Pio XII è vittima delle calunnie dei comunisti

Da qualche tempo una polemica che sembrava assopita proprio alla luce del lavoro degli storici, che con pazienza e precisione hanno ricostruito il ruolo e la posizione di S.S. Pio XII nel secondo conflitto mondiale, sta prendendo piede. Una serie d’interventi e soprattutto l’uso distorto dei mass media, asserviti alla propaganda, va affermando che Pio XII non solo non è intervenuto, come loro ritengono oggi si dovesse fare, ma in qualche modo era cointeressato alla guerra per la posizione anticomunista che il fascismo ed il nazionalsocialismo avevano.

Non si tratta ora di smascherare simili ideologici tentativi, quanto soprattutto di fare opera di analisi e ritrovare come queste accuse fossero già state mosse durante la guerra stessa. La calunnia “più mostruosa e assurda”, come disse la stessa S.S. Pio XII nell’Allocuzione ai lavoratori del 13 giugno 1943, prendeva le mossa da “una propaganda di spirito antireligioso” che andava ”spargendo in mezzo al popolo, soprattutto nel ceto operaio, che il Papa ha voluto la guerra, che il Papa mantiene la guerra e fornisce il denaro per continuarla, che il Papa non fa nulla per la pace.” Pochi giorni prima il Papa aveva espresso chiaramente la propria posizione al riguardo nell’Osservatore Romano 2-3 giugno 1943, quando affermava: “ l’eco della cruenta e distruggitrice azione bellica, il lamento per i morti, l’ansietà per i dispersi, la nostalgica bramosia dei prigionieri, il pianto delle vedove e degli orfani, l’esilio dei deportati, l’indigenza e la penuria dei dislocati senza tetto, cercano e trovano negli avvolgimenti della loro sventura, la via per giungere a Noi, al Nostro orecchio, al Nostro cuore, in ogni bisogno e con voci strazianti ci svelano e pungono sott’occhio giornalmente, e quasi ora per ora, l’immenso e oscuro abisso dei patimenti e delle angustie, in cui la presente bufera ha travolto e viene di continuo travolgendo la povera umanità.” Dalle Sue parole si può senza dubbio comprendere quale fu il suo ruolo e la funzione che egli assunse. Certo non fece propaganda, secondo lo stile che gli era proprio e in sintonia con il messaggio di Cristo, ma fu attivo. Continuamente emergono ancora oggi documenti al proposito, che solo strumentali intelletti volti a cercare nella nebbia, anche quando vi è sereno, ignorano e in questo modo gettano più discredito verso se stessi che non nei confronti del Pastor Angelicus. La natura delle calunnie fu tale che si mossero diverse persone, per far comprendere come queste fossero false alla luce del cristianesimo stesso ed in particolare proprio per quanto aveva compiuto e compiva in quegli anni il Pontefice. A tale proposito nella diocesi di Treviso, ci si attivò con un piccolo volumetto, quasi introvabile, per portare chiarezza alla popolazione. La stampa, composta dalla Tipografia Editrice Trevigiana nell’agosto del 1944, senza mascherare nulla, mostra come le accuse e le calunnie che sono rivolte a S.S. Pio XII siano false. L’importanza di quest’attività, contemporanea a quanto invece la propaganda della sinistra e particolarmente di quella comunista, che si espresse con la divulgazione anche della Costituzione Sovietica in italiano per preparare un terreno favorevole alle sue prospettive, risulta proprio dal fatto che punto per punto le calunnie sono respinte. I tentativi di calunnia erano condotti con il solito schema: calunniate, calunniate, tanto resterà qualche cosa. Orbene quali erano queste calunnie? In tutto sono sei. La prima afferma che “ Il Papa ha voluto la guerra d’accordo con i potenti e a danno del popolo.” Ma come! Lui che il 9 aprile del 1939 nella sua prima Omelia affermava il valore della pace inseparabile dalla giustizia e dalla carità? Proprio il Pontefice che il 31 agosto dello stesso anno, supplicò in nome di Dio di evitare la guerra? Ancora più grave diventa la seconda, perché “ Il papa non fa niente perché cessi la guerra” Come se la diplomazia vaticana, proprio su indicazione del Papa non fosse iperattiva nel tentare in tutti i modi di fermare la carneficina. Ma addirittura, quando si vuole calunniare si arriva anche a sostenere che, terza calunnia che “ Il Papa finanzia la guerra”. Certo non aveva divisioni, come chiedeva Stalin, ma aveva il denaro e con questo poteva aiutare i nemici del popolo? Nessuno né allora né oggi ha trovato di ciò la benché minima traccia. Probabilmente anche gli stessi calunniatori erano convinti dell’assurdità di queste tre calunnie, ecco allora accusare “ Il papa di non occuparsi delle vittime della guerra; pensa solo a sé e ai suoi interessi.” Un Pontefice disinteressato al dolore, quando il Vaticano aveva e potenziava nel 1940 l’Ufficio Prigionieri, che opera di concerto con l’Ufficio Informazioni che deve far proprie ben 72 lingue. Per non parlare della Radio Vaticana, dei suoi messaggi alla ricerca delle persone. Accanto a ciò la Commissione per i soccorsi, le autocolonne con viveri, addirittura il papa ha fatto attivare mezzi navali per soccorrere. Non a tutto si poneva rimedio, ma il disinteresse egoistico in papa Pacelli, un vera assurdità! La quinta accusa è gravissima: “ Il Papa non ha condannato e non condanna tutte le iniquità commesse dalla guerra.” La calunni ha avuto successo, ancora oggi c’è chi la ripete e nulla legge nei documenti del Pontefice e nel lavoro degli storici. Basti citare il radiomessaggio nel IV anniversario della guerra e si comprenderà la posizione del Papa nei confronti della guerra che usa “ metodi di una guerra totale, m che porta a oltrepassare qualunque onesto limiti e ogni norma di diritto divino e umano”. Non è sufficiente come condanna? Infine “ Il Papa non si cura dell’Italia che è anche la sua patria”. Anche qui basta leggere un solo documento, la lettera al Cardinale Segretario di Stato del 5 agosto 1943: “ per il carissimo popolo d’Italia..”. Calunni infondate, ma continuamente riproposte, tanto che alla fine dell’accennato volumetto si precisa: “Quando sarà finita la guerra e si apriranno gli Archivi di Stato e tutti i beneficiati potranno far giungere al Papa la loro voce riconoscente, apparirà una volta in più quanto sia vero il motto consacrato alla storia. Salus Italiae Pontifex. Brillerà allora in luce meridiana l’opera di pace e di carità svolta da S.S. Pio XII in questo luttuoso periodo della storia umana e sfumeranno nel falso e nel ridicolo la calunni principale: “ Il Papa ha voluto la guerra.” Purtroppo ci sono ancora calunniatori, che non hanno il coraggio di guardare in fronte la storia e si accontentano ancora di giocare con quanto la propaganda anticattolica, frutto del marxismo-leninismo-stalinismo, propala ad uso e consolazione di chi, avendo perduto nella storia, cerca qualche slogan per sentirsi ancora vivo.

