Vorrei fare qualche precisazione e proporre qualche riflessione su alcune affermazioni contenute nell’intervista al vicegovernatore della Catalogna Josep Luis Carod Rovira apparsa il 14/VIII/10 nel Corriere veneto online e intotolata:
“E la Catalogna prende le distanze. “Il nostro modello? É un’altra cosa.”
Per prima cosa il titolo é fuorviante, funzionale alla linea politica del giornale che la pubblica. Non é vero che la Catalogna prenda le distanze dal Veneto. Al massimo chi prende le distanze é il signor Carod Rovira, attuale vicepresident del Govern di Catalogna, rappresentante di un partito, Esquerra Repubblicana, che in Catalogna non raggiunge il 10%, emarginato nel governo catalano e nel suo partito, dal quale quasi sicuramente non verrá presentato come candidato alle prossime elezioni autonomiche.
In secondo luogo non corrisponde a veritá che la Catalogna non si sia mai sognata di proclamare: “prima i Catalani” come afferma in maniera drastica il Carod Rovira nella prima domanda.
Nei primi anni del governo Pujol, (presidente della Catalogna dall’80 al 2003) uno degli slogans proclamati e diffusi da tutti i mezzi di comunicazione a disposizione della Generalitat fu “Cataluña primero” lo afferma in modo esplicito lo stesso Pujol nelle sue memorie “Tiempo de construir, Barcellona, Destino, p. 194.
Certo l’espressione “prima Catalogna” non é la stessa di ·”prima i Catalani” (corrispondente a “prima i Veneti·): la prima si riferisce ad un territorio e la seconda alle persone che vi abitano. Anche se possono sembrare sottilezze semantiche le due espressioni possono sottintendere due progetti e idee differenti di federalismo, e ha ragione perció Carod Rovira, (che di semantica se ne intende dato che é laureato in filofogia catalana, corrispondente alla nostra laurea in lettere) quando ne mette in evidenza le differenze.
“Prima Catalogna”, infatti, faceva appello a tutte le persone che vivevano e lavoravano in Catalogna (per cui catalani di vecchia data e immigranti provenienti dalle varie regioni della Spagna) affinché partecipassero come protagonisti alla ricostruzione della nazione (nació) catalana, oppressa da secoli di potere centrale e da 40 anni di dittatura franchista. Per cui “prima Catalogna” era inteso ….prima Catalogna rispetto a Madrid e al resto di Spagna: Chiaramente il contro potere con cui la Catalogna doveva confrontarsi (e si confronta tuttora) era ed é quello accentratore e oppressore dello stato spagnolo Jordi Pujol delinea questo obiettivo con queste parole (ibidem). “Dovevamo proporre un progetto di paese nel quale tutti si sentissero a gusto dal punto di vista economico e sociale e che promovesse la convivenza e la democrazia, il rispetto per la nostra storia, la nostra cultura e la nostra lingua….Elaborammo un altro slogan (oltre a “Cataluña primero”): “Una Catalogna per tutti.”
L’espressione “Prima i Veneti” puó essere interpretata ed é interpretata (da Cartod Rovira e dalla intervistatrice Elisabetta Rosaspina) come prima i Veneti che risiedono da 10 – 15 – 20 o piú anni nella regione rispetto ai “non Veneti” (gli emigranti) ….. nelle graduatorie dei vari servizi offerti dalla Regione e dai poteri locali.
Con questa interpretazione i Veneti (residenti nella regione da poco o da molto) finiscono per contendersi tra loro le sempre piú limitate risorse che lo stato centrale restituisce alla regione, dopo averle sequestrate in modo sistemaco e autoritario alla stessa regione.
E’ difficile costruire un popolo, una nazione, una regione, un paese se tutti non collaborano al progetto e non si sentono a gusto da punto di vista economico e sociale.
Per I Veneti, come per i Catalani, il potere con cui devono confrontarsi e fare i conti é quello centrale, quello che sottrae ogni anno alla regione Veneto 10 miliardi di euro, (quasi il bolancio intero della regione). In pratica il Veneto mantiene con il proprio lavoro un’altra regione equivalente per numero di abitanti. Con un minore “saccheggio” delle risorse prodotte nel Veneto da parte dello stato centrale ci sarebbero risorse per tutti i Veneti, (residenti da sempre, da molto o da poco).
Forse Zaia farebbe bene a spiegare che cosa significhi quel “Prima i Veneti” o “Prima il Veneto” che propone nello Statuto. Anzi, a nostro avviso, un suo invito diretto in modo speciale ai “Terroni” che hanno scelto il Veneto per viverci e lavorare a partecipare alla costruzione del nuovo Veneto non sarebbe del tutto inopportuno.
Dopotutto interessa anche “Terroni//Veneti· che il Veneto non sia “saccheggiato delle sue risorse e alla regione Veneto interessa che i Veneti/terroni cooperino con la loro innata intraprendenza e dialettica alla difesa della loro terra d’adozione..
No, non dimentichiamoli subito, anche se è agosto, i cristiani “giustiziati” in Afghanistan dai taleban. Stavano dando aiuto generoso e gratuito a degli stranieri sconosciuti solo perché questi ultimi ne avevano – e ne hanno – estremo bisogno. Lo stavano facendo a rischio della propria vita, questi occidentali (dentisti, oculisti, infermieri…) nelle più sperdute contrade afghane. Erano volontari che avevano abbandonato tutto, casa, famiglia, sicurezza, carriera, per darsi agli altri “senza se e senza ma”. Veri cristiani, non controfigure. Come don Santoro, come monsignor Padovese, come l’incessante teoria di credenti in Cristo che vanno arricchendo – anche in questo secolo Ventunesimo – la storia gloriosa di chi ama il prossimo «come se stesso», fino al sacrificio. Facile a dirsi, eroico a farsi. E sono questi gli uomini e le donne di cui il mondo ha maggior bisogno. Essi sono stati (e molti di loro ancora sono) vivi e operanti «in mezzo» a noi, nel nostro «mondo», come sta scritto. E, come sta scritto, il mondo non li ha riconosciuti e non li riconosce.


