L'angelo a S. Marco
Pax tibi Marce
Evangelista meus...

Vangelo Gv 1,1
In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio..
Riforma finanziaria: la parola è sulla bocca di tutti, ma pochi sanno veramente di cosa si tratta e come realizzarla. La necessità di un rinnovamento globale delle regole della finanza è la prima sfida dei Paesi più sviluppati. Se non verrà affrontata adeguatamente, c’è il rischio di un nuovo collasso mondiale.
La si volti come si vuole, ma il terrorismo internazionale del giorno d’oggi è compiuto sempre da persone di religione musulmana. Si potrà discutere sull’uso strumentale della religione, e sarebbe davvero interessante farlo per vedere se gli assassini sbagliano o se sono invece fedeli al Profeta, si potranno fare mille ragionamenti sulle condizioni sociopolitiche, sulla povertà, sull’ignoranza, sull’imperialismo, su quel che si vuole: ma i fatti sono fatti, e sono inoppugnabili.
L’autoproclamato Emiro del Caucaso del Nord, Doku Umarov, leader dei “ribelli” della regione, ha rivendicato il duplice attentato alla metro di Mosca con un video postato nel sito Kakvakcenter, ritenuto vicino alla guerriglia.
“Eloì, Eloì, lemà sebactàni!”
(“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”)
- Frase attribuita a Gesù morente in croce dai Vangeli sinottici di Matteo (27,46) e Marco (15,34), ma anche inizio del Salmo 22 (22,2) da leggere completamente per capire il vero significato di quella frase, pronunciata proprio in quel momento da Gesù…
Nella settimana di Pasqua riflettiamo sulla seconda Persona Trinitaria che è il Figlio Eterno, incarnato per noi e per tutti in Gesù Cristo. Per farlo dobbiamo partire dal Dio in cui credono i Cristiani, spiegandolo per quanto è possibile.
Dio è Amore.
Nessuno chiede la testa del segretario. Il congresso si è chiuso da pochi mesi e «non può essere che a ogni elezione si cambia». Ma tira una brutta aria nel Pd. Non è la resa dei conti già vista ai tempi di Walter Veltroni. Non è il redde rationem dell’era Franceschini. Però i predecessori di Pierluigi Bersani arrivano al coordinamento convocato per fare il punto del voto con un quadro chiaro della situazione. Area democratica, ovvero la corrente di opposizione interna che fa capo ai primi due leader piddì, ha già messo sul tavolo l’analisi del risultato, con un esito ben diverso da quello mostrato da Bersani in conferenza stampa.
Cambiare? No Grazie! Questa è, a mio avviso, la lettura che è possibile compiere dopo le elezioni a proposito della sinistra in genere e del Partito Democratico in particolare. La sinistra ha tenuto là dove è, si dice, storicamente forte, dove esiste un consolidato tradizionalismo di maniera nel voto, là dove sempre e comunque e in ogni settore è stato possibile, è possibile e sarà possibile, operare solo e soltanto con l’avallo di coloro che detengono i gangli del potere amministrativo e regionale e, insieme a questi, quelli del credito e della finanza. Le cosiddette “regioni rosse” hanno confermato e non potevano fare altrimenti. L’ascesa al comitato centrale come segretario di Bersani aveva già tracciato la linea nella quale la sinistra intendeva muoversi, ossia quella della conservazione delle posizioni di potere. La paura di perderle aveva contrassegnato proprio la lotta tra Veltroni e D’Alema. Certo, si sarebbe andati incontro ad una certa delusione, soprattutto nelle frange più desiderose di movimento, di inseguire almeno nella società quello che viene detto il cambiamento, ossia droghe leggere assolutamente libere, eutanasia attiva e passiva, matrimoni di tutte le specie, e per finire sempre e comunque “panem et circenses”. La storia e i voti del popolo sovrano in una democrazia hanno stabilito diversamente da quello che la sinistra sperava. Ed ecco iniziare immediatamente il giochetto, tipico dei fanciulli, di accusare l’avversario di non essere capace, di non essere intelligente, di avere grane al suo interno. Certo seguiranno la lezione di Mao Ze Dong, l’antico Mao Tse Tung, tanto amato nel 1968 e oltre, ossia l’autocritica verrà, come per il dittatore cinese, lasciata agli avversari e mai rivolta a se stessi.
