Immigrati sì, missionari religiosi no. »

Immigrati sì, missionari religiosi no.

Calma e gesso. Adesso i commenti si sprecano da una parte e dall’altra, ma gli svizzeri hanno soltanto ribadito che l’Europa è la terra del cristianesimo e quindi anche la sua architettura, il paesaggio, l’aria che si respira è europea. Punto e basta. Questo non significa che tutti i musulmani saranno perseguitati o seviziati o che altro: significa semplicemente che ognuno deve rispettare ciò che l’altro è o pensa di essere, soprattutto se quest’altro è a casa sua.
Detto meglio: è vero che anche noi europei e in particolare noi italiani siamo stati emigranti. Esodi di massa verso tutte le direzioni. Ma è anche vero che con l’emigrazione non siamo stati, contemporaneamente, missionari e conquistatori. Siamo stati conquistatori a suo tempo e suo modo e siamo stati missionari a suo tempo e suo modo. Ma non abbiamo nascosto sotto le vesti degli emigranti quelle dei missionari o dei conquistatori. Là dove le terre erano libere sono state costruite “nuove” città alle quali abbiamo anche dato il nome delle nostre “vecchie” città. Ma erano luoghi disabitati. Là dove abbiamo ritenuto di portare la nostra fede e la nostra cultura abbiamo inviato persone che esplicitamente partivano per la missione. E vi sono stati luoghi e periodi storici dove questi missionari sono stati trucidati, segregati o sbeffeggiati. E vi sono stati luoghi e periodi storici dove questi missionari hanno anche trucidato e ucciso in nome della fede. Non erano emigranti: padri di famiglia che con la necessità del lavoro e della sopravvivenza imponevano anche i propri costumi e la propria fede.
E’ questo che non quadra agli svizzeri, a noi e a chiunque, in Europa, non sia uno snob illuminista: il flusso migratorio non è un flusso missionario. Ci vuole tanto per capirlo? Ma perché una questione così semplice si è complicata a questo modo?

La Svizzera baluardo d’Europa vieta i minareti »

La Svizzera baluardo d’Europa vieta i minareti

svizzera chIn Svizzera, federazione con democrazia diretta, si è avuta l’ennesima prova di un fatto ormai evidente: quando al popolo viene consentito di esprimersi e di esercitare la propria sovranità emerge in Europa un pensiero completamente opposto rispetto ai “desiderata” delle élites.

Chiamato ad esprimersi sull’opportunità di introdurre nella costituzione elvetica il divieto di costruire nel territorio svizzero i minareti, dai quali il muezzìn chiama i fedeli musulmani alla preghiera 5 volte al giorno, il popolo a grande maggioranza ha appoggiato il SI’ propugnato dal partito a ispirazione cristiana UDC di fatto manifestando la propria opinione negativa sull’espansione dell’Islam nello stato alpino.

Marco Polo, un Veneto in Cina »

Marco Polo, un Veneto in Cina

Cominciamo a pubblicare le biografie di illustri personaggi storici che a scuola ci furono proposti come italiani, quando invece la loro Patria era Venezia la Serenissima. Il primo, anche per l’importanza simbolica che oggi ha nei confronti dei rapporti con la Cina, è Marco Polo.

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«… né cristiano né pagano, saracino o tartero, né niuno huomo di niuna generazione non vide né cercò tante meravigliose cose del mondo come fece messer Marco Polo» [dal Milione]

Dio vuole che tutti conoscano la Verità »

Dio vuole che tutti conoscano la Verità

Per continuare nello sforzo di spiegare, per quanto possibile in maniera semplice, ciò in cui crediamo come cristiani cattolici, oggi ci chiediamo che cos’è la Rivelazione.
Non è una nozione vaga, un concetto filosofico, ma una serie di azioni concrete attraverso le quali Dio si è fatto conoscere e ci ha comunicato la sua volontà: renderci figli adottivi in Gesù Cristo, partecipi della sua stessa vita divina.
Questa straordinaria possibilità non riguarda solamente coloro che vissero direttamente i grandi eventi della salvezza, in particolare furono testimoni delle parole e delle opere di Gesù di Nazaret, ma è per tutta l’umanità di ogni tempo e di ogni luogo della terra.
Per tale motivo è indispensabile che vi sia una specie di “catena di trasmissione” costituita dagli Apostoli, anzitutto, e poi dai loro successori, i Vescovi, la Chiesa nel suo insieme. Costoro tengono vivo e autentico quanto Dio ha voluto farci sapere di se stesso e anche quanto noi dobbiamo sapere per corrispondere al suo progetto. Apriamo allora il Catechismo e leggiamo questi due numeri molto importanti:

