Bitonci: trappola su Facebook per destabilizzare la Lega Nord

“Da mesi siamo sotto attacco mediatico perchè abbiamo una sola, grande
colpa, quella di far crescere il consenso della gente nei nostri confronti
giorno dopo giorno”. Ha le idee ben chiare il Deputato leghista Massimo
Bitonci in merito alle scritte razziste messe in rete da un utente facebook
la cui paternità era stata in un primo tempo attribuita alla Lega Nord di
Mirano (VE).

“Innanzitutto va spiegato, per chi non ha dimestichezza col social network
in questione, che una cosa è  “dare l’amicizia” a qualcuno (e cioè avere la
possibilità di interloquire con il contatto), altra cosa è aderire ad un
gruppo di discussione, dove si approfondisce un determinato tema. E’
arcinoto agli iscritti a facebook che l’amicizia si concede a tutti senza
riserve (nel mio caso ho oltre 4.000 “amicizie”). Ciò non significa però
essere responsabili di ciò che gli utenti mettono in rete, soprattutto
quando il presunto “amico” sta ingannevolmente mettendo in atto una trappola
mirata a destabilizzare il nostro partito. Un tentativo per la verità
maldestro ed infruttuoso, che svela tuttavia fin troppo bene la paternità
dei suoi autori: quella frangia di catto-comunisti che ben si sposa con
alcuni ex fascisti – alcuni dei quali collocati ancora in posizioni
strategicamente rilevanti – che pur di rifarsi una verginità
irrimediabilmente perduta, rilasciano dichiarazioni che non starebbero in
bocca nemmeno alla sinistra più estrema e radicale”.
“Infastidita dal crescente successo della Lega Nord – prosegue l’Onorevole
Bitonci – certa parte politica cerca in ogni modo – e l’attacco informatico
di ieri è solo l’ultimo episodio in ordine di tempo – di screditarci agli
occhi degli elettori, dimenticando che il nostro consenso si sviluppa
proprio nel territorio, tra operai, imprenditori, artigiani, lavoratori
dipendenti, pensionati e giovani; siamo attenti ai loro bisogni e per il
loro soddisfacimento lavoriamo e ci battiamo.>
La diminuzione dei reati, la politica severa in tema di immigrazione

clandestina che già sta dando riscontri positivi, grazie agli efficaci
provvedimenti del Ministro Maroni, la conquista del federalismo fiscale, la
semplificazione normativa, sono tutte battaglie che abbiamo combattuto e che
stiamo vincendo.  Ci rendiamo conto che tutto ciò crea problemi agli
avversari politici che, non riuscendo a partorire idee, cercano di
accalappiare consensi con mezzi e mezzucci vergognosi e miserabili”.
“Invito gli autori di questa ennesima fesseria – conclude Massimo Bitonci –
a creare un account intitolato “Circolo Comunista Emiliano”, recante una
bella foto avente a didascalia “Seviziamo i clandestini”. Vedranno quante
inconsapevoli, illustri, improbabili iscrizioni riceveranno! Ma questo – of
course – non fa notizia…”

Manzato replica a Fini: “La Lega ha una storia popolana, non è razzista”

Franco Manzato, esponente della Lega e vice presidente del Veneto, interviene sulle accuse di razzismo rivolte dalla Chiesa e da Fini al Carroccio. ”In Veneto – sottolinea – nell’ultimo anno sono raddoppiati gli ingressi in mobilita’ degli immigrati, che ormai rappresentano il 48% degli espulsi dal mondo del lavoro. Di fronte a queste cifre, non ha piu’ senso parlare di razzismo o ideologie”.

”Il presidente della Camera – aggiunge – potra’ raccogliere tutte le delibere dei municipi o delle Province amministrate dal Carroccio e non trovera’ nemmeno un’azione contro gli stranieri o bocciata da qualche tribunale. La Lega, avendo una storia ‘popolana’ e non ‘da salotto’, non si arrocca su ideologie. Ed infatti anche l’Ue ha dovuto rigettare ogni eccezione sul decreto Maroni, dopo aver additato l’Italia, con mille polemiche, come Paese razzista. E siamo i primi in Europa ad aver organizzato un provvedimento sensato per regolarizzare colf e badanti sia dal punto di vista giuridico che lavorativo”. ”Cio’ per cui lavoriamo – aggiunge Manzato – e’ che si pensi ad una carta dei doveri, e non solo a quella dei Diritti dell’uomo. Le riforme che la Lega sta portando avanti sono soltanto a tutela degli italiani e non contro l’immigrazione, perche’ il tempo dell’accoglienza indiscriminata e’ finito: se uno straniero vuole restare in Italia, lo fara’ con un lavoro regolare e pagando le tasse per avere servizi uguali agli italiani. Altrimenti capitera’ che discriminati saranno i nostri anziani che dopo 40 anni di lavoro si troveranno a mettersi in fila alla mensa dei poveri mentre i disoccupati immigrati ricevono un sostanzioso assegno sociale”.