Italo Francesco Baldopio xii

El Nadale de sto ano

Xe qua Nadale
ma non so come trovarte.
Te go perso tra sassi slavassi
e fioreti, te geri el me baston
el me ciaro sempre inpissà.
Vardo ne la stala
la greppia xe voda
to mama sparia
to popà scanpà col baston.
Le bestie rumega sensa rason.
Sento un vodo sol stomego,
un caminare come se la tera
fusse paltan, also un piè
e m’impaltano co’ st’altro…
Vardo par’aria
vedo un oseleto svolare
cantando, el sole sbrancarme
come se fosse so morosa.
La tera diventa dura
i passi me porta
verso na cieseta,
un bocia me ciapa par man
el se cava el bareto, ‘ndemo
dentro pian-pianeto.
Infondo, in meso al scuro
un ciaro dentro un sesteo.
Finalmente el me Puteo.

(Luigina Bigon)

presepe

E il Verbo venne ad abitare in mezzo a noi

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (1, 1-18)

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l’hanno accolta.
Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l’hanno accolto.
A quanti però l’hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,
i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli rende testimonianza
e grida: “Ecco l’uomo di cui io dissi:
Colui che viene dopo di me
mi è passato avanti,
perché era prima di me”.
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto
e grazia su grazia.
Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio nessuno l’ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.

