Carceri venete sovraffollate? Non dai Veneti…

Il capogruppo della Lega Nord in Regione Veneto, sig. Roberto Ciambetti, ci onora inviandoci una relazione scaturita dal lavoro di ricognizione della situazione carceraria effettuato dalla lega Nord in tutta la Regione e del quale avevamo già dato conto qualche tempo fa. L’ennesima dimostrazione di vicinanza alla gente del movimento federalista che incarna laicamente gli insegnamenti politici comunitari propri della tradizione cristiana, prestando attenzione anche agli esclusi e agli emarginati senza falsa retorica ma con sano senso di ascolto del prossimo (cioè di chi è “prossimo”, “vicino”) per individuare il modo concreto per migliorare la convivenza nel consesso civile. lasciamo spazio alle considerazioni di Roberto Ciambetti. (DL) ….

“Dalle visite effettuate nelle carceri venete emergono alcuni dati importanti, che non possono essere sottovalutati: l’incredibile incidenza della popolazione carceraria straniera ed extracomunitaria in primo luogo; in secondo, la presenza alquanto cospicua di delinquenti italiani provenienti da altre regioni e, in molti casi, accusati d’affiliazione ad organizzazioni di stampo mafioso.
Per capire la gravità della situazione basterebbe un dato tecnico: al 26 giugno 2009, la presenza totale di detenuti in Veneto era di 3.193 unità, circa il 171 per cento del dato regolamentare, ma di queste 3.193 unità ben 1875 erano straniere; in altre parole: senza gli stranieri, le carceri veneti ospiterebbero 1318 unità, pari al 70 per cento del tetto massimo regolamentare.
Nella attesa di nuove costruzioni carcerarie, per le quali sarebbe anche giusto ripensare il modello architettonico ricalibrato anche sulla base della tipologia e durata della pena (e ciò per evitare l’assurda convivenza tra detenuti che hanno diversi percorsi e diverse possibilità di riabilitazione), è necessario attivare al più presto accordi con gli stati di provenienza dei maggiori gruppi di detenuti, affinché questi scontino la pena nei paesi d’origine; potremmo contribuire versando a questi stati parte della spesa che già oggi sosteniamo per alloggiare nelle patrie galere questi ospiti e in alcuni casi, e per certe etnie, la prospettiva di un rientro in patria potrebbe anche diventare un interessante deterrente.
Ma altrettanto importante è riflettere sull’altro dato: la presenza incredibile di detenuti in regime carcerario duro o riconducibili a condanne per associazione di stampo mafioso. Già in passato numero rose inchieste dalla magistratura e gli stessi Procuratori generali nelle loro relazioni avevano spiegato bene come avessero funzionato il meccanismo dell’infiltrazione d’esponenti mafiosi, dalla ‘ndrangheta o camorra napoletana in Veneto: l’invio al confino in terra veneta di figure come Salvatore Badalamenti, Gaetano Fidanzati, Totuccio Contorno, che non perdevano i contatti con le cosche di provenienza, determinarono il fenomeno della mafia importata, magari arricchita da forze nuove della malavita locale. Gli esempi si sprecano e basta giungere all’ultima operazione di Polizia di Crotone, “Dirty Investments”, che ha smantellato una struttura operante tra San Giovanni Lupatoto e il Garda, con investimenti ragguardevoli in villaggi turistici, i fabbricati, i terreni agricoli fino ad imprese di pompe funebri.
E’ pensabile che una forte presenza di ospiti nelle carceri venete in odore di mafia non agevoli l’insediamento nel territorio di altri mafiosi, camorristi, esponenti della ‘ndrangheta, né più, né meno di quanto non accadde negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso con l’istituto del confino?
La domanda non è retorica: la crisi economica spinge molti operatori soprattutto nel settore commerciale ma non solo, molte piccole aziende, a cedere l’attività magari a chi si fa avanti con offerte in contanti e allettanti; altri potrebbero cadere invece in una rete dell’usura favorita dalla chiusura miope delle banche verso il piccolo imprenditore o l’azienda individuale. Immaginare a fianco di boss ospitati nelle nostre carceri anche la presenza di luogotenenti, aiutanti o anche semplice manovalanza a piede libero non è eccessivo allarmismo: i pizzini si sa, hanno bisogno di chi li scrive ma anche di chi li recapita e riceve. E con i pizzini si possono dire tante cose, dare tanti ordini. E da qui potremmo spingerci oltre: pensiamo ad esempio al valzer delle licenze, al giro frenetico di proprietà di molti esercizi, al turn over che caratterizza alcuni settori commerciali. Non occorre essere esperti per accorgersi che persino osterie storiche nel centro delle nostre città sono state rilevate da “foresti” e come, tra questi, spicchino in maniera incredibile i cinesi. Forse parlare di Triadi è esagerato. Ma ad essere maliziosi, insegnavano i gesuiti ad Andreotti, ci si coglie. E i Gesuiti, a proposito di Cina e cinesi, se ne intendevano…”

Roberto Ciambetti
ciambetti

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