Fini va da Lucia Annunziata in «Mezz’ora» per suonare il flauto dolce e abbassare i toni, mentre il suo “ideologo” di FareFuturo Alessandro Campi con un’intervista a «Repubblica» avverte che, se salta tutto, potrebbe nascere un governo tecnico con il Pd. Dunque, qual è il vero volto del presidente della Camera? Mantiene le sue posizioni e allo stesso tempo in televisione sostiene che il governo e la leadership di Berlusconi non sono in discussione: non dà nessun appiglio per farsi cacciare dal Pdl. Ma Berlusconi ha capito il gioco, spiegano gli uomini che gli sono vicini, non abbocca alla versione moderata di Fini, che lascia ad altri (in questo caso a Campi) il compito di far balenare l’ipotesi di schieramenti alternativi anti-berlusconiani.
Fini, come Giano Bifronte, dice due diverse verità contemporaneamente, a seconda di chi gli sta davanti. La sola cosa che vuole scongiurare è il ricorso al voto anticipato che definisce “un atto irresponsabile”. Irresponsabile perché, di grazia? Forse perché sancirebbe la fine dell’ostruzione alla riforma federale dello Stato compiuta dall’interno della maggioranza? Forse perché stavolta sarebbe la cura definitiva contro il cancro che dal 1994 impedisce al Nord Italia di ottenere quelle leggi che garantirebbero un riequilibrio dei diritti tra cittadini della Repubblica? Quel cancro che è il doppiogiochismo con il quale Fini, con la spalla di Casini e soci ex DC, ha gabbato la Lega Nord tanto nel 1996, quanto nel 2006?
Nossignore, on. Fini. Stavolta nessuno si fa incantare. Il gioco è stato scoperto e nessuno ci casca. Cosa accadrà lo vedremo e i politici sono sotto l’attenzione del popolo, che giudicherà in maniera consapevole qualsiasi sia l’evoluzione. Se si potranno fare le riforme promesse in campagna elettorale, bene. Sennò si torni a votare con un programma finalizzato esclusivamente su di esse. Il Paese non può più andare avanti sotto il giogo che lo sta schiacciando e che il vecchio potere centralista, impersonato da Fini, vuole continuare a imporre.





