John Henry Newman al servizio della Chiesa e del’umanità.

Abbiamo oggi un’importante occasione di poter ricordare il venerabile John Henry Newman, cardinale di Santa Romana Chiesa e sacerdote dell’oratorio di San Filippo Neri, che ha dato e ancora oggi fornisce motivo di riflessione e soprattutto di pensare di là dalle mode e del puro apparire. Apparire che oggi sembra così importante rispetto ai contenuti fondamentali della vita dell’uomo e della sua ricerca intorno alla verità, che è tema della filosofia e della fede. Sono trascorsi poco più di duecento anni dalla sua nascita e il suo pensiero, nato da un profondo ripensamento della fede, alla luce delle domande della filosofia e della storia, dimostra tutta la sua attualità. E’un pensiero consapevole che nella ricerca, nell’humilitas, come sosteneva San Bonaventura da Bagnorea, della verità l’uomo possa raggiungere nel modo più completo la sua dignità: dignità che è soprattutto libertà d’essere ciò che Dio ha insito nella natura stessa dell’uomo e, nel frattempo, è coscienza di questa stessa libertà, intesa come consapevolezza di un servizio da compiere a favore dell’uomo. In questa prospettiva tutta la vita e tutte le opere del Venerabile John Henry Newman testimoniano un desiderio di approfondire e di ricercare quel fondamento che, solo, è in grado di dare all’uomo il suo più autentico significato.

Allora come ora, il cardinale inglese c’indica la via, che non è fatta di “pensierini” sul presente, sulle attualità di mercato o di quanto inconsapevoli intellettuali al soldo di qualche parte, ambiziosi più di dominio e di protagonismo, che non di sincera ricerca di verità, affermano con pomposa sicumera che esiste solo la dimensione della politica, da loro fatta coincidere con la filosofia tout court. In realtà costoro rendono il piccolo, grande, il micro, mega, la parte, il tutto; finiscono con il ritenere che l’uomo sia solo ad una dimensione, quella che loro ritengono debba essere nel mondo di una prassi inconsapevole e priva di fondamenti. Proprio costoro ritengono che la storia sia il centro dell’uomo, ma la loro storia altro non è che un succedersi d’avvenimenti, dei quali non danno che la ragione strumentale e soprattutto temono che nel presente si neghi quella prospettiva futura che serve a loro come al condottiero dell’asino, la carota. Infatti, dimenticano che Ex ipso, et per ipsum, et in ipso sunt omnia, come meditava proprio Newman (Meditazioni su Dio), dipende il significato che l’uomo può e deve dare alla propria esistenza, richiamandosi alla propria natura, a quell’interiorità che è fonte per ricercare autenticamente con tutto noi stessi proprio la verità. Infatti ” o sei quello che sei o non sei nulla” affermava il pensatore. Parola non di moda, nemmeno il parlarne, perché se ne ha paura e soprattutto si cerca – disperatamente- di affermarne molte, in modo che nessuno possa discutere la propria, che è, in realtà, un’opinione, costruita con ragione forzata, e timorosa di confrontarsi, perché sa, seppur inconsapevolmente, d’essere costruzione fragile, fondata sul proprio parziale sentire, scambiato per intellettualità, dove l’intelligenza del fondamento è negata, perché negatrice proprio di quel parziale sentire.

Il cardinale J.H. Newman, ci dà la figura di un uomo di fede, non ristretto al puro momento storico. E’ questo il pregio di questo nuovo Beato, che ha il dono di parlare un lingua di là dal tempo in cui visse, perché il suo pensiero si propone costantemente, anche come sfida, alla ricerca della verità di cui l’uomo non può fare a meno, anche quando la nega o la riduce ad un solo suo aspetto.

Italo Francesco Baldo

Tu sarai leghista! Leghista sarai tu!

E’ appena uscito il nostro nuovo libro, del quale pubblichiamo un breve stralcio dall’introduzione. E’ possibile anche l’acquisto (10 Euro) via internet tramite il sito della casa editrice www.lineeinfinite.net…….

