze per “paura di offendere” coloro che provengono da altri contesti. Una sorta di cupio dissolvi, di nichilistica rassegnazione di cui evidentemente è affetta una piccola minoranza della nostra gente che sta perdendo le ragioni stesse del vivere collettivo e comunitario senza ricevere nulla in cambio da quella società fluida impersonale, individualista, disperatamente disgregata, che in una parola chiamiamo “globalizzata”. Eppure la perdita di senso esiste solo per coloro che con ostinazione coltivano l’oblìo e la cancellazione della nostra memoria collettiva.
L’ultima scemenza viene dalla Gran Bretagna, dove la locale unione degli atei ha richiesto l’arresto di Benedetto XVI attribuendogli la responsabilità di crimini contro l’umanità. Benedetto XVI come Pinochet… Siamo alla follia, ma l’attacco che la Chiesa Cattolica sta subendo in queste ultime settimane è furioso, fino a giungere ad apici di irrazionale follia.
Contro il Papa convergono interessi su tre livelli: uno interno alla Chiesa che non condivide il pontificato di Benedetto XVI, uno mediatico-economico che vede avvocati pronti a tutto per guadagnare, uno delle lobby che vogliono limitare il potere vaticano.
A xe na vitoria granda! I Elettori ga fato un quarantoto. El Veneto torna a còrar e se vèrze na nova storia.
Ne tocarà, i giorni a vegner, de lesar sui giornai i rajonamenti dei studai sul voto; i discorerà sui “flussi elettorali”, sui “dati scorporati” – e ghe mancaria altro. I fa ben!