TE DEUM

Alla fine dell’anno è giusto ringraziare Dio per tutto quanto ci ha donato, Nella gioia e nel dolore, permettendoci di essere ancora vivi all’inizio di un nuovo anno. Anche il nostro piccolo giornale si unisce al coro della Chiesa che in tutto il mondo, oggi, alza la sua voce al Signore recitando il TE DEUM, che pubblichiamo anche in italiano.

Te Deum laudámus: te Dóminum confitémur.
Te ætérnum Patrem, omnis terra venerátur.
Tibi omnes ángeli,
tibi cæli et univérsæ potestátes:
tibi chérubim et séraphim
incessábili voce proclamant:

Sanctus, Sanctus, Sanctus
Dóminus Deus Sábaoth.
Pleni sunt cæli et terra maiestátis glóriæ tuae.
Te gloriósus Apostolórum chorus,
te prophetárum laudábilis númerus,
te mártyrum candidátus laudat exércitus.
Te per orbem terrárum
sancta confitétur Ecclésia,
Patrem imménsæ maiestátis;
venerándum tuum verum et únicum Fílium;
Sanctum quoque Paráclitum Spíritum.

Tu rex glóriæ, Christe.
Tu Patris sempitérnus es Filius.
Tu, ad liberándum susceptúrus hóminem,
non horruísti Virginis úterum.
Tu, devícto mortis acúleo,
aperuísti credéntibus regna cælórum.
Tu ad déxteram Dei sedes, in glória Patris.
Iudex créderis esse ventúrus.
Te ergo, quæsumus, tuis fámulis súbveni,
quos pretióso sánguine redemísti.
ætérna fac cum sanctis tuis in glória numerári.

Salvum fac pópulum tuum, Dómine,
et bénedic hereditáti tuæ.
Et rege eos, et extólle illos usque in ætérnum.
Per síngulos dies benedícimus te;
et laudámus nomen tuum in sæculum,
et in sæculum sæculi.
Dignáre, Dómine, die isto
sine peccáto nos custodíre.
Miserére nostri, Dómine, miserére nostri.
Fiat misericórdia tua, Dómine, super nos,
quemádmodum sperávimus in te.
In te, Dómine, sperávi:
non confúndar in ætérnum.

E ORA LA TRADUZIONE….

Noi ti lodiamo, Dio
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre,
tutta la terra ti adora.

A te cantano gli angeli
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo
il Signore Dio dell’universo.

I cieli e la terra
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli
e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode;
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico figlio,
e lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria,
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre
per la salvezza dell’uomo.

Vincitore della morte,
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre.
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore,
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria
nell’assemblea dei santi.

Salva il tuo popolo, Signore,
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo,
lodiamo il tuo nome per sempre.

Degnati oggi, Signore,
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia:
in te abbiamo sperato.

Pietà di noi, Signore,
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza,
non saremo confusi in eterno.Te Deum

Si chiude un decennio difficile ma non bisogna disperare

Si conclude oggi un decennio molto difficile. Iniziato con le futili preoccupazioni per il “Millennium Bug” in un periodo di opulenza fittizia generato dalle speculazioni finanziarie della cosiddetta disgraziatissima “New economy” benedetta dall’America di Bill Clinton, ben presto il mondo è entrato nel clima del terrore con l’attentato alle Twin Towers. Contemporaneamente crollava Wall Street, trascinando nel gorgo tutta l’economia mondiale, drogata dall’avidità e dalla stupidità delle cicale clintoniane diffuse su scala mondiale. Detto en passant, in Italia erano Rutelli e Veltroni che si riempivano la bocca con la new economy…

Dopo il crollo virtuale di Wall Street e quello materiale delle Torri Gemelle si è verificato un effetto domino devastante, con guerre ripetute e in continua moltiplicazione. L’indebolimento economico e strategico degli USA ha permesso a molti capi di Stato avventurieri di alzare la cresta, di gettare benzina sul fuoco, di provocare; tanto in Sudamerica, quanto in Asia o nella sempre dimenticata Africa. Per non parlare del Medioriente, ridotto ormai a un focolaio permanente di conflitti sempre pronti a divampare in incendio.

L’UE ci ha messo un decennio per darsi una Costituzione, allargandosi a 27 Stati membri, ma è stata a sua volta vittima di una pesante crisi economica aggravata dai sacrifici necessari all’introduzione della moneta unica, l’Euro, in circolazione dal 2002. Oggi l’Europa è in crisi d’identità, evidenziata dal confronto con le popolazioni immigrate e con il nuovo peso dei paesi emergenti che le fanno concorrenza sul mercato della produzione mondiale. Inoltre non ha ancora associato a sé la Russia, e un’Europa senza Russia è come un uomo senza un polmone.

