Tremonti: «L’Italia non è in emergenza e non ha bisogno di guardare la Germania» »

Tremonti: «L’Italia non è in emergenza e non ha bisogno di guardare la Germania»

L’Italia non è in emergenza e non ha bisogno di guardare all’esempio tedesco per rinnovarsi e sciogliere i nodi che ne frenano lo sviluppo. Lo ha sostenuto il ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti chiudendo ieri nel suo intervento a una platea di imprenditori, economisti e politici riuniti a Cernobbio per il workshop Ambrosetti.

Separatamente, in una video-intervista con il Financial Times registrata sabato, prima del discorso del presidente della Camera Gianfranco Fini sulle sorti della coalizione di governo, e resa disponibile sul sito del quotidiano ieri pomeriggio, il ministro dell’Economia ha detto che “anche se ci fossero elezioni, questa maggioranza vincerebbe la politica economica di questo governo”.

Marchionne: superare la lotta di classe con nuovo patto sociale »

Marchionne: superare la lotta di classe con nuovo patto sociale

Sergio Marchionne, l’A.D. del gruppo FIAT, ieri a Rimini ha parlato davanti all’assemblea del meeting di Comunione e Liberazione dove ha dichiarato che è tempo di «abbandonare un modello che pensa solo a difendere il passato», ma ha detto che intende accogliere l’invito di Napolitano «a cercare di trovare una soluzione a questo problema e mandare avanti le cose». È ancora irritato per la «gravità delle accuse» che hanno bersagliato la società automobilistica in queste settimane e puntualizza che i diritti dei lavoratori «non sono patrimonio di tre persone».

FED: economia USA depressa, tassi fermi »

FED: economia USA depressa, tassi fermi

WASHINGTON – La ripresa americana rallenta, perciò i tassi restano fermi al minimo storico. Lo scenario disegnato dalla Federal Reserve, nella nota diffusa dal Comitato di Politica Monetaria che si è riunito martedì a Washington, non è incoraggiante. tanto più che la Banca centrale americana ha sottolineato che riprenderà a comprare titoli di Stato a lungo termine, così investendo gli introiti delle mortgage backed security (Mbs), per contribuire alla ripresa in un contesto di stabilità dei prezzi e garantire comunque la liquidità al mercato. Il primo effetto delle parole della Fed è stato quello registrato sul mercato monetario: l’euro si è subito riportato sopra quota 1,32 contro dollaro.

Famiglie, diminuiscono i risparmi e cala il potere d’acquisto »

Famiglie, diminuiscono i risparmi e cala il potere d’acquisto

Gli effetti della crisi economica continuano a pesare sulle tasche degli italiani. Secondo i dati Istat, nel primo trimestre dell’anno le famiglie italiane mostrano una contrazione del risparmio e del reddito. Nei primi tre mesi del 2010 la propensione risparmio delle famiglie si è ridotta di 1,6 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente attestandosi a quota 13,4%, si tratta del valore più basso da quando esistono le serie storiche trimestrali, ovvero dal 1999.
Mentre il reddito disponibile delle famiglie italiane nel primo trimestre del 2010 è diminuito del 2,6% in valori correnti rispetto allo stesso periodo del 2009. Il calo è invece dello 0,2% rispetto all’ultimo trimestre dell’anno scorso.

Pressione fiscale, Italia quinta in Europa »

Pressione fiscale, Italia quinta in Europa

L’Italia scala la classifica europea (Ue-27) per la pressione fiscale: nel 2009 il peso del fisco sul prodotto interno lordo è stato del 43,2%, in aumento rispetto al 2008. L’Italia si colloca così al quinto posto, insieme alla Francia, in Europa per pressione fiscale. Nel 2008 era al settimo posto. È quanto risulta dai dati sui conti pubblici nel 2009 diffusi oggi dall’Istat. Per tornare ad una pressione fiscale più alta in Italia, bisogna tornare indietro al 1997, l’anno dell’Eurotassa (ma nel 2007 la pressione del fisco era stata comunque pari al 43,1%). A pesare una diminuzione del Pil maggiore della diminuzione delle entrate.

La Cina apre sulla flessibilità della sua moneta »

La Cina apre sulla flessibilità della sua moneta

La Cina renderà «più flessibile» la sua valuta, lo yuan. Lo afferma oggi la Banca Centrale cinese in una nota. La Cina sta subendo forti pressioni, in particolare dagli Usa, per aumentare il valore dello yuan in modo da correggere gli squilibri nel commercio internazionale e favorire la ripresa economica.

La decisione di rendere «più flessibile» il tasso di cambio dello yuan, afferma la Peoplès Bank of China in un comunicato diffuso sul suo sito web, è stata presa considerando che «l’economia globale si sta gradualmente riprendendo». «La ripresa e la crescita dell’economia cinese ha acquistato solidità con il rafforzamento della stabilità economica”, prosegue il comunicato. Di conseguenza, “è desiderabile procedere ulteriormente con la riforma del tasso di cambio del reminbi (un altro nome dello yuan) e incrementare la flessibilità del tasso di cambio».