I cattolici marciani spiegano il senso del digiuno

L’inizio del mese di Ramadan durante il quale la comunità musulmana pratica il digiuno rituale nei modi prescritti dalla religione, per la quale tale esercizio pratico costituisce uno dei cosiddetti “5 pilastri dell’Islam”, ha ottenuto ampia risonanza sui media. Tuttavia l’informazione ci è parsa sempre interessata ad elementi di costume, oppure ad aspetti sociali di vario tenore. A noi invece interessa evidenziare come la società occidentale sia stranamente incuriosita da questa pratica religiosa, degna del massimo rispetto, quasi come se fosse una pratica esotica e non un elemento comune a tutte le tradizioni dove la spiritualità è un elemento determinante del comune sentire e, quindi, della cultura.

Infatti tutte le religioni conoscono il digiuno come pratica di ascesi, cioè di elevazione spirituale, e di estasi personale, cioè di distacco dalla materialità quotidiana alla ricerca di una dimensione più consona alla piena umanità. Ma tra tutte le tradizioni religiose ce n’è una, tra tutte, che vive il digiuno in una dimensione specialissima, e questo è per noi l’elemento di stupore per l’amnesia dell’Occidente: si tratta della religione cristiana.

Nel periodo della Quaresima che precede la Pasqua, come ancora qualcuno ricorderà, è  raccomandata la pratica di digiuno e astinenza a tutti i membri della Chiesa, cioè a tutti i battezzati che vivono in comunione con Cristo. La differenza qualificante del digiuno cristiano consiste proprio nel fatto che non si tratta di una prassi, se non accidentalmente; infatti le modalità della pratica possono variare secondo le situazioni, giacché ciò che importa nel cristianesimo è sempre l’incontro e la comunione con Cristo, nella Chiesa.

Mentre in tutte le altre pratiche religiose l’aspetto formale è fondamentale, compresi i casi di dispensa dall’obbligo, nel cristianesimo esso è solo il mezzo, il segno esteriore con il quale il fedele a Gesù Cristo sceglie liberamente di condividerne la passione, riflettendo sul dolore causato dal peccato, in attesa della gioia della Risurrezione conquistata dal Cristo per tutti coloro che non la rifiuteranno deliberatamente con estrema superbia.

In tutte le pratiche religiose, in tutte le forme liturgiche, in tutti i modi concreti attraverso i quali il fedele vive il cristianesimo anche nella quotidianità, la centralità è sempre l’incontro con il Cristo di Dio; quello che l’uomo fa, sente e vive, riceve valore solo grazie a questa dimensione di grazia senza la quale tutto si riduce a mera prassi umana, degna appunto di rispetto per la finalità che si pone ma anche circoscritta all’esperienza del singolo individuo e quindi infeconda dal punto di vista relazionale, che è il solo a rendere l’uomo un essere compiuto.

La pratica del digiuno deve poi essere condotta con sobrietà, nel segreto della preghiera, senza forme di esibizionismo che ne squalificano il contenuto, come ebbe a insegnare lo stesso Gesù: ”Quando digiunate non fate i tristi come gli ipocriti che si imbruttiscono la faccia, per mostrare agli altri che essi digiunano. In verità vi dico che hanno già ricevuto la loro ricompensa. Ma voi, quando digiunate, profumatevi il capo e lavatevi la faccia. In modo che non agli uomini appaia che digiunate, ma al Padre vostro che è nel segreto: e il Padre vostro, che vede nel segreto, vi ricompenserà” (Vangelo di Matteo 6, 16-18)

Sappiamo pure che nel mondo è invalsa anche la pratica del digiuno come strumento di protesta politica, che non contestiamo in ambito laico. Tali pratiche però, quand’anche effettuate da esponenti del clero cattolico che così contravvengono alle indicazioni della Costituzione Conciliare “Gaudium et Spes” (Cartella n.42), nulla hanno di specificamente cristiano in quanto il loro orizzonte è strettamente politico e temporale. Ci teniamo a dirlo ad alta voce, come riferimento culturale di quei membri della Chiesa che non accettano la deriva politicante di taluni esponenti del clero e che continuano a voler essere membri della Chiesa intesa come comunità dei credenti e corpo mistico di Cristo (Lettera di S.Paolo ai Corinzi) secondo i dettami del Concilio Vaticano II, secondo la millenaria Tradizione, secondo il magistero del Pontefice, secondo gli insegnamenti delle Sacre Scritture e particolarmente dei Vangeli, nonché secondo il sensus fidei del quale anche i cattolici veneti, ai quali più direttamente ci rivolgiamo, sono storicamente permeati.