In tutto l’Occidente si assiste a un’aumentata conflittualità nella politica, ma l’Italia in questo ambito è al primo posto tra le democrazie. L’odio viscerale contro Berlusconi paralizza il Paese e lo divide ogni ora di più; per contro, il “berlusconismo” che nasce come reazione all’odio irrazionale contro il Capo del Governo sta portando un grave degrado al senso del bene comune, che è poi il fine della politica. Troppi “peones” improvvisati si occupano della “res publica” e il danno alla collettività è sempre più evidente.

L’islam è entrato in una fase di guerra totale, come se fosse la religione di un’entità aliena nemica dell’umanità anziché la religione di una delle civiltà della Terra. Il fatto che ogni giovedì si tema un attentato nel mondo, secondo il precetto maomettano di preferire l’attacco agli infedeli di giovedì riportato negli “hadit coranici”, non solo fa passare un brutto S.Silvestro quest’oggi ma rende l’idea di dove si sia spinto il fanatismo soprattutto in ambiente sunnita.

Tuttavia, lo Spirito Santo veglia sulla Chiesa ed ha mandato a guidarla un Papa straordinario come Benedetto XVI, il quale con pazienza, carità, umiltà, sapienza, fermezza, fede e speranza sta conducendo una silenziosa quanto improcrastinabile riforma mirata a riordinare le fila e a ridare l’unità al Corpo Mistico di Cristo. Gli ultimi anni del pontificato precedente avevano visto un degrado dovuto alla malattia di Giovanni Paolo II, che non poteva più governare con mano ferma; la conseguenza fu una generale tendenza al “cristianesimo fai-da-te” e al dilagare di una mentalità secolarizzata che considera la vita cristiana quasi come una particolare forma di impegno civile di volontariato. Il grande Papa Benedetto XVI sta invece ricapitolando tutto in Cristo e, grazie alla sua sempre più evidente superiorità intellettuale come filosofo e pensatore, sta spazzando via anche le forme degenerate del pensiero occidentale, dal relativismo al pensiero debole, dal decostruzionismo al post-nichilismo. Dopo 5 anni di pontificato il mondo occidentale si accorge di non avere la capacità di dire nulla, senza aver almeno ascoltato il Papa.

Cosa attendersi dal futuro? In realtà, le solite cose. Il mondo evolve, ma l’uomo non cambia. La lettura dei libri biblici veterotestamentari è particolarmente istruttiva in questo senso. Infatti, attualizzando il linguaggio, sembra di leggere il quotidiano con le cronache di ieri e ieri l’altro, o di oggi, o di domani. “Nihil sub sole novi” diceva l’Ecclesiaste, e verrebbe da dargli eternamente ragione. Ma non è proprio così, e noi cristiani lo sappiamo benissimo. Quattro o cinque secoli dopo la redazione del libro di Qoelet (o Ecclesiaste, appunto) ci fu l’evento-Cristo, con la Resurrezione a vita nuova, primizia per noi battezzati. Egli fece nuove tutte le cose ed è ora vivente, alla destra del Padre, a prepararci un posto nell’Amore eterno.

La vita dei cristiani ha senso solo se si svolge in questa certezza, che ci consente di attraversare il mare della vita con fiducia e speranza anche quando è in tempesta perché sappiamo che Dio si è incarnato per noi e per la nostra salvezza, è morto e risorto per vincere la Tenebra e per offrirci cielo e terra nuovi, per l’eternità. Con un simile alleato, chi può aver paura?

Buon anno.

(Davide Lovat)

Ciambetti: “nel 2010 le riforme necessarie”

Riflessioni di Ciambetti sul fenomeno migratorio e le politiche di accoglienza, sull’anno che verrà e sulle regionali di marzo: «La scelta di Luca Zaia come candidato governatore è un segnale di speranza»

«Il 2010 sarà un anno difficile, di svolta, da affrontare con coraggio e ottimismo». Roberto Ciambetti, presidente del gruppo consiliare regionale della Lega Nord – Liga veneta, incontrando delle famiglie rumene residenti nel vicentino, ha festeggiato l’inizio del nuovo anno con l’augurio che il 2010 «possa portare quelle riforme di cui abbiamo bisogno». L’esponente leghista ha sottolineato che «la comunità rumena in Veneto si è integrata, lavora e non va confusa con gruppi di malviventi o con nomadi. Dobbiamo porre un freno al fenomeno migratorio, distinguendo tra lavoratori onesti, sempre bene accolti, e chi delinque o fa il mendicante e sfrutta minori mandandoli a rubare nelle case altrui».