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Per la Liturgia Natale sono previsti tre formulari di Messa (a seconda che l’Eucaristia venga celebrata nella notte, all’aurora oppure in pieno giorno).
Proponiamo qui alcune note sul testo proclamato in pieno giorno, i primi versetti del quarto vangelo.
Un testo che nella “Messa in latino” (o, meglio, nella forma “straordinaria” del rito romano) il sacerdote annuncia sempre alla conclusione, poco prima di rientrare in sacrestia.
Il vangelo di Giovanni inizia con un prologo che non ha equivalenti negli altri tre vangeli.
Si potrebbe dire, per usare un’immagine efficace, che lo stile è quello del musicista che espone i suoi temi: in una pagina Giovanni annunzia la maggior parte degli argomenti che poi svilupperà nel resto del vangelo.
Gesù e suo Padre, Gesù Vita, Gesù Luce, Gesù oggetto di fede, Gesù che ci fa conoscere Dio.
Prima ancora dei racconti che presenteranno Gesù, Giovanni lo colloca nel grandioso mistero della sua esistenza eterna, all’inizio di ogni cosa; in questo modo va oltre la storia degli uomini, oltre il tempo e il mondo creato. Il Verbo eterno è venuto nel mondo e per mezzo di lui sono venute la grazia e la verità.
Il personaggio centrale è certamente Gesù, ma si presenta sotto un nome insolito: quello di “Logos”. Questa parola era ben conosciuta nel mondo greco ed ebreo, dove è apparso il vangelo.
Per i greci il “Logos” è il pensiero, la ragione. Grazie ad esso il mondo ha un senso e un ordine. Per mezzo del “Logos” la divinità fa esistere il mondo e lo rende comprensibile per la ragione umana.
Per gli ebrei il “Logos” è la parola, quella degli uomini come pure quella di Dio (vedi ad es. Gv 4, 39.50).
Si tratta a volte di parole banali, ma anche di quei messaggi in cui l’uomo consegna qualcosa di essenziale su se stesso e su Dio. E la parola di Dio non è mai detta invano: essa promette, comanda, punisce, salva, crea. E’ potente e vive: “Retta è la parola del Signore … Dalla parola del Signore furono fatti i cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera” (Salmo 33, 4.6).
In Giovanni il “Logos” è presentato come qualcuno. E questo suo nome proprio ha in sé la ricchezza di tutto il pensiero greco e soprattutto biblico.
In italiano “Logos” si traduce normalmente con “Parola”, ma è un termine femminile. Perciò trattandosi di Gesù si è cercato di evitare l’uso del femminile e si è presa l’abitudine di tradurre “Logos” con “il Verbo”, che è la trascrizione del termine latino “verbum”, ossia “parola”.
La meditazione di Giovanni sul “Verbo” ha delle somiglianze con gli inni alla Sapienza (Proverbi 8, 22-31; Siracide 24, 1-22). La Sapienza discende da Dio fino al nostri livello, per poi ritornare a Dio conducendo anche noi fino a lui: questo è l’itinerario di Cristo Salvatore che Giovanni richiamerà parecchie volte nel sue vangelo e che già abbozza qui, nel prologo.
Se Giovanni può parlare di ciò che era “in principio”, lo può fare unicamente perché ha conosciuto quel Gesù di cui parla. Certamente si tratta del “Verbo”, che però è colui “che abbiamo udito, contemplato, toccato” (! Gv 1,1). La meditazione lirica dell’evangelista progredisce in tre sviluppi successivi:
1, 1-5: Il Verbo presso Dio, il Verbo creatore e salvatore;
1, 9-14: Egli viene per farci diventare figli di Dio;
1,16-18: Ci rende partecipi della sua pienezza e ci fa conoscere Dio.
L’inno al Verbo si interrompe due volte, e questa discontinuità invita a pensare che l’evangelista ha ripreso e aggiustato un antico inno, ebreo o cristiano. Le due interruzioni (vv. 6-8 e 15) fanno posto a Giovanni il precursore.

(don Pierangelo Rigon)
universo

In Iran monta la tensione sociale

TEHERAN – Nuovi scontri fra le forze di sicurezza e un gruppo di manifestanti a Isfahan, nell’Iran centrale, riuniti per commemorare l’ayatollah dissidente Hossein Ali Montazeri, morto il 19 dicembre a 87 anni. Lo riferisce il sito dissidente Rahesabz.net, secondo cui la polizia ha lanciato gas lacrimogeni, picchiato donne e bambini, compiuto almeno 50 arresti.

“Questa mattina – si legge sul sito web riformista – prima dell’inizio della cerimonia, centinaia fra poliziotti, forze della sicurezza e uomini in abiti civili si sono riuniti attorno alla moschea e hanno ingaggiato duri scontri con la gente”. Rahesabz.net aggiunge che vi sono stati diversi arresti – almeno una cinquantina – e molte persone sono rimaste ferite. “Le forze di sicurezza stanno picchiando le persone, incluse donne e bambini, con bastoni, catene e pietre”.

La funzione era in programma questa mattina alla moschea Seyed di Isfahan. A guidare la preghiera in memoria dell’ayatollah Montazeri, uno dei più strenui oppositori del regime teocratico di Teheran, vi era il religioso riformista Jalaledin Taheri. Le notizie degli scontri non trovano conferme da fonti indipendenti, perché il governo ha imposto una rigida censura sui media internazionali e locali.

Il 21 dicembre scorso migliaia di persone nella città santa di Qom hanno partecipato ai funerali di Montazeri. Il rito si è trasformato in una protesta di massa contro il governo e la guida suprema Ali Khamenei, contro il quale hanno intonato canti e slogan fra cui “morte al dittatore”.