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Si può ragionare con un leghista? E chi è, oggi, il leghista? Uno che “in nome del popolo”, e a squarciagola, può dire di tutto: da “fuori gli immigrati” a “vogliamo tutte le banche del Nord”? È sempre uno che sa di xenofobia, di razzismo, di ignoranza crassa da osteria oppure, dopo vent’anni tra governo e opposizione, il leghista ha cambiato faccia? E’ il Bossi urlatore e celodurista o il Bossi circondato da colonnelli e colonnelle, pacificatore e pronto a tutto per il federalismo fiscale? Roma è sempre ladrona oppure c’è anche qualche leghista che è pronto alla svolta magnona? Intellettuali cattocomunisti, giornalisti di sinistra, opinionisti o poeti o scrittori, che scambiano la loro indole romantica, pessimistica e circonfusa di narcisismo con l’analisi politologica o sociologica, si danno da fare, ma sono ragionamenti da salotti snob. Insomma un esame di realtà fatto da chi, della realtà, poco o niente interessa e capisce. Diciamoci la verità, a tanti intellettuali non frega niente della realtà, l’importante sono loro stessi. È questo che ci ha indotti al dialogo, a usare un’antichissima soluzione filosofica e letteraria, oggi si direbbe il botta-e-risposta. La paura di continuare a scrivere sciocchezze ci ha spinti a discutere dei temi all’ordine del giorno. Un ragionamento serio tra un leghista e un non-leghista, e questo per non ripercorrere vecchie strade da soloni che se la raccontano nei salotti credendo di capire, e a volte anche dirigere, la realtà.
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Piazza a forma di Falce e Martello

A Nichelino, provincia di Torino, da molti anni c’è una piazza costruita a forma di Falce e Martello, il simbolo della più atroce ideologia criminale della storia dell’uomo. Un simbolo perfino peggiore della orrenda svastica nazista, se guardiamo al numero di morti causati e al tipo di razzismo addirittura peggiore (i nazisti uccidevano i diversi da loro nel corpo, i comunisti uccidono ancora oggi i diversi da loro nel pensiero: percui nemmeno i familiari di un comunista erano al sicuro, come sappiamo dai fatti dei Paesi vissuti sotto un regime comunista, tanto in Europa quanto in Asia)

Nessuno lo ha mai detto, nessuno lo ha mai pubblicamente stigmatizzato, nessuno lo sapeva in giro per l’Italia. Adesso per fortuna sembra che la forma della piazza, nota a tutti i residenti come la “piazza rossa”, verrà trasformata in una più innocua foglia (speriamo non una foglia di fico….) e già uno studio di architetti ci sta lavorando. Ma siamo nel 2010 e in tutti questi anni lo scempio della piazza comunista è stato sotto il cielo e sotto gli occhi di tutti.

Si sono mai stracciati le vesti, coloro che (giustamente secondo noi) protestano contro quel sindaco di Adro (BS) che ha tappezzato una scuola col Sole delle Alpi? Mai. E proprio per questo non sono credibili, perché come al solito fanno una morale a senso unico.