Notando come la Cdu in Germania abbia proposto un blocco ai flussi migratori, Ciambetti ha rimarcato che «mettere un freno all’immigrazione extracomunitaria non è razzismo ma un ragionato provvedimento, teso ad assicurare a quanti vivono onestamente in Italia garanzie sociali. Evitiamo che la situazione diventi difficile anche in Veneto: una riflessione sulle politiche di accoglienza va fatta. Dobbiamo fare i conti con le risorse reali e la necessità di dare sostegno innanzitutto ai nostri cittadini, creando opportunità di lavoro per i giovani». «Dalla Romania giungono segnali preoccupanti – ha spiegato Ciambetti – con fortissime tensioni sociali, né più né meno di quanto sta accadendo in Grecia, perciò una ragionata prudenza nel guardare al domani è necessaria. La prospettiva per la quale paesi in grave crisi siano tentati di uscire dalla zona Ue, indebitandosi per poter usufruire di deficit maggiori da quelli consentiti da Maastricht, è un’ipotesi da tenere in considerazione. Se ciò dovesse accadere l’intero edificio comunitario andrebbe rivisto. La crisi economica mette in luce le contraddizioni e le illusioni del recente passato, accelerando processi di riforma che sono necessari in quegli stati europei come l’Italia che sono attardati e appesantiti da meccanismi burocratici tipici di uno stato centralizzato: le forti resistenze alle riforme possono diventare deleterie e pericolosissime proprio in questi momenti di riorganizzazione socio-economica di grande scala. Bisogna impedire che lo stato centralizzato e un’idea anacronistica di unità diventino una zavorra mortale per le regioni e le aree produttive del paese, che vogliono invece rimanere saldamente ancorati all’Europa avanzata. Il Veneto deve giocare la sua carta e la candidatura di Luca Zaia proposta dalla Lega Nord è rinfrancante: Zaia è uomo giovane, sicuramente radicato nella nostra realtà, ma anche una figura capace di dialogare e ragionare su scala internazionale. Il 2010 – ha concluso Ciambetti – può essere l’anno della svolta, una svolta che segnerà veramente il futuro dei veneti e di chi ha scelto di vivere onestamente, del proprio lavoro, in questa nostra terra».

Diventiamo una SVP del Veneto

Ospitiamo l’intervento del Dott. Sottoriva, intellettuale leghista, che analizza il particolare momento del movimento di cui fa parte nell’ottica delle prospettive immediate e future, in relazione alle prossime elezioni regionali e al ruolo politico che la Lega Nord potrà avere nel tempo a venire.