Ieri, intanto, il Consiglio della Rivoluzione culturale – un organismo di alto profilo presieduto da Mahmoud Ahmadinejad – ha rimosso Mir Hossein Mousavi dalla carica di presidente dell’Accademia delle arti. Era l’ultimo ruolo pubblico ricoperto dal leader dell’opposizione e candidato alle presidenziali del 12 giugno, che guidava l’istituto dalla sua nascita nel 1999.Teheran arco

Babbo Natale, una putrida carogna

Una delle cose veramente fastidiose del periodo natalizio è Babbo Natale! Da bambino lo sopportavo e nemmeno mi dispiaceva, sembrava solo una specie di pagliaccione vestito di rosso e tutto sommato innocuo, un personaggio di una fiaba come potevano essere Pinocchio o Il Gatto con gli stivali, Biancaneve o Peter Pan.

Mia madre mi ha sempre spiegato che si trattava di un personaggio di fantasia e che non si doveva confonderlo con un mago e nemmeno con qualcosa di vero, insegnandomi ad apprezzare la fantasia come un gioco ma facendomi respirare, con l’esempio del suo amore, come la verità del Natale fosse l’Amore di Gesù Cristo che nel Natale viene ricordato alla nascita, quando fu bambino quale ero io.

Col passare degli anni, tuttavia, il pagliaccione rosso (colore politico?) ha assunto un ruolo diverso. Uscito dall’età dei sogni e delle favole ho percepito quella figura, stravolgimento della tradizione popolare di S.Nicola, come una volgare impostura e un modo per squalificare il senso del Natale. Oggi non ho più dubbi: Babbo Natale è un mostro prodotto da menti perfide che hanno ideato il modo più subdolo per stuprare lo spirito innocente dei bambini. Mi spiego.

Insegnare a un bimbetto che il Natale è la festa dove si fanno i regali e che questi regali li porta una specie di mago che vive al Polo Nord e viaggia su una slitta trainata da renne volanti è una fiaba vuota, ma ancora solo una fiaba. Insegnare a un bimbetto che verso questa figura “magica” ci si deve rivolgere con atteggiamento richiedente e speranzoso, scrivendo una letterina con i propri desideri di qualche bene materiale, comincia a diventare una carognata. La carognata si completa quando il piccolo, crescendo, scopre che Babbo Natale non esiste e che i regali li compravano con i soldi i genitori. Fine della fiducia in qualcosa di superiore, fine della disponibilità a stupirsi davanti a qualcosa di ignoto, abitudine diseducata a una preghiera per scopi solo materiali e finalizzata all’ottenimento di una soddisfazione come nelle divinazioni pagane, prevalenza del senso materiale e svuotamento di senso del Natale.

I bambini che vengono educati a credere in Babbo Natale sono bambini violentati. A loro viene tolto il senso dell’amore, dell’intimità del cuore, del dono, della preghiera e della trascendenza. Sono destinati al dubbio, all’incredulità, probabilmente anche all’infelicità.

Viceversa, se non altro per amore della verità storica, il Natale va insegnato come Natività di Gesù, un uomo che ha introdotto nell’umanità i concetti di Carità e di Persona e che solo per questo va ricordato da tutti con gratitudine. Ai bimbi non servono parole complicate, poiché hanno ancora la purezza che consente di capire le cose senza bisogno del ragionamento, perciò anche chi non fosse interessato a impartire un’educazione religiosa, ma mirasse alla felicità dei propri figli, dovrebbe evitare fortemente di proporre un’educazione destinata a sfociare nel materialismo, anche etico, nella delusione e nella consapevolezza che perfino i genitori possono mentire per anni su cose riguardanti i sentimenti e le speranze.

Chi invece volesse impartire ai figli un’educazione cristiana deve insegnare che la preghiera è innanzitutto lode a Dio, poi ringraziamento per il fatto stesso di vivere e di capire, e solo alla fine richiesta ma in cambio della bontà, cioè di una condotta retta. Deve insegnare qualcosa di cui non doversi vergognare perché non si rischia lo sbugiardamento, qualcosa che è vero a 3 anni come a 30 o a 90, perché la verità genera rispetto e richiede sincerità in cambio. Deve motivare ogni gesto d’amore con l’Amore di Gesù, venuto al mondo ignudo e piccolo con una mangiatoia per bestie come culla. Deve seguire da vicino la crescita psichica e psicologica dei figli, secondo dopo secondo, dando l’esempio per ispirare l’imitazione, collegando anno dopo anno il senso del Natale con quello della Pasqua, senza timore che i figli non capiscano perché il messaggio di Cristo è accessibile in modo sempre nuovo a tutte le età e per tutti i livelli di istruzione.

In tutto questo Babbo Natale non c’entra, perciò è convenientissimo che ai bambini cristiani venga detta subito la verità. Se fino a qualche tempo addietro mi sembrava solo un pagliaccione, oppure la maschera con cui qualche buontempone si regala uno scorcio anticipato di Carnevale in pieno dicembre, oggi sono costretto a riconoscere che è il prodotto di un disegno infingardo finalizzato all’usurpazione del Natale nel cuore dei bambini.

