Il “Nemico del Popolo” colpisce ancora. Il Presidente della Camera on. Gianfranco Fini non perde occasione per combattere la sua battaglia contro la gente del Nord che vota per la Lega, per il federalismo, per la giustizia, per l’equità sociale, per la maggiore democrazia, per le radici cristiane a fondamento della società, per l’onestà, per la buona amministrazione.
Secondo Fini, la politica deve «contrastare in modo molto netto» invenzioni come le affermazioni separatiste della Lega «perchè la coesione nazionale rischia di affievolirsi senza un contrasto alle sortite separatistiche». Lo ha affermato partecipando a un convegno della fondazione Farefuturo e della Fondazione Spadolini, precisando che «serve un’azione pedagogica e culturale che riaffermi il senso della coesione nazionale».
Secondo Fini non basta contrastare la sortita propagandistica, ma occorre anche essere capaci di far capire che essere italiani significa riconoscersi in alcuni valori non trattabili che sono alla base di un’identità di un popolo. È per questo che, per Fini, «bisogna stare attenti a non derubricare le affermazioni della Lega come sortite goliardiche fini a sè stesse». Peccato che Fini veda come nemico dei valori fondanti della Costituzione, quelli della Prima Parte che sono quasi sempre inapplicati, proprio i leghisti che li usano come cavalli di battaglia anziché per esempio gli immigrati musulmani, che di adeguarsi a quei valori non ci pensano nemmeno lontanamente e ai quali Fini vuole dare la cittadinanza con facilità. Se quei valori fossero praticati e rispettati, forse la Lega Nord non sarebbe mai nata.
Fini ha sottolineato poi che la Padania è «un’invenzione propagandistico-lessicale della Lega»; un’invenzione che occorre contrastare. Per la terza carica dello Stato non si tratta di stracciarsi le vesti denunciando «che è a rischio l’unità nazionale», bensì si tratta di lanciare l’allarme sul fatto che è a rischio «la coesione nazionale». Per Fini è necessaria «una vera e propria azione pedagogica e culturale da parte della cultura politica nazionale», che rifugga, però, dal celebrare un’italianità in senso museale, riducendola a una serie di icone di memoria patria prive di attualità.
Viene in mente il Metternich, grande politico dell’Impero Austroungarico, che a margine del Congresso di Vienna dichiarò che l’Italia era solo un’espressione geografica che non era mai esistita come entità politica. Aveva ragione, Metternich, poi la Storia ha decretato la nascita dell’Italia dopo circa 50 anni; ha ragione, Fini, ma la Storia potrebbe decretare la nascita della Padania nello stesso tempo, perché i confini cambiano, cambiano i sentimenti del popolo, evolvono gli ideali, i modelli sociali, i sistemi di produzione e di distribuzione della ricchezza, le forme di stato e di governo. E anche il sentimento di coesione nazionale, come la stessa idea di nazione in cui un cittadino si identifica.
Fini poi ha sottolineato come i mondiali insegnino una cosa. E cioè che «in Germania è in corso un dibattito perché nella Nazionale giocano molti di nazionalità tedesca ma di genitori nati altrove. È la riprova del fatto che una società che deve affrontare il futuro ha l’obbligo di porsi il problema dell’integrazione dello straniero soprattutto se questi riconosce pienamente alcuni valori, giurando fedeltà a quella Costituzione e, divenendo figlio di quella comunità, arriva magari perfino alla maglia della Nazionale». Ecco, se lo ricordi soprattutto Fini: chi non rinnega Allah non può aderire ai valori della Costituzione Italiana se non mentendo, se non con un falso giuramento peraltro autorizzato dall’Islam. Solo chi non sa niente dell’Islam, e pensa che sia una religione come le altre e tra le altre, può pensare il contrario.
Per quanto riguarda la nazionale di calcio e i mondiali, speriamo che l’incubo finisca presto e che questi giocatori dopolavoristi (la loro prima professione è fare spot pubblicitari e vendere servizi alle riviste di gossip) tornino a casa presto.
Nel frattempo, Forza Serbia, baluardo dell’Europa cristiana!