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
di Samuel Sottoriva

La candidatura a governatore del Veneto di un leghista non è un fulmine a ciel sereno, nè una rondine che – si sa – da sola non fa primavera. E’, al contrario, frutto di un sapiente e capillare lavoro sul territorio, fatto di umiltà e di capacità, di ideali per cui combattere e di pragmatismo utilizzato per perseguire e conseguire la loro realizzazione. E la rete di sindaci e presidenti di provincia leghisti qui in Veneto è pianamente la conseguenza – derivante da una investitura popolare tramite elezioni – sul piano istituzionale del lavoro suddetto. Nè si possono dimenticare tutti gli altri amministratori locali appannaggio del carroccio veneto, che costituiscono una salda ossatura che permette di introdurre nelle stanze dei bottoni quelle istanze che, provenienti dal basso, sono da anni intercettate e codificate dalla Lega Nord, abituata a vivere nel territorio, vicina al Popolo veneto. E’ il potere conquistato per spirito di servizio. Non occupato per bramosia e cupidigia. Il tutto coniugato con quella capacità di tessere proficui e costruttivi rapporti con le classi sociali la cui attività innerva la vita della nostra Regione, caratterizzandola in quel modo che, eretto a sistema, ha dato prova di straordinaria vitalità, pur rapacemente defraudato dalla voracità del fisco dell’occupante ‘talian. Mentre i “benpensanti” si intrattengono nei salotti buoni in vacue discussioni sul diritto degli omosessuali ad avere o no (o in che misura) diritto a determinati diritti (o, forse, non si tratta – sia detto en passant – di capricci?) riconosciuti a coloro che non lo sono, o sull’opportunità di estendere in maniera sfrenata e irresponsabile la cittadinanza a persone che risiedono nel territorio della Repubblica ‘taliana da così poco tempo che a malapena hanno compreso (e giammai interiorizzato) gli usi e i costumi dei popoli che in quel territorio vivono da secoli, la Lega raccoglie i gridi di allarme e il malcontento provenienti sia dal tessuto medio-piccolo produttivo, protagonista della crescita economica delle nostre terre, che dai dipendenti: il tutto senza lanciarsi in allarmismi di maniera, ma con la consapevolezza della necessità di individuare antidoti adeguati a una crisi economica e sociale mondiale (e resa più perniciosa dal suo innesco deciso a tavolino da chi manovra dietro le quinte). E questo modo di agire è figlio di una visione del mondo non avvelenata dalle deleterie ideologie materialistiche e gnostico-massoniche che nel XX secolo hanno insanguinato il mondo, macellando milioni di persone (quella social-comunista, quella fascio-nazista, quella liberal-liberista-libertaria); scaturisce, invece, da un sistema di idee che, pur ribadendo la centralità della persona, non la considera sradicata e avulsa dal suo territorio e priva dell’identità che da esso sgorga, ma ne coglie la straordinaria vivacità legata alle tradizioni che l’hanno plasmata e ne valorizza la dignità. E da una coraggiosa volontà di ribadire quelle radici cristiane (senza l’incoerente aggiunta di altri aggettivi) che, pur indebolite dagli elementi ipermaterialistici, anticlericali e acattolici delle ideologie summenzionate, ancora reggono l’albero della nostra società mantenendolo vitale.
Si potrebbe condensare il DNA della Lega Nord nella parola identità. E sarebbe descritta convenientemente la sua battaglia se se ne sottolineasse l’intento di difendere tale identità come strettamente ancorata al territorio che continuamente la esprime. In un’epoca in cui si registra l’indebolimento delle diaboliche ideologie sopra elencate, si verifica tuttavia camaleonticamente una sorta di loro sublimazione nella superideologia della mondializzazione, venduta con frode ai popoli come panacea di tutti i mali, laddove invece andrebbe letta come la chiave di apertura del vaso di Pandora. E i fattori che ancora frenano il pieno dispiegarsi degli effetti di tale apertura vanno individuati nell’identità dei popoli e in quella religiosa (una sorta di kathekon dell’ora presente): non a caso – si osservi – vengono corrosi nel tentativo di renderli corrivi dalla superideologia sopra indicata, sotto minaccia di venire attaccati ed annientati se non inclini ad essere addomesticati. Ed è in questo scenario che la Lega Nord, più o meno coscientemente, recita il suo ruolo, compie la sua missione. E il metodo con cui agisce, se resterà saldo, garantirà una forte opposizione alla omogeneizzazione mondialistica propedeutica a un governo mondiale antipopolare ed elitario, violentatore dei popoli. E in questo suo agire il movimento di Bossi può svolgere in Veneto quel ruolo che permetterebbe al Popolo Veneto di identificarvisi in larga misura. E’ l’anelito di chi scrive, ribadito da anni in ogni sede. E’ quanto temono coloro che ancora svolgono politica abbagliati da quelle ideologie che, se opposte in superficie, in realtà si abbeverano dalle stesse fonti gnostico-mondialistiche, atteggiandosi dietro le quinte come facce di una stessa medaglia. E non è un caso che il pidiellino Fabio Gava si sia espresso, nel Corriere del Veneto di qualche giorno fa, nei seguenti termini: «qui c’è il rischio che nasca una Svp veneta», una südtiroler volkspartei veneta; detto altrimenti: una Łiga Veneta-Lega Nord quale partito del popolo Veneto. Il motto potrebbe essere: “Sono Veneto, voto Veneto”, cioè la Lega Nord. E’ l’auspicio di chi scrive. Cosciente e consapevole della responsabilità enorme che ne deriverebbe. Anche e soprattutto per questo alle prossime elezioni regionali dobbiamo coerentemente esprimere un consenso forte al candidato governatore Luca Zaia, votando convintamente anche i candidati al Consiglio regionale targati Lega Nord.
padania sole

Rivolta in Iran, il regime tenta di soffocarla nel sangue

A Teheran e in molte altre città iraniane sta montando la protesta popolare. Le notizie che arrivano sono frammentarie, come sempre accade quando c’è un regime autoritario al potere che non vuole far trapelare qualsiasi informazione che ne possa intaccare l’immagine di solidità verso nemici e oppositori, interni e stranieri.