La finanza globale è tutta una bolla »

La finanza globale è tutta una bolla

Una crisi, per definizione, dovrebbe essere un’eccezione. Un momento culminante dal quale scaturisce una svolta, un cambiamento.
Ebbene nel sistema finanziario contemporaneo le crisi sono la normalità. Il pretesto è sempre ben localizzato: la crisi delle tigri d’Oriente, la crisi dei paesi sudamericani, la crisi russa, la crisi angloamericana, la crisi degli sceicchi di Dubai. La realtà è che queste crisi sono strutturali e fanno parte del gioco.
Nei paesi occidentali l’agricoltura ha un’altissima produttività ed un settore maturo, così come anche l’industria lo è, ormai, diventato e, di conseguenza, i servizi alle imprese invecchiano come le imprese stesse. Dunque resta tutta una produzione – quella che oggi si chiama economia reale – che è fatta di produzione immateriale e, appunto, finanziaria.
Il primo passaggio importante da capire è che questa produzione è globalizzata e quindi necessita di un movimento di capitali globalizzato. I soldi, insomma, circolano velocemente da un paese all’altro e in vari modi. Anzi in modo sempre nuovi e sofisticati. E questo è il secondo aspetto: non si sa bene come circolano questi capitali.
La balla dei paradisi fiscali, dunque, non tiene. Ogni paese può comportarsi come paradiso fiscale e ogni crisi, oggi, è sempre finanziaria perché la finanza è il sistema primario sul quale si fondano tutte le economie. Come se ne esce?
Evidentemente se ne potrebbe uscire dividendo il sistema bancario da quello dei mercati. Ovvero impedendo realmente alle singole banche di “produrre” moneta e dividendo queste banche nella loro missione. Quelle di deposito, strettamente dipendenti dalle banche centrali e autorizzate al credito e quelle, invece, predisposte soltanto per il mercato. La produzione di moneta, a questo punto, tornerebbe al monopolio delle banche centrali e non ci sarebbe bisogno di continue bolle finanziarie per distruggere il superfluo. Superfluo che oggi vale 1000 e domani deve valere zero.
Insomma la crisi, in realtà, è una purga. E la purga diventa sempre più necessaria alla sopravvivenza di un sistema mondiale iperproduttivo ma altrettanto disequilibrato nella distribuzione di ricchezze.
E’ evidente che se la crisi è strutturale gli strumenti che abbiamo utilizzato finora sono strutturali alla crisi: le agenzie (banche) che controllano (banche), i governi (eletti anche da grandi banche) che distribuiscono il denaro pubblico (alle banche) indebitando i cittadini e liquefacendo i risparmi (nelle banche) e i mezzi di informazione (editati anche dalle banche) che non sono in grado di informare perché non sono indipendenti (anche dalle banche). Insomma il sistema è un sistema basato sulla crisi finanziaria, sulle bolle e in quanto tale produttore di grandi – effimere – ricchezze. Una volta assicurato un certo tenore di vita materiale tutto il resto non può che essere effimero. E cosa c’è di più effimero del denaro?
Il mondo è grande, però, e ci restano ancora le bolle finanziaria dall’Africa o anche dal Polo Nord e Polo Sud. E avanti così, prima o poi, arriverà anche una bolla dalla luna.
Così come funziona oggi il risparmio di massa sarà sempre più sottoposto alle crisi anche perché nessun operatore singolo – compreso la grande banca – è in grado di stare fuori dal sistema. Anzi la stessa grande banche costruisce, con propri prodotti, il sistema stesso. Il grande gioco consiste nel disporre di informazioni sensibili in modo da passare la bolla ad altri senza che questa scoppi nelle proprie mani. E’ chiaro che così il dibattito sulla trasparenza, come quello sui paradisi fiscali, è solo ad uso è consumo dei pecoroni. In questo contesto la trasparenza è informazione e quindi ha un costo esorbitante così come il rischio che si corre e il guadagno che si può fare con un colpo andato a segno. L’asimmetria irriducibile delle informazione è uno dei fondamenti di questo sistema finanziario. Chi meglio sa meno rischia. Chi sa poco o male rischia tutto e infatti tutti i grandi paesi occidentali hanno coltivato masse ottenebrate e, conseguenti, debiti pubblici stratosferici. I soldi di tutti vengono socializzati a richiesta popolare per ogni tipo di soccorso e quindi anche per il soccorso alle banche, ma i guadagni sono sempre privati.
Per ora la situazione non offre condizioni politiche di un vero governo mondiale. Tutto quanto si fa, e viene pomposamente immortalato nei G8, G14, G20 ecc., è un palliativo nella speranza che la stabilità dei singoli paesi, e del mondo intero, tenga fino alla prossima crisi.
E intanto oggi basterebbe, almeno, non lasciarsi ingannare dal fatto che siano i ricchi sceicchi, questa volta, a rischiare le penne. Non è così: sono le nostre banche, con i nostri soldi depositati, e che sono stati prestati ai ricchi sceicchi, ad essere a rischio. Il cerino, questa è un’altra regola, rimane sempre in mano ai più fessi.mohammed