Al PD serve il ricambio dei dirigenti

A Veltroni va riconosciuto almeno il merito di voler cambiare la sinistra italiana. Per la seconda volta lancia la sfida ai suoi stessi compagni: è tempo di cambiare. Purtroppo questa indicazione, che fu lanciata fin dalla svolta nel 1989 da Occhetto, non ha mai potuto avere successo, perché non andava mai oltre la stessa indicazione. Un cartello stradale, che non conduceva a nessun luogo, ma era in realtà un’inversione di marcia: tutto doveva cambiare perché in realtà tutto dovesse rimanere come prima. Non si svestì mai della propria ideologia negli anni Novanta, quando il potere era molto vicino, anzi si coltivò l’illusione che l’Italia avrebbe potuto finalmente seguire quella via italiana al socialismo,che nessuno ha mai saputo bene che cosa fosse al di là del nome. L’effetto Berlusconi cancellò quella possibilità. La finalmente realizzata unione con la sinistra dell’ex Democrazia Cristiana, trasformatasi in Partito Popolare, portò alla ascesa di Romano Prodi. La convergenza delle rette parallele era finalmente in atto, ma durò poco, bastò un voto, di Bertinotti, per cancellare l’esperimento e far ritornare il paese a quella visione partitocratica che, in barba alla necessità del cambiamento in un sistema bipolare, privo di ideologismi, sim mostrava in tutta la sua residua forza. Spazzati via dalle elezioni del 2001, anziché approfittare del periodo di non governo per governarsi finalmente in se stessi, ossia raggiungere quel cambiamento che i tempi richiedevano e diventare finalmente un partito occidentale normale, si rifugiarono e ancora lo fanno, in un antiberlusconismo che nasconde l’incapacità di progettazione politica. L’ideologia divenne nuovamente l’aspetto di conduzione dell’opposizione. Si faceva innanzi però la prospettiva di Veltroni, perdente con D’Alema, ma unica alternativa. Fu utilizzata nuovamente con Prodi che raccolse in un coacervo di forze l’ultimo tentativo di costruire un’alternativa a Forza Italia nella visione di un bipolarismo più o meno preciso. Forti di un mastodontico programma, dove tutti avevano messo tutto, il coagulo antiberlusconi, vinse per pochi voti. Il destino era segnato, ancora una volta, affidarsi a Prodi, significava restituire forza alla partitocrazia, ma l’eroe emiliano non fu all’altezza e il fallimento fu inesorabile. La forza degli antiveltroniani interni al sistema partitocratico si manifestò, anche perché il tentativo Franceschini, debole, non seppe che ripetere l’antiberlusconismo, che è l’unica prospettiva politica che la sinistra ormai dal 1994 sa esprimere. Vinse, come sappiamo, l’apparato, la vecchia nomenklatura, che doveva difendere il sistema di potere economico-finanziario che la sinistra, soprattutto nelle regioni rosse, aveva messo in piedi. Bersani è questo e di politica nulla ha espresso se non l’usato ritornello contro Berlusconi.

Nessun vero programma politico di amministrazione dello Stato, nessuna prospettiva culturale di elaborazione politica, tanto che lo stesso Cacciari, preferisce più parlare con il papa che non con il partito di appartenenza. Insomma un unico argomento possibile per la dimostrazione della propria esistenza come opposizione, nessun contenuto innovativo per la politica. Vecchi slogan, obsoleti, analisi che si rifanno alla solita critica della politica economica, richiami a un passato che non esiste più, illusioni sessantottesche che emergono soprattutto nella scuola con la magica parolina” facciamo la critica” e poi ci ritroviamo che non si sa nemmeno l’aritmetica. In tutto ciò Veltroni tenta un’ennesima sortita:svegliamo la mummia che dorme. Non si sa con quali rituali magici l’operazione potrà riuscire, senza dubbio si comprende che il primo è l’antiberlusconismo, come ha sa subito dichiarato Veltroni, che ha condito questo con i soliti altri slogan. Forse per cambiare non basta l’intuizioni, è necessario un mutamento, non solo delle idee, delle prospettive politiche, ma degli anziani uomini che governano, secondo moduli da centralismo democratico, proprio la sinistra. Non si debbono dare consigli agli avversari, ma forse si può fare un’eccezione: Cari compagni invece dell’antiberlusconismo iniziate a fare dell’antiveltronismo condito da antidalemismo e da antiprodismo, forse inizierà il vero vostro cambiamento verso una società normale.

Italo Francesco Baldo

Veltroni: «Il Pd è un partito senza bussola»

Si intitola Innovazione e riformismo: un Pd grande e aperto per un’alternativa al berlusconismo il documento nato dalle posizioni di Walter Veltroni e definito dagli uomini dell’ex segretario, con gli ex Ppi di Giuseppe Fioroni e gli ex Margherita di Paolo Gentiloni. L’analisi contenuta nel testo non è tenera nei confronti del Pd attuale descritto come un partito «senza bussola» che «fatica a stare sopra il 25 per cento, in piena crisi politica del centrodestra».