Nel principale Paese dell’Islam sciita, la seconda corrente del mondo musulmano, stanno terminando i primi dieci giorni del mese di Moharram. Tradizionalmente è un periodo di raccoglimento e di devozione popolare che termina con il giorno dell’Ashura, nel quale si commemora la morte dell’imam Hussein nella fatale battaglia che costò agli sciiti la sconfitta con i sunniti nelle lotte di successione al carisma di Maometto. Un giorno dal forte simbolismo nel quale la sofferenza viene evocata da processioni di flagellanti che si frustano a sangue per ore, in un clima di misticismo ed esaltazione del dolore trasformati in rito espiatorio collettivo.

In un giorno così non è difficile immaginare come possa facilmente deflagrare come una bomba il movimento di protesta connotato da crescenti episodi di violenza, che da mesi si oppone al regime teocratico degli Ayatollah ed al suo uomo politico di fiducia Ahmadinedjad confermato al potere da una “elezione farsa”. Mentre la pressione del mondo intero stava crescendo sul regime iraniano per la vicenda del programma nucleare ecco un episodio favorevole agli USA nella loro politica di lotta agli Stati-canaglia: la rivolta interna cade a fagiolo per dare un’ulteriore patina di negatività al regime formatosi dopo la rivoluzione del 1979 e apre scenari finora preclusi dallo scacco afghano e dalla difficile situazione dell’Iraq. L’Iran era il prossimo Paese della lista stilata da Bush jr. il 16 Settembre 2001 dopo l’attentato alle Twin Towers, ricordate? Afghanistan, Iraq, Iran, Siria, Nord Corea, Sudan…. Ci vorranno 20 anni, disse, e ne sono passati 8. Non è da escludere che gli USA abbiano avuto una parte con la diffusione di idee contrarie al regime, attraverso l’intelligence, ma è anche sicuro che un popolo come quello Persiano ha una storia e una cultura più antica ancora dell’islam e, per quanto la religione lo abbia connotato e trasformato, non può sopportare oltre 30 anni di un regime sempre più retrogrado e repressivo. L’Iran è considerato da tutti gli osservatori internazionali come il Paese potenzialmente più aperto all’Occidente, sia per tradizione che per cultura e storia; anche chi conosce a fondo la teologia islamica sa delle differenze potenziali che la visione escatologica sciita può produrre nella vita sociale e politica rispetto alla visione sunnita dell’islam.

Staremo a vedere, la sola cosa sicura è che nei prossimi giorni scorrerà molto sangue. E non sarà quello delle schiene dei flagellanti nel giorno dell’Ashura.sommossa a teheran

Il 2010 con il nodo del debito pubblico

Sarà in grado la Grecia di pagare i suoi debiti? I dubbi sulla tenuta delle finanze pubbliche di Atene, il cui rating ha subìto una decisa sforbiciata ad opera delle agenzie di rating Moody’s e Standard & Poor’s, continuerà ancora per molto a tenere gli operatori con il fiato sospeso. Ma l’anno che verrà si annuncia delicato non solo per le finanze pubbliche della Grecia. Secondo un report di Unicredit Research pubblicato di recente, i paesi europei avranno bisogno di raccogliere oltre mille miliardi di euro per tenere le redini della finanza pubblica. Spicca soprattuto il fabbisogno di Italia (256 miliardi di euro) Germania (224) e Francia (250). Nel 2010 i paesi dell’Unione europea dovranno rimborsare la bellezza di 721,1 miliardi di euro di titoli di stato. Di questi 148,5 dovranno uscire dalle casse del Tesoro italiano. Il nostro paese è superato solo dalla Francia, che nel 2010 ha in scadenza ben 222,7 miliardi di euro.

Il problema dell’indebitamento pubblico e privato non è certo una novità. La recessione ha contratto le entrate fiscali come diretta conseguenza del crollo dei ricavi e dei margini operativi lordi delle imprese. La spesa pubblica d’altro canto è lievitata per far fronte alla crisi (tra salvataggi bancari con gli aiuti pubblici e ammortizzatori sociali). Questo ha costretto gli stati ad indebitarsi sul mercato. E lo stesso è successo alle società.