Fermato al Senato l’aborto “fai-da-te” »

Fermato al Senato l’aborto “fai-da-te”

Una cosa dev’essere chiara nel dibattito sulla pillola RU486: fino a che sarà vigente la legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), ogni nuova tecnica abortiva che si vorrà introdurre nel nostro paese non dovrà aggirare in nessun caso il dettato di tale normativa. Il quale prevede – ricordiamolo – che l’aborto non può e non deve essere utilizzato come strumento contraccettivo ex post, né come mezzo di controllo e limitazione delle nascite (articolo 1); che l’interruzione volontaria della gravidanza è ammessa solo ed esclusivamente qualora sia in pericolo la salute della donna (articolo 6); che l’intervento abortivo può avvenire soltanto in strutture pubbliche e in strutture comunque convenzionate con lo Stato (articolo 8); che tutte le IVG che avvengono al di fuori delle regole stabilite dalla legge del 1978 sono da considerarsi a tutti gli effetti come un reato, punito con la reclusione, a seconda dei casi, da sei mesi a otto anni (articoli 17-19).

Draghi: “Nel Mezzogiorno allarmante arretratezza” »

Draghi: “Nel Mezzogiorno allarmante arretratezza”

Il Sud soffre di un allarmante divario nel settore dei servizi: lo rileva, aprendo i lavori del convegno sul Mezzogiorno ed Economia italiana, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. «Il divario tra sud e centro-nord nei servizi essenziali per i cittadini e le imprese rimane ampio. Le analisi che presentiamo oggi rivelano scarti allarmanti di qualità fra centro-nord e Mezzogiorno nell’istruzione, nella giustizia civile, nella sanità, negli asili, nell’assistenza sociale, nel trasporto locale, nella gestione dei rifiuti, nella distribuzione idrica. In più casi – emblematico è quello della sanità – il divario deriva chiaramente dalla minore efficienza del servizio reso, non da una carenza di spesa. Svolgere un’attività produttiva in Italia è spesso più difficile che altrove, anche per la minore efficacia della pubblica amministrazione; nel Mezzogiorno queste si accentuano»

Nuovo modello per Enti Locali e rappresentanza politica »