Per tutto questo – è uno dei passaggi chiave – si sottolinea l’esigenza di dare vita non a una corrente, ma a un movimento che deve coinvolgere «forze interne ed esterne al partito, tornando ad appassionare energie che si sono allontanate e rischiano di disperdersi» e anche «settori della società italiana che la crisi politica e culturale del centrodestra ha rimesso in moto».

La premessa di tutto è il «fallimento del berlusconismo», in piena crisi «politica e culturale», che rende «ancora più necessaria e urgente», «realistica e praticabile», la «prospettiva costitutiva del Partito democratico».

Di fronte a questa crisi non bisogna «arroccarsi in difesa» o peccare di «mancanza di coraggio». Ma piuttosto ci vuole una «alternativa credibile», è «il momento di uscire allo scoperto e di avanzare proposte coraggiose e innovative». Non vanno bene, per essere espliciti, i progetti “neo frontista” e “neo centrista”: sono frutto di «una visione angusta e rinunciataria».

Serve invece, si legge sempre nel documento, puntare su un «allargamento dell’area dei propri consensi» con «un programma riformista», «un progetto innovativo per il Paese», «una classe dirigente fortemente rinnovata». Non serve la “riedizione regressiva del compromesso storico» o una «tardiva adesione alla socialdemocrazia». Serve, in uno slogan, la «vocazione maggioritaria» del Pd.

Evasione fiscale più forte della ripresa

La ripresa rallenta al contrario dell’evasione fiscale che ha raggiunto «cifre sbalorditive». Questa l’analisi del Centro studi Confindustria nel suo ultimo rapporto in cui si evidenzia che la ripresa italiana e internazionale «perde slancio dopo l’accelerazione superiore alle attese nella prima metà dell’anno». In particolare, il Pil nel 2010 viene confermato all’1,2%, mentre la stima del 2011 viene rivista al ribasso dall’1,6% all’1,3%.

Secondo l’associazione degli industriali, inoltre, l’ammontare delle risorse sottratte ogni anno alle casse pubbliche ha raggiunto «cifre sbalorditive», valori molto superiori a 125 miliardi. E il sommerso ha registrato un grande balzo: l’incremento è bruscamente accelerato nel 2009, tanto che il suo peso ha oltrepassato il 20% del pil (al Sud al doppio che al Nord).

A causa dell’evasione anche la pressione fiscale effettiva, prosegue il Centro studi, va rivista e posta ben sopra il 54% nel 2009, contro il 51,4% indicato a giugno e il 42,2% di quella apparente contenuta nei documenti ufficiali.

A preoccupare è anche la situazione riguardante l’occupazione: il 2010 si chiuderà con 480mila persone occupate in meno rispetto a inizio 2008, al netto degli effetti statistici derivanti dalla regolarizzazione degli immigrati. E in questa cifra 30 mila posti sono a rischio solo negli ultimi sei mesi dell’anno. La disoccupazione inoltre resterà alta anche nel 2011: il tasso salirà terminando il prossimo anno al 9,3%.

Secondo la presidente Emma Marcegaglia il peggio «è alle spalle», la »recessione non c’è più», ma in Italia c’è ancora il problema della bassa crescita, dunque non sono più rinviabili le riforme. E a tale proposito la leader degli industriali si è soffermata sulla situazione politica sottolineando che «andare a elezioni sarebbe inaccettabile in questo momento, questo governo ha il diritto e anche il dovere di governare».

Sulla stessa linea il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni che chiede al governo più fatti e meno chiacchiere. Per i consumatori, invece, senza interventi il 2010 sarà vicino allo zero mentre l’opposizione con Pd e Idv affermano come le previsioni dell’associazione degli industriali stanno a dimostrare il fallimento dell’azione del governo.