Il colpo definitivo me lo hanno dato quei lestofanti appesi sui balconi delle case, col sacco in spalla: tanti Babbo Natale che sembrano svaligiatori intenti a rubare il Natale dalle case dei bambini. Non c’è niente di buono in quel volgare, lurido vecchiaccio.

“…et ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a Malo”. Liberaci dal Maligno, Padre Nostro.

(Davide Lovat)Babbo natale cattivo

Tremonti: l’Italia sta tenendo

L’ultima Finanziaria», vale «9 miliardi di euro: se poi sia light o non light, comunque si parla dell’1% del bilancio. Di questi, 4-5 miliardi sono di spostamenti da un fondo all’altro e per quindi metà della manovra. Soprattutto non ci sono tasse, mi sembra una cosa che forse avrei dovuto dire poco fa per i telegiornali». Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nella conferenza stampa di fine anno. Incontrando la stampa, il responsabile economico del governo ha sottolineato che «l’Italia ha dimostrato una forte tenuta nella crisi». «Sappiamo che ci sono settori, situazioni e famiglie che hanno difficoltà – ha puntualizzato il ministro -, ma il sistema nel suo complesso ha tenuto, tiene e terrà. Gli italiani fanno bene ad avere fiducia nell’Italia e nel governo».

Tremonti ha poi parlato dello scudo fiscale, uno dei provvedimenti più controversi di quest’anno in materia economica. «A noi risulta superato l’importo stimato in Finanziaria che era di 80 miliardi di euro – ha annunciato il ministro -. Visto il fenomeno di accumulo di rimpatri alla fine, che andava oltre la capacità degli operatori di smaltire le domande, si è resa necessaria la proroga».

L’esponente del governo ha poi evidenziato che l’esecutivo metterà presto in campo la riforma del fisco, aprendo un grande dibattito con le forze politiche, sociali e produttive. «La riforma fiscale è fondamentale – ha detto – perchè attorno al rapporto fiscale ruota il rapporto tra cittadini e Stato. Dobbiamo pensare a un modello fiscale diverso. Intendiamo aprireun grande dibattito, coinvolgendo tecnici del ministero, del Parlamento, del sindacato, dell’industria e del commercio.

La riforma fiscale dovrebbe favorire «le famiglie con bambini, il lavoro, la ricerca e l’ambiente». Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, l’ha detto alla conferenza stampa di fine anno, spiegando che «l’ambiente può essere il driver per lo sviluppo» ma sottolineando che «vogliamo favorire le famiglie con bambini e pensiamo a qualcosa di più ambizioso del quoziente familiare».Tremonti preoccupato

Nevica, Governo ladro!

L’inverno è arrivato, puntuale con il solstizio del 21 dicembre, secondo l’ordine che il Lògos ha dato al Càos rendendolo Còsmos. Le leggi che regolano questa parte di Universo (verso – uno) sono precise e riconoscibili nella loro ripetitività, permettono all’intelligenza che l’uomo ha ricevuto di riconoscere l’intelligenza da cui tutto è scaturito.

Senza questa intelligenza, il Lògos o Verbo, non ci sarebbe alcun ordine, nessuna legge sarebbe riconoscibile, nessuna forma di vita sarebbe sviluppata giacché anche la vita è retta da leggi ripetitive e riconoscibili e, per stretta logica matematica, nessun ordine può autogenerarsi e riprodursi senza aderire a una logica precostituita e riconoscibile.

Anche il clima, pur con i suoi cicli e le sue variazioni nel breve periodo, torna a riproporre il suo andamento: alle nostre latitudini ciò significa caldo d’estate, mite in primavera, piovoso in autunno, freddo d’inverno. E con il freddo arriva spesso anche la neve, da millenni e millenni. Sempre uguale, con lievi e cicliche oscillazioni già osservate lungo la storia dell’essere umano.

Oggi però qualcuno si sogna di contestare tutto ciò: il clima dipenderebbe dall’uomo e per questo si spendono miliardi per organizzare summit internazionali che non danno esiti politici né economici, figurarsi se cambiano il clima. Ma ancor di più, e con sempre maggior convinzione di aver ragione, prende corpo l’idea di dover protestare contro il Governo per le condizioni meteorologiche.

D’estate è secco? Colpa dei Governi che non agiscono contro il riscaldamento globale. Piove in autunno, con alluvioni e frane? Colpa della Protezione Civile. Nevica d’inverno e i mezzi pubblici ne risentono? Governo ladro, che non ha preso le precauzioni necessarie.

Ma quando il tempo è buono, allora è merito del Governo? Non sarebbe giusto elogiare i ministri quando ci sono dei bei weekend di sole?

