Il segretario “in pectore” del PD è Pierluigi Bersani, questo lo sappiamo tutti. Resta da capire come si esprimerà il popolo delle primarie, cioè se le percentuali congressuali saranno confermate oppure se, come prevedono certi osservatori, la vittoria di Bersani sarà meno netta nei numeri (meno del 50%), la sconfitta di Franceschini sarà più dura e ci sarà invece un’affermazione importante della posizione più rivolta all’estrema sinistra di Marino (che potrebbe addirittura superare il 15% dei voti).
Secondo queste previsioni, la componente della ex-Margherita deciderebbe di andarsene perché in netta minoranza (sono i “catto-comunisti” che adesso si definiscono “cattolici progressisti”, non fedeli al papa o alla Chiesa, ma a un simulacro della coscienza a cui hanno dato strumentalmente il nome del povero e incolpevole card. Martini). Davanti a questa ipotesi, invero funesta per il PD, Bersani reagisce: «Non temo la scissione, anzi. Le diverse mozioni stavolta sono composte variamente. Ciascuna raccoglie esperienze cattoliche, socialiste, comuniste: quel rimescolo, su cui stiamo lavorando, sta avvenendo», ha detto Bersani ribadendo che non c’è un pericolo scissione. «Non ho quella preoccupazione – prosegue il candidato alla segreteria del Pd -. Non è che perchè hanno litigato Obama e la Clinton si sono spaccati. La democrazia è fatta di discussione, che non è pettegolezzo. Stiamo discutendo non di calzini, ma del Paese».
Meno male, se lo dice Bersani….
In effetti da un paio di giorni quello dei calzetti color turchese sembrava essere l’unico argomento capace di unire gli esponenti della disastrata sinistra italiana. Con grande preoccupazione del cittadino medio che nei decenni ha dovuto subire il look improbabile degli elettori di quell’area culturale, sempre in cerca di qualcosa che li omologhi tutti, ma con l’impressione di essere invece “alternativi” e “avanti”: L’Unità piegata nella tasca del loden con il titolo bello evidente in alto, il kefiah palestinese, gli occhialini tondi tipo Trotsky poi sostituiti dalla ridicolissima montatura nera stretta da studente mantenuto, i capelli ricci spettinati delle donne e la barba più maltenuta che incolta degli uomini, i jeans sgualciti finto-vintage o i pantaloni pieni di tasche, il borsello a tracolla che fa un po’ “sessualmente ambiguo”, i sandalazzi marroni con piede scalzo percepibile anche di schiena fino a 5 metri, 10 se “in favore di vento”, sotto ai bermuda e alla maglietta con la faccia stilizzata del “Che”… mancavano giusto i calzetti color turchese per l’inverno, la bombetta e il naso rosso da clown, poi il programma politico sarebbe stato finalmente capito da tutti.
Bersani ci restituisce un po’ di fiducia, con quella parlata dal tono paternalistico e rassicurante in perfetto stile Prodi (vedi video in fondo al giornale), almeno sul fatto che lui ce la metterà tutta e cercherà di farlo con serietà.
Sul fatto che gli ex-democristiani non se ne andranno, dopo una eventuale sconfitta troppo pesante, ci scuserà il futuro Segretario se siamo meno fiduciosi.
Buon lavoro, con calzini da persona civile.