Meno regole ed economia sociale di mercato »

Meno regole ed economia sociale di mercato

Oggi “la via giusta è quella dell’economia sociale di mercato, la via giusta è quella di Pomigliano”. Lo ha affermato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, parlando alla Festa nazionale della Cisl. “Sapevo che c’erano i trasferimenti dal ministero dell’Interno ai Comuni, avevo idea degli importi, ma non del meccanismo. Adesso, lavorando alla manovra, lo sto scoprendo. La manovra è una specie d’Illuminismo sui dati”.

Le statali in pensione a 65 anni dal 2012 »

Le statali in pensione a 65 anni dal 2012

Via libera del Consiglio dei ministri all’innalzamento dell’età pensionabile per le donne del pubblico impiego da 61 a 65 anni, come chiesto dall’Ue. “L’impatto di questa norma è molto modesto, si parla di una platea stimata in circa 25mila donne nell’arco temporale da qui al 2012″. Così il ministro del Lavoro, Guglielmo Sacconi, sull’aumento dell’età pensionabile per le donne nel pubblico impiego. “L’impatto effettivo è molto molto contenuto”, dice il problema con l’Ue “è l’equiparazione” con gli uomini, ha ricordato Sacconi, ma non era percorribile una strada diversa: “Immaginate come verrebbe accolta dai mercati finanziari una riduzione per l’età degli uomini”, rileva.

Salvare l’Euro, un rebus che sfugge all’Europa »

Salvare l’Euro, un rebus che sfugge all’Europa

In poche settimane la caduta del valore di cambio dell’euro sul dollaro è stata di circa il 6 per cento. Sarebbe potuta essere più marcata, ma sia la Bce sia le banche centrali statunitense e cinese, ed altre, sono intervenute riservatamente sui mercati valutari per evitarne il crollo.
Che succede? Nei mesi scorsi il mercato si è accorto delle condizioni di insostenibilità della moneta unica e se ne sta liberando. Alla luce della crisi greca ha visto che l’euro non è applicabile ad economie poco industrializzate e con bassa produttività come quelle portoghese e spagnola, seppur più ordinate e meno indebitate della Grecia. In particolare, ha visto che l’euro, gestito alla tedesca per essere forte, avrebbe soffocato ancor di più tali economie deboli, la cui unica salvezza è quella di svalutare per recuperare crescita e competitività. Quindi ha alzato il rischio che questi Paesi non riescano a pagare il debito, e che prima o poi debbano uscire dall’euro, causando una crisi di sistema. Tale attenzione ha acceso un faro anche su economie più grandi e forti come quella italiana, ma azzoppata dalla bassa crescita della produttività (valore di un’ora di lavoro) e, in generale, del Prodotto interno lordo, nonché da un debito pubblico stratosferico.
Le banche centrali che avevano cumulato riserve in euro, hanno iniziato a ridurle temendone la dissoluzione. Questi sono i motivi della caduta del cambio.
La crisi dell’euro porta un beneficio all’export europeo- di cui l’Italia sta godendo più di altri- ma mette i bastoni nelle ruote del piano di Obama di accelerare la ripresa Usa attraverso la svalutazione del dollaro. E mette nei guai la Cina che esporta molto in Europa, mantenendo svalutato lo yuan. Per questo stanno aiutando l’euro a non scendere troppo. Vi sarà una gara a chi svaluta di più tra le tre grandi aree economiche del pianeta? Nessuno la vuole, tanto meno la Bce che teme di importare inflazione incontrollabile, ma un accordo monetario potrebbe essere difficile proprio perché l’euro è in crisi strutturale.
La politica del massimo rigore decisa dagli europei è una necessità, ma il mercato sa che il rigore non porterà crescita. Per avere più crescita questi Paesi dovrebbero liberalizzare i mercati interni. Ma tale mossa, combinata con i tagli pesanti alla spesa pubblica, provocherebbe da parte degli interessi colpiti reazioni ingestibili dalla politica. Per questo l’Eurozona potrà fare più crescita solo grazie alla svalutazione dell’euro. Ma America e Cina non lo vorranno e la Germania insisterà per un euro forte antinflazionistico, a costo di uscire lei dalla moneta unica. A questo punto potrebbe succedere di tutto.

Borse a picco e ora trema anche l’Ungheria »

Borse a picco e ora trema anche l’Ungheria

L’euro torna a indebolirsi sul mercato dei cambi, e per la prima volta dall’aprile del 2006 cala sotto quota 1,21 dollari. Flessione che segue un nuovo indebolimento delle Borse europee, che dopo una mattinata in leggero rialzo hanno invertito la rotta e nel primo pomeriggio segnano flessioni. Nel primo pomeriggio l’euro è sceso fino a 1,2038 dollari, minimo dal 3 aprile 2006, mentre in una situazione di volatilità dei mercati – che oggi sono in attesa dei dati sulla disoccupazione Usa di maggio – tornano a farsi sentire i timori sulla situazione dei bilanci pubblici e del comparto bancario nell’area valutaria Ue. Intanto l’euro ha segnato un nuovo minimo sulla divisa elvetica, a 1,3867 franchi.

Photo Gallery

Insert your 250x250 ad code here