Piccole, grandi, blasonate o debuttanti. Nel 2009 sono in molte ad aver fatto ricorso alle obbligazioni. Una massa di debito pubblico e privato che grava come una spada di Damocle sulle speranze di ripresa dell’economia. Poche settimane fa era stato lo stesso governatore della banca d’Italia Mario Draghi a lanciare l’allarme sui «4 trilioni di dollari di debito privato a bassa qualità garantito da proprietà edilizia, asset soggetto a perdita di valore, in scadenza nei prossimi anni». Finora la situazione è rimasta sotto controllo, grazie soprattutto ai bassi tassi d’interesse. Ma il costo del denaro non potrà rimanere a questi livelli per sempre.
Non a caso il presidente della Bce Trichet è tornato a chiedere ai governi della Ue maggior rigore sul fronte dei conti pubblici, ben consapevole del fatto che i nodi stanno venendo al pettine e il rischio consiste nel dissesto generalizzato. Finora l’opinione pubblica ha sempre creduto che il debito pubblico fosse una cosa che sta là, ma rimane là per sempre: stavolta purtroppo non sarà così, perché l’economia in recessione non fornisce le risorse per superare l’ostacolo ogni anno più alto, come accadeva con l’economia in crescita. E se l’asticella cade, gli effetti saranno tutti da verificare nelle loro ripercussioni politiche mondiali.debito pubblico

Morto lo scrittore Sgorlon, cantore del Friuli

È morto a Udine, all’età di 79 anni, lo scrittore Carlo Sgorlon. Lo si è appreso dalla famiglia. Sgorlon, che con i suoi libri ha vinto oltre quaranta premi letterari, tra cui il Supercampiello (due volte, unico tra gli scrittori italiani contemporanei), lo Strega, il Nonino, e per molti anni è stato professore di italiano nelle scuole, è morto ieri sera, verso le 20, al termine di un lungo periodo di ricovero in ospedale. I funerali si svolgeranno martedì 29 dicembre, alle ore 12, nella chiesa di San Quirino, a Udine.

Carlo Sgorlon, il popolare scrittore di saghe legate al suo Friuli e raccontate con quella vena di realismo magico che lo imparenta al grande autore sudamericano Garcia Marquez, da lui del resto tanto amato e difeso, era nato nel 1930 a Cassacco, paese di neanche 3.000 abitanti in provincia di Udine, che aveva lasciato per trasferirsi nel capoluogo.

Dopo gli studi alla Normale di Pisa e a Monaco di Baviera, hainsegnato lettere nell’Istituto tecnico Zanon di Udine. Autore di grande successo, ha scritto decine di romanzi, di cui due in friulano; ha tradotto in italiano parecchie fiabe friulane; ha vinto i più importanti premi letterari, tra cui il Supercampiello (due volte, unico tra gli scrittori italiani contemporanei), lo Strega, il Nonino. È stato tradotto in varie lingue.

La sua narrativa, di tonalità epico-sacrale, è venuta creando via via una vera e propria epopea della sua terra. Nel suo ultimo libro, La penna d’oro, edito da Morganti, Sgorlon ha raccontato senza veli, con ironia e disincanto, se stesso e i suoi rapporti con il mondo letterario, spesso difficili, confessando l’amarezza per il suo isolamento dagli altri scrittori e per non esser stato “ricambiato in forme piene e convinte” da quel Friuli a cui riconosceva la matrice della sua creatività, ma che avvertiva alquanto disattento nei suoi confronti. Il motivo poi lo aveva scritto lui stesso a chiare note: “i friulani hanno molte doti, da me largamente rappresentate – aveva affermato – ma tra esse la magnanimità è molto rara”.

Noi ci permettiamo di avanzare un’ipotesi, o di fare un’illazione se si preferisce: l’emarginazione di Sgorlon non sarà dovuta al fatto che non si professava a ogni pié sospinto come un militante della sinistra progressista, ex comunista ed antiberlusconiana? Ciò non significa che Sgorlon fosse di simpatie destrorse, anzi. Semplicemente si limitava al ruolo di scrittore, senza dichiarare la sua idea politica. E questo, nella Italia marcia e putrefatta che il “sessantottismo” ci ha lasciato è una macchia pericolosa per uno che fa l’intellettuale….Sgorlon

Berlusconi: pronto a tornare per le riforme

TERNI – “Seguendo il tuo esempio, io non mollerò e continuero nell’attività di governo che ha fatto molto bene. Ci dedicheremo alle riforme per modernizzare lo Stato in tutti i suoi comparti. Tantissimi italiani ci incoraggiano ad andare avanti: due italiani su tre sono con noi”. Ad annunciarlo è stato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che nel corso di un collegamento telefonico con la “Comunità incontro” di don Pierino Gelmini, ricordando che “la maggior parte degli italiani sostiene il Governo”.