ASSOCIAZIONE CULTURALE CATTOLICI MARCIANI

Il sindaco di Piovene alle ambasciate straniere: “Pensate voi ad aiutare i vostri connazionali in difficoltà economiche a causa della crisi”

Il sindaco di Piovene Rocchette, Maurizio Colman, ha scritto alle ambasciate straniere invitandole a farsi carico del sostegno economico dei cittadini loro connazionali, residenti nel Comune di Piovene, trovatisi in difficoltà anche a causa della crisi economica in atto. “Questa iniziativa – precisa il sindaco – vuole affermare un tratto distintivo di questa Amministrazione, ossia che costituisce titolo di priorità nei nostri interventi l’utilizzo di risorse economiche a favore dei cittadini vicentini e veneti, che con il loro lavoro hanno reso possibile il livello si assistenza che oggi siamo ad offrire”.

Manzato: “Gabbie salariali primo esempio di federalismo: istituiamo contratti regionalizzati legati al costo della vita”

“Chiamiamoli gabbie salariali o contratti regionalizzati, ma da un aspetto non si può prescindere: al Nord uno stipendio da 1000 euro è una miseria, al Sud ci si vive dignitosamente. Per questo chiediamo che da subito si lavori a una riforma degli stipendi e che questi siano legati al reale costo della vita nelle regioni, così come avviene in Germania e Francia”.

La richiesta arriva dal vicegovernatore Franco Manzato, che entra nella discussione sulle gabbie salariali in seguito alla pubblicazione da parte di Bankitalia dei dati sul costo della vita nelle varie zone d’Italia. “Qui non si tratta – afferma il vicepresidente della Giunta veneta – di calare gli stipendi al Sud, ma di aumentarli al Nord. Il punto di partenza della questione dev’essere se uno con un migliaio di euro vive o no nel suo territorio. Per questo dobbiamo garantire a tutti un minimo stipendiario che poi andrebbe integrato su base regionale da un’aggiunta calibrata sul costo della vita. Come Gruppo Lega a palazzo Ferro Fini, abbiamo fatto svolgere uno studio che ha rivelato come al Nord il costo della vita sia superiore del 30% rispetto al Meridione. Ovvero: per la stessa mansione, un operaio specializzato in Veneto percepisce 1400 euro, così come in Campania dove però la vita costa decisamente meno. Sbaglia Franceschini quando a Marghera dice che le retribuzioni al Sud calerebbero con le gabbie salariali, mentre al Nord resterebbero stabili. Basterebbe garantire a tutti una base e poi lasciare la contrattazione alle Regioni in base a dati reali e certificati. Ciò che fa gridare allo scandalo i più, in questi giorni, è facilmente constatabile, basta andare in un ristorante in Veneto e in uno pugliese, o anche in un supermercato, o provare ad affittare una casa. Ci si renderebbe conto di come esistano due Italie con costi della vita sproporzionati”.

“Il Veneto – conclude Manzato – è ricco in relativo, non in assoluto; il Pil è alto ma la gente comune vive con 1000 euro al mese e non ce la fa. Questa non è ideologia o politica, ma la realtà effettuale. A breve si andranno a ridefinire molti contratti, e se non si vogliono ammazzare i lavoratori e le piccole-medie imprese del Nord si dovrà tenere conto di differenze territoriali ormai evidenti a tutti. E’ la miglior Cassa del Mezzogiorno che si possa pensare e realizzare senza cadere in politiche nazionali dannose”.

(TABELLE A SEGUIRE TRATTE DALLO STUDIO “FAMIGLIA VENETA E COSTO DELLA VITA EFFETTUATO DAL GRUPPO CONSILIARE LEGA NORD VENETO su fonte Eurispes)

Costo della vita su base annua in 10 località italiane

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Città

Alimentari Non alimentari Totale
Capodimonte

(Viterbo)

€     9.996,84 €   24.668,59 €  34.665,43
Torino €     9.342,12 €   25.727,16 €    35.069,28
Noci

(Bari)

€     8.972,64 €   26.260,48 €    35.233,12
Genova €     9.312,60 €   27.252,85 €    36.565,45
Caserta €     8.365,56 €   28.430,72 €    36.796,28
S. Benedetto del T. €   10.512,12 €   27.066,00 €    37.578,12
Cosenza €   10.681,44 €   27.284,63 €    37.966,07
Roma €     9.296,28 €   30.431,81 €    39.728,09
Treviso €   12.129,00 €   28.459,58 €    40.588,58
Bologna €     9.843,00 €   33.695,05 €    43.538,05
Italia €     9.913,44 €   26.615,95 €    36.529,39