O, forse, l’uomo tecnologico della città ha talmente perso contatto con la Natura da non sapere più nemmeno cosa essa sia, con le conseguenti reazioni isteriche per ogni situazione che ne dimostri l’appartenenza a un ordine supremo che l’uomo non potrà mai governare, essendone parte egli stesso; oppure ogni volta che viene richiamato un comportamento aderente alle regole della Natura per indicare la via della virtù secondo la retta ragione…

Diventa sempre più difficile far riflettere degli uomini ipnotizzati, chiusi in se stessi con le loro appendici tecnologiche (pc, cellulari e i-pod), e far loro capire che quando nevica le rotaie dei treni vengono sommerse, le piste degli aeroporti diventano inagibili, le strade si ingorgano perché le auto non possono viaggiare alla stessa veocità di quando l’asfalto è asciutto, eccetera eccetera. E quindi tocca sopportare il lamento sempre più petulante di chi protesta per il clima, per la neve, per il sole e per la pioggia.

Ma il cielo è sempre più blu……neve nel bosco

Aumenta il canone RAI

Roma – Il viceministro Paolo Romani ha firmato il decreto che fissa la determinazione del canone annuo della Rai e, come per le altre annualità, è stato riconosciuto il tasso di inflazione programmato. Da 107,5 euro il canone passa dunque a 109 euro. Lo si apprende da fonti del ministero dello Sviluppo economico. A conti fatti l’azienda incasserà circa 24 milioni in più.

“Un aumento puntuale – scrive in una nota sul proprio sito l’associazione consumatori Aduc – che arriva a premiare l’attivita’ del servizio d’informazione radiotelevisiva, per la propria emerita opera al servizio del contribuente e delle istituzioni. E per far sì che, con maggiori introiti, il servizio migliori, così come dimostrato negli anni passati. Mentre per il futuro, il recupero dell’evasione, anch’essa puntualmente evocata dal ministro di turno, fa intravedere scenari armoniosi e utili al bene e all’informazione comune”. Ma non è così, precisa l’Aduc. Per quale motivo? “La Rai è come il finanziamento pubblico ai partiti. Nessuno tra i politici lo combatte perche’ tutti ci inzuppano. Con le dovute e sparute eccezioni che si contano al massimo su due mani, i nostri rappresentanti istituzionali si spartiscono lo spartibile e chetano subito dopo tutte le contestazioni politiche o fiscali che siano, così come fanno quei giornali che lanciano campagne contro il canone e poi lasciano tutto lì”.

Che dire? Nell’era del satellite e del digitale terrestre ci sembra anacronistico il sistema in vigore in Italia. Ormai sarebbe opportuna una riforma che modifichi completamente il servizio pubblico, lo metta a disposizione dei cittadini senza obbligarli a tasse obbligatorie e si limiti a garantire i servizi essenziali dell’informazione attraverso opportuni accordi di riparto degli introiti con i soggetti privati. Oggi come oggi un cittadino può benissimo fare a meno della RAI, se lo desidera, senza essere privato né dell’informazione né dell’approfondimento culturale, men che meno dell’intrattenimento. Se qualcuno vuole lo stesso guardare la RAI non può pretendere di scaricarne i costi su chi non ha gli stessi gusti, così come continuare a guardare la RAI non dovrebbe diventare un costo aggiuntivo. I margini per una legge equa ci sarebbero, in un Paese civile e moderno. Ma l’Italia, su questo argomento, è il peggior Paese del mondo, visto che maggioranza e opposizione si scannano da 15 anni proprio per le leggi sull’emittenza.

Pertanto, registriamo l’aumento e andiamo avanti senza speranza. Tanto se ne accorgeranno lo stesso, perché la gente si sta organizzando… sarà la tecnologia a superare il problema, è solo questione di tempo.RAI

Benvenute!… Le nuove Leghe d’Oltralpe

Ligue du SudLa notizia è arrivata dalla Francia : sul modello di radicamento locale della Lega Nord – che incarna “per tutti i movimenti popolari di Europa un simbolo di riuscita” – sono nate La Ligue du Sud e La Ligue du midi rispettivamente nel Sudest e Sudovest dell’Esagono.

Queste due liste di aggregazione popolare costituite da dissidenti dei vecchi partiti politici e da insoddisfatti del panorama dei partiti esistenti, si sono formate in vista delle prossime elezioni regionali francesi di Marzo 2010. Poiché la situazione di degrado sociale in Francia è estrema, La Ligue du Midi si definisce come il raduno di “donne e uomini che hanno preso coscienza che il nostro paese è in grave pericolo di scomparsa”.

E’ soprattutto in materia di regionalismo e di radicamento locale, voce sempre crescente in tutta l’Europa, che le Ligues francesi si avvicinano alla Lega Nord. Per contrastare la manomissione giacobinista di Parigi su tutto il paese, i loro programmi presentano numerose proposte di ri-localizzazione delle attività economiche, di sostegno alle piccole imprese e all’artigianato locali, di difesa del patrimonio locale e insegnamento delle tradizioni e lingue regionali, misure contro il racket fiscale e le delocalizzazioni che svuotano le terre francesi di lavoro e ricchezza, e chiedono più potere alle Regioni in materia di sicurezza; in breve, difendono un posizionamento localista.