“Il 7 gennaio con la ripresa dell’attività spero che tutti i segni che ho sul viso siano spariti”. Berlusconi è già pronto a tornare al lavoro e a mettere in campo tutte quelle riforme necessarie al Paese per il bene comune: “Il 2010 sarà l’anno delle riforme in tutte le direzioni”. “Sempre una volta di più dico che l’amore vince su tutto, non solo sull’odio che rende violente contro l’avversario politico le menti più fragili – ha continuato il premier nel collegamento telefonico – al contrario di ciò che noi facciamo perchè noi rispettiamo l’avversario politico”.

Poi il presidente del Consiglio ha voluto lanciare un invito al proprio Paese: “Mettiamoci insieme, tutti noi, persone di buona volontà, che credono nell’amore e che credono che l’amore possa vincere l’invidia e l’odio. I nostri avversari hanno ironizzato, dicendo che noi stiamo quasi dando vita ad un partito dell’amore. Lo dico senza ironia: è proprio così”. Poi, Berlusconi ha aggiunto: “Intendiamo essere tutti uniti tra coloro che amano e rispettano gli altri, per portare avanti il duro lavoro che ancora ci aspetta, per fare migliore il nostro Paese e per dare a tutti i ragazzi la possibilità di realizzarsi e di guardare al futuro con sicurezza”.

Il 2010 sarà l’anno della verità per la politica italiana, sotto molti aspetti: se l’attuale maggioranza riuscirà a dare seguito concretamente alle buone intenzioni, allora il Paese potrà guardare al futuro con un nuovo sguardo. Le forze d’opposizione saranno costrette a riorganizzarsi e a modificare completamente l’atteggiamento nel confronto politico, poiché si troveranno a dover fronteggiare qualcuno che avrà fatto quanto prometteva.
Nel caso contrario, l’Italia piomberà nel vortice delle recriminazioni e ad aver vinto saranno tutti quei disfattisti e violenti che hanno trascorso tutto il 2009 a cercare di bloccare il cambiamento in corso. Inoltre, la crisi economica che finora l’Italia ha fronteggiato meglio degli altri Paesi grazie alla maestria del ministro Tremonti finirà per colpire con tutti gli arretrati.
Anche Berlusconi è a un bivio. Sembra esserne consapevole.
Berlusconi

