ROMA – «C’è un tentativo di fare fuori Tremonti, ma io lo proteggo». Il leader della Lega Umberto Bossi torna a ribadire il suo sostegno al ministro dell’Economia, criticato negli ultimi giorni anche all’interno della stessa maggioranza di governo per le esternazioni sul posto fisso e colto di sorpresa dalle parole del premier sull’Irap. Tremonti non si è recato in mattinata a Palazzo Chigi dove alle 12 era convocato il Cdm – riunione poi annullata – ed è rimasto al ministero in attesa del ritorno di Berlusconi dalla Russia. La posizione del titolare di via XX Settembre non cambia e il ministro, dopo le perplessità espresse dal presidente della Camera e le parole del premier sull’Irap, non sembra disposto a cedere. «Sui conti pubblici resta ferma la linea del rigore» è la posizione di Tremonti, confermata dai suoi più stretti collaboratori. Fonti vicine al ministro garantiscono anche che Tremonti «non ha mai pensato di dimettersi e mai lo farà».
Se Bossi parla, c’è sempre un perché. Nella precedente esperienza di Governo la Lega Nord fu gabbata dai post fascisti neo-caregàri proprio in questo modo: dapprima fecero saltare il ministro Tremonti che è notoriamente l’uomo di collegamento tra Lega Nord e Berlusconi (la corte di Berlusconi non conta nulla, si può chiamare Forza Italia, PdL, Milan, Casa di Barbie o Paperopoli: sempre cortigiani sono); poi usarono la tecnica di Penelope, che disfaceva di notte l’abito da sposa tessuto di giorno, per far saltare la devoluzione approvata in Parlamento servendosi del referendum costituzionale, primo e unico della storia della Repubblica.
Da questi farabutti bisogna guardarsi con attenzione e Bossi lo sa bene. Il Capo sa che questi sono pronti a qualsiasi nefandezza pur di combattere il Bene e la Giustizia: unioni gay, ora di Corano, cittadinanza agli extracomunitari, Cassa del Mezzogiorno, frontiere aperte indiscriminatamente e chi più ne ha più ne metta…
Il ministro Tremonti sta lavorando seriamente in un momento di crisi epocale, va difeso a tutti i costi dai maramaldi che osteggiano il cambiamento. Ne va della pace sociale, perché se stavolta non ci danno il Veneto e il federalismo cominciamo a stare zitti e a muovere altro dalla lingua… La Banda Bassotti e tutti i bassotti italiani stiano in campana! Il randello noccheruto è pronto e non sarà Paperon de’ Paperoni a menarlo, stavolta, ma uno stuolo di cittadini esasperati e spremuti oltre ogni limite! 