E la parola d’ordine è: Identità!

In Francia, la società multiculturale ha portato i suoi frutti sfociando nella società multi-razzista, e le élites politiche e mediatiche inneggiano oramai alla sparizione dell’identità francese, come prima lo avevano fatto per le identità locali. Mentre per N. Sarkozy “l’obiettivo è vincere la sfida del meticciato” perche “la consanguineità ha sempre provocato la fine delle civiltà e delle società” gli Identitari e les Ligues si fanno portavoce del popolo, pronti a difendere la propria cultura e la propria identità, perché la Francia non è sempre stata una terra di melting-pot africano-europeo!

“Maitre chez nous” (Padroni a casa nostra) slogan della Ligue du Midi, chiama alla ripresa della sovranità del suo popolo, contro i politici che non rappresentano il volere del cittadino, contro i tecnocrati di Bruxelles che impongono le loro leggi negando le specificità di ogni paese e di ogni regione, contro l’islamizzazione crescente e contro questi allogeni (ormai giuridicamente francesi grazie allo JUS LOCI o “diritto del suolo”) che seminano terrore presso “i piccoli francesi” , finanziati dagli innumerevoli sussidi dello Stato erogati affinché non creino “ulteriori disagi sociali” mentre godono di una scandalosa impunità.

Contro quest’insopportabile insicurezza, vera piaga in Francia, le ligues intendono battersi con efficienza al contrario dell’ immobilismo dei precedenti governi, e la loro vana politica di ”integrazione”.

Ormai, da Trieste all’Atlantico le idee identitarie, comunitariste e localiste hanno rappresentanza in politica. Seguiremo da vicino la loro evoluzione e auguriamo alla Ligue du Sud e la Ligue du Midi un gran successo, almeno pari a quello della Lega Nord in Italia, affinché le nuove idee (finalmente davvero democratiche) possano travolgere come un’onda montante la finta democrazia che sta avvilendo l’Occidente e uccidendo la libertà dei popoli che lo hanno civilizzato.

Audrey D’Aguanno

Pio XII santo subito!

Il nostro giornale si unisce in preghiera con quanti desiderano ardentemente l’elevazione alla santità del grande Papa Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli, mente illuminata di pastore e teologo nonché autore di uno straordinario miracolo: la conversione al cristianesimo, nel 1945, del Rabbino Capo di Roma che vide di persona l’operato del Papa durante l’occupazione di Roma da parte delle forze del Terzo Reich, e che in onore del pontefice benefattore e protettore delle persone minacciate dal nazismo decise di essere battezzato proprio col nome di Eugenio Pio, da affiancare al suo cognome: Zolli. La vicenda è taciuta dai media per ragioni di opportunismo sciocco, ma è nota a chi si interessa di dialogo interreligioso.

Proprio questo miracolo, la conversione di un Gran Rabbino come Eugenio Zolli e di tutta la sua famiglia al Cristianesimo, è il vero motivo del risentimento degli Ebrei verso il grande Pio XII; basti pensare che gli organi d’informazione della comunità ebraica in Roma diedero la notizia uscendo listati a lutto.

Pubblichiamo di seguito l’articolo scritto da Piero Gheddo per “Asianews” sull’evoluzione della pratica di beatificazione di Pio XII

Papa Benedetto ha approvato l’eroicità delle virtù di Pio XII, con reazioni negative da una parte del mondo ebraico e da corrente laiche o laiciste che hanno avversato da sempre il “Pastor Angelicus”, venerato e pregato da molti che l’hanno conosciuto. Ho letto l’opera di uno storico tedesco, Michael Hasemann: “Pio XII – Il Papa che si oppose a Hitler” (Paoline, Milano 2009, pagg. 336), che fa giustizia delle calunnie contro Eugenio Pacelli: di aver favorito l’ascesa al potere di Hitler e di avere taciuto di fronte alla Shoa degli ebrei. La ricerca di Hasemann, fondata su documenti d’archivio tedeschi e nazisti, ha la Prefazione del Postulatore della causa di beatificazione di Pio XII, il gesuita tedesco Peter Gumpel che scrive: “Mentre il nostro immane lavoro di ricerca e studio procedeva, i miei collaboratori e io ci siamo convinti sempre più che nei riguardi di Pio XII era stata creata una vera e propria “leggenda nera””.