Perso mezzo milione di posti di lavoro

La ripresa economica rallenta, c’è “un’evasione fiscale sbalorditiva” e iniziano a soffiare “venti contrari”. In più, in tre anni, ci sono 480mila occupati in meno. Lo sostiene il centro studi di Confindustria (Csc) nel rapporto d’autunno sugli scenari economici: «L’estate – spiega il Csc – ha accumulato nuovi dubbi sugli sviluppi nell’immediato futuro. La messe di statistiche congiunturali è stata più scarna di notizie positive e fa presagire un rallentamento. È legittimo il timore che la frenata sia determinata dal prevalere di venti contrari che impediscono il consolidamento e l’autostenibilità della fase espansiva». Tuttavia, il centro studi «ritiene tuttora più probabile uno scenario ispirato a un prudente ottimismo, dove i rischi al ribasso sono bilanciati da possibili sorprese positive, le forze negative non sono destinate a prevalere e la frenata resta confinata a un paio di trimestri, essendo il frutto del naturale succedersi di strappi in avanti e momenti di riposo».

Il Centro studi Confindustria stima che il 2010 si chiuderà con 480mila persone occupate in meno rispetto a inizio 2008, al netto degli effetti statistici derivanti dalla regolarizzazione degli immigrati. E in questa cifra 30 mila posti sono a rischio solo negli ultimi sei mesi dell’anno. La disoccupazione inoltre resterà alta anche nel 2011: il tasso salirà terminando il prossimo anno al 9,3%. «La creazione di posti di lavoro – si legge nel rapporto “Le Sfide della politica economica per rafforzare la crescita italiana” – si rafforzerà progressivamente nel 2011, ma anche allora la variazione netta dell’occupazione sarà negativa a causa degli esuberi rimandati grazie al ricorso alla cig durante la crisi. A frenare la risalita dell’occupazione contribuiranno inoltre frizioni nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro». Sull’andamento del tasso di disoccupazione incideranno inoltre secondo Confindustria «le decisioni di partecipazione al mercato del lavoro della popolazione in età lavorativa. Dopo a flessione del 2009 dovuta agli effetti di scoraggiamento (-0,5%), la forza lavoro è risultata in crescita nella prima metà del 2010 (+0,3% rispetto alla seconda parte del 2009). Assumendo che continui ad aumentare nei prossimi trimestri tanto da determinare un +0,5% e un +0,3% in media d’anno nel 2010 e nel 2011, il tasso di disoccupazione raggiungerà l’8,7% a fine 2010 (8,6%) in media d’anno e il 9,3% a fine 2011 (9,1% in media d’anno)».

L’evasione fiscale è ormai a livelli “sbalorditivi” e vale molto più di 125 miliardi di euro. «L’ammontare delle risorse sottratte ogni anno alle casse dello Stato – afferma il centro studi di Confindustria nel rapporto d’autunno sugli scenari economici – ha raggiunto cifre sbalorditive: 125 miliardi secondo i calcoli del Csc elaborati a giugno, che alla luce dei nuovi dati sul sommerso diffusi nel frattempo dall’Istat appaiono nettamente sottostimati».

Secondo Confindustria bisognerà aspettare il 2013 per vedere l’economia italiana tornare a correre come nel 2007, prima della crisi. Nel rapporto si dice che, «tenendo conto delle statistiche estive meno brillanti dell’atteso anche per l’economia italiana, e di un tasso di cambio più sfavorevole, le previsioni di crescita vengono ritoccate all’ingiù nel 2011, quando la frenata globale si farà sentire in Eurolandia e in Italia». Alla fine del biennio 2010-11, quindi, «sarà del 3,7% il minor prodotto da recuperare e di questo passo i valori medi del 2007 non si raggiungeranno prima del 2013».

Il Papa in Scozia inizia la visita al Regno Unito

Ha avuto inizio il viaggio del papa Benedetto XVI nel Regno Unito di Gran Bretagna, un viaggio carico di aspettative per quello che il pontefice saprà dire all’umanità tutta attraverso i discorsi e le omelie che cadenzeranno la sua visita. Il nostro giornale proporrà i passaggi salienti in maniera integrale, per non cadere nell’errore comune ai giornali nazionali di ridurre in maniera impropria o di strumentalizzare le parole del papa. Vista la loro importanza, non riteniamo opportuno fare altro che trascrivere.