Vivere la fede nella famiglia cristiana

I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. Ed egli rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Ma essi non compresero le sue parole.
Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Nella domenica che segue il Natale la Chiesa ci domanda di fermarci a riflettere sulla famiglia, proprio perché anche Gesù, il Figlio di Dio, ha voluto fare questa esperienza umana.
La famiglia di Nazaret rappresenta qualcosa di eccezionale, per certi versi: Maria diventa madre rimanendo vergine, quel bambino che porta in grembo per nove mesi e che poi dà alla luce, allatta e cresce, è il Figlio di Dio, è Dio. E’ un caso unico in tutta la storia del mondo. Una cosa simile non si ripeterà mai più.
Ma per altri versi è anche una storia normale di famiglia, perché Dio stesso ha voluto che fosse così. Una famiglia di quel tempo, che viveva là in Palestina con tutti i disagi di tante famiglie di allora. Il Vangelo ci racconta della nascita di Gesù in mezzo all’indifferenza (non c’era posto per loro nell’albergo …), all’ostilità (Erode che cercava il bambino per ucciderlo), allo spostamento continuo (da Nazaret a Betlemme, poi in Egitto, poi di nuovo a Nazaret … ).
Due genitori, Maria e Giuseppe, anche loro alle prese con i problemi grossissimi dell’educazione dei figli, specialmente quando raggiungono l’età dell’adolescenza e della prima giovinezza con il loro desiderio di libertà, di autonomia, di rottura con la famiglia di origine.
L’episodio che si ascolta in questa domenica, in qualche modo, rientra in questo tipo di problemi.
Il fatto è molto noto: com’era consuetudine per i buoni ebrei, anche Maria e Giuseppe si recavano ogni anno a Gerusalemme per la Pasqua. Quando Gesù ebbe dodici anni, e quindi era ormai maturo secondo i criteri del tempo, portarono anche lui. Sulla via del ritorno non lo trovano più nella comitiva di parenti e conoscenti e allora preoccupati vanno a cercarlo nella città e finalmente, dopo tre giorni, lo scovano seduto in mezzo ai maestri del tempio mentre discuteva con loro di grandi questioni teologiche, lasciandoli stupefatti per la sua intelligenza.
Alla madre che gli manifestava la sua angoscia, Gesù risponde tranquillo: “Perché mi cercavate? Io devo occuparmi delle cose del Padre mio …”.
Quest’episodio si presta a tante considerazioni e ne vorrei sottolineare una in particolare: in una famiglia i figli non possono mai considerarsi proprietà dei genitori.
Anche se mamma e papà hanno il compito straordinario di farsi cooperatori di Dio nel trasmettere la vita, poi però devono anche saper mettersi da parte per rispettare il progetto di vita che ogni figlio elabora e che costruisce progressivamente.
Abbiamo sentito che Maria e Giuseppe non compresero quelle parole misteriose di Gesù “Io devo occuparmi delle cose del Padre mio”. Queste parole riguardavano la missione che Gesù aveva e che avrebbe manifestato di lì a qualche anno attraverso la predicazione del Vangelo e soprattutto la passione-croce. Risurrezione.
Anche tanti genitori del nostro tempo, ad un certo punto, non riescono più a capire i loro figli: perché parlano in un certo modo, perché ragionano così, perché cercano di staccarsi da loro quasi rifiutandoli.
Perché abbandonano la pratica religiosa, non vanno più a Messa.
Certamente questo fa parte del processo della crescita, della maturazione fisica, psichica e morale di ogni persona. Questo cammino comprende tante difficoltà, lacerazioni, sofferenze, lacrime. Ogni famiglia, in misura minore o maggiore, s’imbatte in queste situazioni.
Che cosa può fare una famiglia cristiana in queste situazioni? Può fare qualcosa, sicuramente. I genitori, anche quando sembra loro che non serva a niente, debbono continuare ad educare con l’esempio i loro figli, a pregare per loro e – per chi ha un po’ più di coraggio – anche per proporre di pregare insieme con loro. E poi bisogna saper aspettare il tempo di Dio e anche i tempi degli uomini che sono diversi una persona dall’altra. Il bene seminato non andrà mai disperso e nell’ora che solo Dio conosce, fiorirà e fruttificherà. Questo è l’atteggiamento della fede. Era così che si comportavano Maria e Giuseppe nei confronti di quel loro Figlio tutto speciale. Ma la fede non s’improvvisa e non ci viene consegnata dentro una scatola per tirarla fuori di tanto in tanto. La fede siamo noi che c’interroghiamo, che accogliamo l’insegnamento del Signore e della Chiesa, che preghiamo, che coltiviamo con i sacramenti la nostra relazione con Dio. Tutto questo è la fede. E molto ancora di più!

(don Pierangelo Rigon)
gesù ritrovato

Al Qaeda tenta strage sul volo per Detroit

Uno studente nigeriano ha tentato di far esplodere in volo l’aeroplano su cui viaggiava da Amsterdam a Detroit. L’attentato è fallito perché l’ordigno esploso non era sufficientemente potente da aprire la carlinga ed ha causato solo il ferimento di due passeggeri, oltre all’attentatore che al momento dell’arresto si è dichiarato appartenente alla rete terroristica di Al Qaeda.

Niente di strano, se ben ci si pensa. In fin dei conti non c’è nessun motivo per credere che l’ondata di attentati di matrice islamica sia in attenuazione. Come diceva Bush jr. in un momento di lucidità: “It’s not a question about if, but about when” cioè non dobbiamo chiederci “se” ci saranno ancora attentati, ma “quando” ci saranno.

In questo caso la tragedia e le centinaia di vittime innocenti sono solo state sfiorate, ma non ci si può illudere: si deve tenere la guardia alzata e pregare. Purtroppo la democrazia non ha altri strumenti per evitare il peggio.

O meglio: una certa democrazia non ce li ha. In realtà la Svizzera ha dimostrato all’intero mondo che, volendo, gli strumenti per imporsi ci sarebbero ma serve il coraggio di dare al popolo la possibilità di esprimersi in modo consapevole e informato. Assumere comportamenti e votare leggi capaci di stroncare il terrorismo islamico ed il proselitismo politico religioso dei musulmani non sarebbe impossibile.

Ma servirebbe quel coraggio che nella maggior parte dello spaventato e vigliacco Occidente non esiste.aereo