Eugenio Pacelli, come nunzio in Germania, era contro Hitler fin dagli anni venti. Da quel “pazzo fanatico”, che aveva carisma e mobilitava le folle, non sarebbe venuto nulla di buono: i suoi rapporti a Roma e l’azione che svolse in Germania lo dimostrano senza ombra di dubbio. Poi, come Papa Pio XII, aveva mobilitato la diplomazia vaticana e la rete europea di diocesi, parrocchie, istituti ed enti religiosi per portare in salvo gli ebrei e ottenne, già durante la guerra, centinaia di migliaia di visti d’ingresso per i profughi dall’Europa nazista in Argentina, Santo Domingo e altri paesi dell’America Latina. “Nel frattempo – scrive Hasemann – le potenze belligeranti non facevano nulla per impedire la Shoah. Parecchi Stati, fra i quali Svizzera e USA, respinsero i rifugiati ebrei, fino al punto di rimandarli in Germania, dove finivano nelle camere a gas! L’Aviazione alleata aveva sorvolato più volte Auschwitz, scattando fotografie anche dei forni crematori, ma non si prese la briga di bombardare le linee ferroviarie che portavano al lager”.

Eppure c’è stata una violenta campagna contro “il silenzio” di Pio XII, ma nessuno ha protestato contro il silenzio di Roosevelt, Churchill, Stalin e nemmeno della Croce Rossa, anche lei impegnata nella salvezza dei profughi dal Nazismo e costretta al silenzio per poter salvarne il più possibile. Gli ebrei salvati per intervento diretto della Chiesa cattolica, secondo una ricerca documentata fino allo scrupolo di Pinchas Lapide, storico israeliano: da 847.000 a 882.000, con numeri per i singoli paesi: Romania 250.000, Francia e Ungheria 200.000, Italia 55.000, ecc.

Hasemann riporta citazioni di rappresentanti del mondo ebraico, che fino al 1963 ringraziavano Pio XII. Chaim Weizmann (futuro primo Presidente dello Stato di Israele) già nel 1943 scriveva: “La Santa Sede presta il suo potente aiuto, ovunque sia possibile, allo scopo di alleviare la sorte dei miei correligionari perseguitati”. Nel 1944, il rabbino capo degli ebrei in Palestina, dichiarò: “Il popolo d’Israele non dimenticherà mai ciò che ha fatto Sua Santità per i nostri fratelli e sorelle più sfortunati, in questa tragicissima pagina della nostra storia”. Il 21 settembre 1945 il segretario del “Congresso ebraico mondiale”, Leon Kubowitzky, ringraziava Pio XII per “aver salvato gli ebrei dalle persecuzioni fasciste e naziste” e per “tutto il bene che la Chiesa si è sforzata di compiere a favore del nostro popolo”. Alle parole era unita una donazione di 20.000 dollari al Pontefice.

Al termine della guerra, Moshe Scharett, futuro secondo Presidente di Israele, venne ricevuto in udienza da Pio XII e dichiarò: “Gli dissi che, a nome del popolo ebraico, era mio dovere ringraziare lui, e tramite lui l’intera Chiesa cattolica, per tutto ciò che avevano fatto per salvare gli ebrei nelle varie nazioni”. Raffaele Cantoni, Presidente dell’UCEI (Unione delle comunità ebraiche in Italia), dichiarava nel dopoguerra: “Sei milioni di miei correligionari sono stati assassinati dai nazisti, ma il numero delle vittime sarebbe stato di molto superiore senza l’efficace intervento di Pio XII”. Per il 17 aprile 1955 gli ebrei italiani proclamarono una “Giornata del ringraziamento” per i soccorsi loro prestati dal Papa. Il 26 maggio di quell’anno l’Orchestra filarmonica di Israele venne appositamente in Vaticano per eseguire brani di Beethoven alla presenza di Pio XII, “in segno di gratitudine dello Stato ebraico per l’opera da lui compiuta a favore dei perseguitati”.

Fino all’inizio degli anni sessanta, da parte del mondo ebraico non vi sono che voci favorevoli all’azione di Pio XII in aiuto agli ebrei perseguitati. La campagna contro questo grande Papa nasce nel 1963 quando viene pubblicato in Germania “Il Vicario”, di uno sconosciuto giovane tedesco Rolf Hochhuth, che mai aveva frequentato gli Archivi vaticani e non conosceva quelli nazisti. Hasemann documenta molto bene che l’opera di Hochhuth è stata preparata direttamente dal KGB e si augura che si aprano gli archivi sovietici, ma queste notizie non sono passate nella stampa mondiale. “Il Vicario” ha un successo immediato e internazionale, sostenuta dai Partiti comunisti dell’Occidente e dalla stampa fiancheggiatrice di sinistra. Qualsiasi smentita circa la falsità delle tesi sostenute non trova spazio nella stampa internazionale, mentre già nel marzo 1963 il governo della Repubblica Federale tedesca aveva preso le distanze da “Il Vicario”, con questo comunicato: “Il Governo Federale si rammarica che siano state mosse accuse contro Papa Pio XII. Il defunto Pontefice aveva levato in diverse occasioni la voce contro le persecuzioni razziali del Terzo Reich e liberato quanti più ebrei possibile dalle mani dei persecutori”.pio xii