VISITA A SUA MAESTÀ LA REGINA E INCONTRO CON LE AUTORITÀ

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Palazzo Reale di Holyroodhouse – Edimburgo
Giovedì, 16 settembre 2010

Maestà,

grazie per il Suo gentile invito a compiere una visita ufficiale al Regno Unito e per le Sue cordiali parole di saluto, a nome del popolo britannico Nel ringraziare Vostra Maestà, mi permetta di estendere i miei saluti a tutto il popolo del Regno Unito e porgere con amicizia la mano a ciascuno.

È un grande piacere per me iniziare il mio viaggio salutando i Membri della Famiglia Reale, ringraziando in particolare Sua Altezza Reale il Duca di Edimburgo per il suo gentile benvenuto datomi all’aeroporto di Edimburgo. Esprimo la mia gratitudine all’attuale e ai precedenti governi di Vostra Maestà ed a quanti hanno collaborato con essi al fine di rendere possibile questa occasione, fra cui Lord Patten e il precedente Segretario di Stato Murphy. Vorrei pure prender atto con profondo apprezzamento del lavoro svolto dal “All-Parliamentary Group on the Holy See”, che ha grandemente contribuito al rafforzamento delle relazioni amichevoli che esistono fra la Santa Sede e il Regno Unito.

Nel dare inizio alla visita al Regno Unito nella storica Capitale della Scozia, saluto in maniera speciale il Primo Ministro Salmond ed i rappresentanti del Parlamento scozzese. Come le Assemblee del Galles e dell’Irlanda del Nord, possa anche il Parlamento scozzese crescere nel suo essere espressione delle nobili tradizioni e della distinta cultura degli scozzesi ed adoperarsi per servire i loro interessi migliori in spirito di solidarietà e di premura nei confronti del bene comune.

Il nome di Holyroodhouse, residenza ufficiale di Vostra Maestà in Scozia, evoca la “Santa Croce” e fa volgere lo sguardo alle profonde radici cristiane che sono tuttora presenti in ogni strato della vita britannica. I monarchi d’Inghilterra e Scozia erano cristiani sin dai primissimi tempi ed includono straordinari Santi come Edoardo il Confessore e Margherita di Scozia. Come Le è noto, molti di loro hanno esercitato coscienziosamente i loro doveri sovrani alla luce del Vangelo, modellando in tal modo la nazione nel bene al livello più profondo. Ne risultò che il messaggio cristiano è diventato parte integrale della lingua, del pensiero e della cultura dei popoli di queste isole per più di un millennio. Il rispetto dei vostri antenati per la verità e la giustizia, per la clemenza e la carità giungono a voi da una fede che rimane una forza potente per il bene nel vostro regno, con grande beneficio parimenti di cristiani e non cristiani.

Troviamo molti esempi di questa forza per il bene lungo tutta la lunga storia della Gran Bretagna. Anche in tempi relativamente recenti, attraverso figure come William Wilberforce e David Livingstone, la Gran Bretagna è direttamente intervenuta per fermare la tratta internazionale degli schiavi. Ispirate dalla fede, donne come Florence Nightingale servirono i poveri e i malati, ponendo nuovi standard nell’assistenza sanitaria che successivamente vennero copiati ovunque. John Henry Newman, la cui beatificazione celebrerò fra breve, fu uno dei molti cristiani britannici della propria epoca la cui bontà, eloquenza ed azione furono un onore per i propri concittadini e concittadine. Questi e molti altri come loro furono mossi da una fede profonda, nata e cresciuta in queste isole.

Pure nella nostra epoca possiamo ricordare come la Gran Bretagna e i suoi capi si opposero ad una tirannia nazista che aveva in animo di sradicare Dio dalla società e negava a molti la nostra comune umanità, specialmente gli ebrei, che venivano considerati non degni di vivere. Desidero, inoltre, ricordare l’atteggiamento del regime verso pastori cristiani e verso religiosi che proclamarono la verità nell’amore; si opposero ai nazisti e pagarono con la propria vita la loro opposizione. Mentre riflettiamo sui moniti dell’estremismo ateo del ventesimo secolo, non possiamo mai dimenticare come l’esclusione di Dio, della religione e della virtù dalla vita pubblica conduce in ultima analisi ad una visione monca dell’uomo e della società, e pertanto a “una visione riduttiva della persona e del suo destino” (Caritas in veritate, 29).

