Abbiamo oggi un’importante occasione di poter ricordare il venerabile John Henry Newman, cardinale di Santa Romana Chiesa e sacerdote dell’oratorio di San Filippo Neri, che ha dato e ancora oggi fornisce motivo di riflessione e soprattutto di pensare di là dalle mode e del puro apparire. Apparire che oggi sembra così importante rispetto ai contenuti fondamentali della vita dell’uomo e della sua ricerca intorno alla verità, che è tema della filosofia e della fede. Sono trascorsi poco più di duecento anni dalla sua nascita e il suo pensiero, nato da un profondo ripensamento della fede, alla luce delle domande della filosofia e della storia, dimostra tutta la sua attualità. E’un pensiero consapevole che nella ricerca, nell’humilitas, come sosteneva San Bonaventura da Bagnorea, della verità l’uomo possa raggiungere nel modo più completo la sua dignità: dignità che è soprattutto libertà d’essere ciò che Dio ha insito nella natura stessa dell’uomo e, nel frattempo, è coscienza di questa stessa libertà, intesa come consapevolezza di un servizio da compiere a favore dell’uomo. In questa prospettiva tutta la vita e tutte le opere del Venerabile John Henry Newman testimoniano un desiderio di approfondire e di ricercare quel fondamento che, solo, è in grado di dare all’uomo il suo più autentico significato.
Allora come ora, il cardinale inglese c’indica la via, che non è fatta di “pensierini” sul presente, sulle attualità di mercato o di quanto inconsapevoli intellettuali al soldo di qualche parte, ambiziosi più di dominio e di protagonismo, che non di sincera ricerca di verità, affermano con pomposa sicumera che esiste solo la dimensione della politica, da loro fatta coincidere con la filosofia tout court. In realtà costoro rendono il piccolo, grande, il micro, mega, la parte, il tutto; finiscono con il ritenere che l’uomo sia solo ad una dimensione, quella che loro ritengono debba essere nel mondo di una prassi inconsapevole e priva di fondamenti. Proprio costoro ritengono che la storia sia il centro dell’uomo, ma la loro storia altro non è che un succedersi d’avvenimenti, dei quali non danno che la ragione strumentale e soprattutto temono che nel presente si neghi quella prospettiva futura che serve a loro come al condottiero dell’asino, la carota. Infatti, dimenticano che Ex ipso, et per ipsum, et in ipso sunt omnia, come meditava proprio Newman (Meditazioni su Dio), dipende il significato che l’uomo può e deve dare alla propria esistenza, richiamandosi alla propria natura, a quell’interiorità che è fonte per ricercare autenticamente con tutto noi stessi proprio la verità. Infatti ” o sei quello che sei o non sei nulla” affermava il pensatore. Parola non di moda, nemmeno il parlarne, perché se ne ha paura e soprattutto si cerca – disperatamente- di affermarne molte, in modo che nessuno possa discutere la propria, che è, in realtà, un’opinione, costruita con ragione forzata, e timorosa di confrontarsi, perché sa, seppur inconsapevolmente, d’essere costruzione fragile, fondata sul proprio parziale sentire, scambiato per intellettualità, dove l’intelligenza del fondamento è negata, perché negatrice proprio di quel parziale sentire.
Il cardinale J.H. Newman, ci dà la figura di un uomo di fede, non ristretto al puro momento storico. E’ questo il pregio di questo nuovo Beato, che ha il dono di parlare un lingua di là dal tempo in cui visse, perché il suo pensiero si propone costantemente, anche come sfida, alla ricerca della verità di cui l’uomo non può fare a meno, anche quando la nega o la riduce ad un solo suo aspetto.