Nuovo modello per Enti Locali e rappresentanza politica

Si può ipotizzare che il Ministro Roberto Calderoli con la Riforma delle Autonomie locali non solo rivoluzionerà gli assetti politico-amministrativi degli Enti locali ma congiuntamente si può anche stimare che gli effetti della nuova normativa intaccheranno il sistema di rappresentanza dei Partiti.
Dirompente l’attività riformatrice della Lega Nord: nei fatti il Movimento del Nord sta dimostrando veramente di avere una presenza istituzionale di grande efficacia nel cambiamento: dove gli uomini della Lega operano, ciò che toccano cambia.
Ebbene sì, uno di questi uomini è Roberto Calderoli. Ricordato per la legge elettorale del 2005 (Porcellum), ora gli tocca la sorte nuovamente – in modo indiretto – di colpire il destino di tanti partiti. Perchè? Tentiamo un ragionamento: la diminuzione dei posti nelle Giunte e nei consigli siano essi dei comuni o delle province, non solo costringerà alla ricostruzione strategica del disegno delle deleghe connesse poi all’organizzazione degli apparati burocratici amministrativi, ma cosa estremamente importante avvierà un ridimensionamento delle candidature per le lezioni amministrative.
Questa è una sfida per il sistema dei partiti in Italia, pensandoci bene, una sfida che cambierà gli stessi partiti. Il che è tutto dire, in un Paese come il nostro in cui alcuni Partiti sono tuttora in “fase di allestimento”, vedi la fusione di Forza Italia con Alleanza Nazionale, o il Partito Democratico con la sua nuova stagione, da sempre per verità allo “stadio nascente”.
La rappresentanza, dunque, se va inserita in un ridimensionamento del numero degli amministratori, indurrà i Movimenti politici e i partiti a ragionare su una scelta ineluttabilmente più oculata delle persone. Quando parlo di rappresentanza, non mi interessano le dottrine giuridiche che la attribuiscono solo agli organi nazionali costituzionali e non ai rappresentanti degli enti locali. Mi interessa la connessione fra rappresentanza e scelta elettiva. Quindi esecutivi contingentati nei numeri, rapportati a consigli snelli, svilupperanno nuove dinamiche nei rapporti. Sappiamo che negli anni i Sindaci e gli esecutivi sono divenuti sempre più forti, smorzando l’azione delle assemblee, dopo la loro riduzione evidentemente dovranno ricostruire un nuovo equilibrio. Fondamentale sarà la dimensione e la valenza del candidato. Insomma pochi ma buoni. E questa sarà la sfida per tutti i Partiti. Questa è già stata colta da anni dalla Lega Nord, che tanto ha puntato sulla formazione degli amministratori locali. Se c’è un “vecchio” movimento politico che ha investito per vocazione naturale sugli enti locali: questa è la Lega. Forte attaccamento al territorio e solidità dell’organizzazione del Movimento sono stati tradotti in ancoraggio per la rappresentanza negli Enti locali. Contestualmente la vitalità dei partiti si consoliderà se le sue funzioni non coincideranno solo con il momento elettorale. E’ iniziato un percorso interessante che parte nel campo degli assetti istituzionali amministrativi degli Enti locali fino a toccare ambiti più vasti collegati all’elezione dei rappresentati locali, all’organizzazione della politica per corrispondere efficacemente a questa Riforma. Un evolversi della democrazia che apre situazioni decisamente innovative. Si tratterà di fare un passo alla volta con un unico obiettivo: la modernizzazione del Sistema – Paese dagli Enti locali nel contesto del Federalismo. La Lega Nord il motore delle riforme lo ha avviato.

Tremonti informa che non c’è trippa per gatti… »

Tremonti informa che non c’è trippa per gatti…

«Sia chiaro, io sono disponibile ad ascoltare tutte le richieste», spiega secco Tremonti. «Ma qui è un miracolo se non siamo costretti ad alzare le tasse. Non possiamo spendere più di quel che abbiamo, né permetterci passi falsi. E voi per primi dovete impegnarvi ad evitare agguati ed assalti alla diligenza».
Così il Ministro Tremonti rivolgendosi ai rappresentanti del PdL nella “Consulta per la politica economica” del partito di maggioranza.

“Risollevatevi e alzate il capo” »

“Risollevatevi e alzate il capo”

Inizia il periodo di Avvento che ci accompagnerà alla celebrazione del Santo Natale. Il nostro giornale continuerà a offrire la possibilità di farsi accompagnare nella meditazione dalla puntuale catechesi del reverendo don Pierangelo Rigon, che un numero crescente di lettori sta dimostrando di seguire attentamente.

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