Sessantacinque anni orsono la Gran Bretagna giocò un ruolo essenziale nel forgiarsi del consenso internazionale del dopo-guerra, il che favorì la fondazione delle Nazioni Unite e diede inizio ad un periodo di pace e di prosperità in Europa, sino a quel momento sconosciuto. Negli anni più recenti la comunità internazionale ha seguito da vicino gli eventi nell’Irlanda del Nord, i quali hanno condotto alla firma dell’Accordo del Venerdì Santo ed alla devoluzione di poteri all’Assemblea dell’Irlanda del Nord. Il governo di Vostra Maestà e quello dell’Irlanda, unitamente ai leader politici, religiosi e civili dell’Irlanda del Nord, hanno sostenuto la nascita di una risoluzione pacifica del conflitto locale. Incoraggio quanti sono coinvolti a continuare a camminare coraggiosamente insieme sulla via tracciata verso una pace giusta e duratura.

Il governo e il popolo sono coloro che forgiano le idee che hanno tutt’oggi un impatto ben al di là delle Isole britanniche. Ciò impone loro un dovere particolare di agire con saggezza per il bene comune. Allo stesso modo, poiché le loro opinioni raggiungono un così vasto uditorio, i media britannici hanno una responsabilità più grave di altri ed una opportunità più ampia per promuovere la pace delle nazioni, lo sviluppo integrale dei popoli e la diffusione di autentici diritti umani. Possano tutti i britannici continuare a vivere dei valori dell’onestà, del rispetto e dell’equilibrio che hanno guadagnato loro la stima e l’ammirazione di molti.

Oggi il Regno Unito si sforza di essere una società moderna e multiculturale. In questo compito stimolante, possa mantenere sempre il rispetto per quei valori tradizionali e per quelle espressioni culturali che forme più aggressive di secolarismo non stimano più, né tollerano più. Non si lasci oscurare il fondamento cristiano che sta alla base delle sue libertà; e possa quel patrimonio, che ha sempre servito bene la nazione, plasmare costantemente l’esempio del Suo governo e del Suo popolo nei confronti dei due miliardi di membri del Commonwealth, come pure della grande famiglia di nazioni anglofone in tutto il mondo.

Dio benedica Vostra Maestà e tutte le persone del Vostro Reame. Grazie.

Francia, velo integrale al bando. Ora anche noi…

La Francia ha adottato in via definitiva il disegno di legge che vieta di indossare il velo islamico integrale nei luoghi pubblici. Dopo il via libera dato dalla camera bassa del Parlamento lo scorso luglio, ieri il senato ha approvato il testo con 246 voti favorevoli e uno contrario. Nonostante il parere negativo del Consiglio di Stato. Il testo non menziona esplicitamente il burqa o il niqab, ma la «dissimulazione del volto nei luoghi pubblici», che includono strade e piazze. E «i luoghi aperti al pubblico» (negozi, ristoranti, parchi e affini) o «destinati a un servizio pubblico» (scuole, ospedali, uffici, ecc).

Il provvedimento prevede una multa di 150 euro e un corso di educazione civica per tutte le donne che indosseranno burqa o il niqab. Rischia invece fino ad un anno di carcere e un’ammenda di 30mila euro chiunque costringa la propria compagna a coprire il capo. La legge non entrerà in vigore prima della prossima primavera, dopo un periodo di sperimentazione. Sempre che la Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi su un ricorso contro il provvedimento, non decida diversamente. Dure polemiche sono arrivate dalle associazioni in difesa dei diritti delle donne e del mondo islamico, ma il presidente Nicolas Sarkozy, in crisi nei sondaggi e alle prese con il controverso piano di rimpatri di rom, si è mostrato determinato ad andare avanti, nella convinzione che il velo islamico rappresenta un attentato alla dignità della donna ed è incompatibile con i valori su cui si fonda la Repubblica. A questo riguardo, la legge afferma che «le pratiche radicali lesive della dignità e della parità tra uomini e donne, tra cui quella di portare il velo integrale, sono contrarie ai valori repubblicani».