A xe na vitoria granda! I Elettori ga fato un quarantoto. El Veneto torna a còrar e se vèrze na nova storia.
Ne tocarà, i giorni a vegner, de lesar sui giornai i rajonamenti dei studai sul voto; i discorerà sui “flussi elettorali”, sui “dati scorporati” – e ghe mancaria altro. I fa ben!
La Lega Nord trionfa, sfondando il 36% di consenso elettorale e distanziando di 10 punti il Popolo delle Libertà. La Sinistra viene spazzata via e il consenso al presidente Zaia è del 60%.
Un trionfo che segna una meta, ma anche un punto di partenza verso gli obiettivi veri del popolo Veneto: l’autonomia fiscale, il federalismo politico e, un domani, il ritorno alla sovranità.
Umberto Bossi. «La sinistra è ko, ha perso tutti i voti, è sparita al Nord. Ci sarà pure un motivo». Lo ha detto il leader della Lega, Umberto Bossi, in sala stampa in via Bellerio, commentando l’esito del voto. «Berlusconi i voti se li è presi, non solo al Nord – ha detto – ma anche al Sud. Io mi domanderei perché la sinistra ha perso tutti i voti».«Ora facciamo le riforme» e «subito» realizziamo il federalismo. Lo ha detto Umberto Bossi commentando i risultati delle elezioni regionali. «La gente ci ha votato – ha spiegato Bossi – perchè la Lega vuole cambiare il Paese. Abbiamo vinto in Veneto, in Piemonte e abbiamo un grande risultato anche in Lombardia. I lombardi sono svegli e hanno capito prima di tutti che si deve cambiare». «Chi ha perso – ha aggiunto Bossi – è la sinistra. La gente non la vota perchè non si può votare chi dice sempre di no. La sinistra al Nord è sparita. Devono interrogarsi sul perché. Gli operai adesso non votano più per la sinistra». Parlando poi del federalismo, Bossi ha spiegato che «nella maggioranza siamo impegnati per la difesa del federalismo. La gente vuole il federalismo a qualsiasi costo. Una volta dicevano che la Lega voleva il federalismo per distruggere lo Stato. Non è così, la gente vuole il federalismo e noi lo faremo subito». «Per ora metto il mio nome poi deciderà il Consiglio federale della Lega». Così Umberto Bossi, sulla ipotesi di una candidatura leghista a sindaco di Milano. Nei giorni scorsi, il leader del Carroccio aveva annunciato che, nel caso di un buon risultato elettorale del suo partito alle Regionali, avrebbe chiesto di avere un suo candidato alla poltrona di primo cittadino milanese l’anno prossimo.
Risveglio nel terrore per Mosca. Due donne-kamikaze hanno causato altrettanti attentati nella rete metropolitana della capitale russa. Almeno 40 vittime e decine di feriti, ma il bilancio ancora non è chiaro. Ancora non c’è stata alcuna rivendicazione, ma la Procura ha aperto un’inchiesta per terrorismo e gli occhi sono puntati sulla matrice dell’indipendentismo islamico caucasico. Le esplosioni sono avvenute a pochissimi minuti l’una dall’altra, quando la città era nel pieno del traffico mattutino: la prima alle 07.56 ora locale, l’altra alle 08.38.
Si vota per le elezioni regionali, finalmente. Il momento per i Veneti è importante, perché dopo 30 anni di attività politica finalmente si presenta l’occasione di eleggere al vertice della Regione un rappresentante di un partito territoriale, quella Liga Veneta confluita nella Lega Nord – senza sciogliersi, sia chiaro – che fu l’origine del leghismo italiano e del comunitarismo organizzato europeo.
Luca Zaia impersona nel suo ruolo l’insieme dei sogni, dei turbamenti, delle speranze, delle fatiche, dei viaggi, dell’attività nei gazebi, sotto il sole o sotto la pioggia, con la neve e il vin brulé o con la nebbia, nell’afa o nella calura, che centinaia di migliaia di persone terranno nel cuore quando si recheranno nell’urna a votare.