La Francia, dove secondo le stime del ministero degli Interni circa 2mila donne indossano il burqa, sarà il primo Paese europeo a vietarlo. Una misura, questa, che l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha criticato nei mesi scorsi, sostenendo che il divieto di nascondere il volto viola i diritti a libertà d’espressione e alla libertà religiosa delle donne. Nel frattempo, una misura simile è in via d’adozione anche in Belgio, che si appresta ad adottare l’interdizione totale del velo islamico integrale. Il progetto di legge approvato a fine aprile dalla Camera dei deputati deve essere ora varato anche dal Senato. In Olanda diversi progetti di legge che riguardano il divieto del velo integrale sono tuttora in preparazione. Persino in Spagna, dopo le iniziative di alcuni comuni che proibiscono il velo integrale in pubblico, il governo prevede d’includere in una futura legge sulla “libertà di religione” una misura che restringa l’uso del burqa nei luoghi pubblici.

Pronte le “adesioni” anche in Italia. Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, ha auspicato una decisione analoga anche da parte del governo italiano: «Libertà di fede, ma anche garanzia di sicurezza. Nessuna limitazione al suo uso in contesti privati, ad evidente tutela della libertà individuale, ma ammende per chi in contesti come scuole, parchi o mezzi di trasporto si copre, volontariamente o per costrizione, al punto da rendere impossibile la propria identificazione». Plaude anche il Capogruppo della Lega Nord alla Camera, Marco Reguzzoni: «Riteniamo giusta la scelta fatta dalla Francia sia in termini di sicurezza che in termini culturali».

Qui si minaccia il rogo di un libro e loro bruciano le persone

La peggiore giornata di sangue da quando è iniziata la rivolta anti indiana del Kashmir: vittime ancora una volta i cristiani. Almeno 18 le vittime in tutta l’India: a innescare le violenze le immagini trasmesse dalla tv iraniana Press tv (subito oscurata) dei due estremisti che sabato hanno strappato delle pagine del Corano davanti alla Casa Bianca. Come una miccia in una polveriera.

Almeno 7 i morti negli scontri fra estremisti e polizia, compreso un agente. Una settantina i feriti complessivi. Dimostrazioni si sono tenute in altre città e nella stessa Srinagar, capitale dello Stato del Kashmir, dove gruppi di manifestanti hanno bloccato le strade principali per improvvisare letture del Corano.

«L’attacco alla scuola cristiana a Tangmarg è un atto deplorevole», ha dichiarato il capo della polizia del Kashmir. «Chiediamo alla popolazione di non diffondere notizie non verificate relative a supposte profanazioni del Sacro Corano». Timori per un diffondersi delle violenze che potrebbero avere come obiettivo la minuscola comunità cattolica, è stata espressa dal vescovo di Jammu-Kashmir, monsignor Peter Celestine. «La proposta di bruciare il Corano, anche se poi ritirata, ha causato una situazione molto tesa, ci sono paura e timore», ha confermato in un’intervista diffusa da Asia News.

«Una violenza contro ogni ragionevolezza, perchè contro la vita di persone innocenti», ha commentato il segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, monsignor Celata. Nel confinante Stato del Punjab, nella notte di domenica una folla infuriata aveva assalito e incendiato una chiesa e diversi veicoli in sosta nel quartiere di Loha Bazar nella città di Malerkotla, zona a maggioranza islamica dove i rapporti tra musulmani e cristiani sono sempre stati perlopiù di cooperazione. Nella città ancora la notte scorsa è stato imposto il coprifuoco per timore di nuove violenze.

Come al solito: noi in Occidente ci premuriamo di condannare chi minaccia di dare fuoco a un libro, mentre nel mondo islamico danno fuoco alle persone e la cosa sembra quasi naturale… Dove è finita la ragionevolezza?