Spesa media familiare mensile nelle varie regioni italiane

REGIONI Spesa mensile
Piemonte €  2.613,00
Valle d’Aosta €  2.549,00
Lombardia €  2.801,00
Trentino-Alto Adige €  2.632,00
Veneto €  2.716,00
Friuli-Venezia Giulia €  2.483,00
Liguria €  2.252,00
Emilia-Romagna €  2.762,00
Toscana €  2.468,00
Umbria €  2.470,00
Marche €  2.432,00
Lazio €  2.314,00
Abruzzo €  2.161,00
Molise €  2.003,00
Campania €  1.928,00
Puglia €  2.012,00
Basilicata €  1.766,00
Calabria €  1.939,00
Sicilia €  1.678,00
Sardegna €  2.174,00
Italia €  2.381,00

Rimanenza mensile utile al risparmio familiare

REGIONI Rimanenza mensile utile al risparmio
Dipendente Autonomo Trasf. pubblici Media
Piemonte €     228,17 €     587,08 -€        793,67 -€  129,00
Valle d’Aosta €        53,58 €  1.575,58 -€        670,67 -€     65,83
Lombardia €     202,58 €  1.176,33 -€     1.035,33 -€  127,75
Trentino-Alto Adige €     213,42 €  1.037,25 -€     1.103,33 -€  136,50
Veneto €        67,33 €     337,67 -€      1.062,17 -€  286,00
Friuli-Venezia Giulia €     194,83 €  1.072,58 -€        706,67 -€     87,00
Liguria €     225,25 €     508,25 -€        572,33 -€  129,58
Emilia-Romagna €        96,17 €     870,08 -€        873,00 -€  141,00
Toscana €     364,33 €     654,50 -€        633,42 -€       2,33
Umbria €     236,50 €     542,42 -€        721,33 -€  146,17
Marche €     246,17 €     693,50 -€        695,58 -€     57,42
Lazio €     471,08 €     478,33 -€        203,50 €   187,58
Abruzzo €     413,67 €     784,42 -€        576,67 €     71,58
Molise €     356,92 -€       25,58 -€        559,33 -€  116,00
Campania €     347,50 €     709,00 -€        362,17 €     53,17
Puglia €     269,92 -€     274,00 -€        492,00 -€  168,33
Basilicata €     530,08 €        79,67 -€        370,58 €     40,17
Calabria €     160,42 €     352,33 -€        550,67 -€  133,25
Sicilia €     273,08 €     564,08 -€        279,42 €     51,58
Sardegna €     297,92 €     480,33 -€        328,92 €     69,42
Italia €     261,00 €     666,00 -€         665,67 -€      63,08

Rilasciato uno degli assassini di Lockerbie

Uno dei terroristi che realizzarono vent’anni or sono lo scempio della strage di Lockerbie, in Scozia, quando un missile abbatté un aereo di linea che precipitò sulle case sottostanti del villaggio scozzese, è stato rimpatriato in Libia e ivi accolto nel tripudio della folla esultante come al rientro di un eroe.

Il problema è che, in ottica musulmana, quell’uomo è davvero un eroe.

Chiunque abbia letto onestamente il Corano, facendolo seguire da seri studi della sharìa e degli hadit, sa quanto diverso sia il concetto di bene e di giustizia tra il mondo tutto, cristiano occidentale come anche buddista o hindù, e il mondo islamico.

Bisogna far capire a chi nella nostra società rifiuta di accettare tale realtà, forse per spirito di polemica preconcetto verso i valori cristiani o per ignoranza, che l’Islam va studiato e capito in profondità poiché solo così si può sperare di non vedere distruggere il futuro della nostra civiltà, sotto minaccia ininterrotta da quando l’Islam è nato.

Confindustria interpella il governo

Prima l’On. Calearo del PD, ex esponente di spicco di Confindustria, dichiara che entro fine anno molte imprese venete saranno costrette a chiudere i battenti se non cambiano le condizioni congiunturali e in assenza di provvedimenti mirati.

Poi la presidente nazionale di Confindustria, Emma Marcegaglia, rientra dalle ferie agostane chiedendo al Governo una serie di misure in favore delle imprese, per tutelare il lavoro e non dissestare il sistema produttivo. In particolare si chiedono la proroga degli ammortizzatori sociali finora attivati, una serie di agevolazioni finanziarie e un intervento deciso per creare condizioni incentivanti.

Ma non stavamo ascoltando il coro trionfante di tutti gli economisti che predicano la felice conclusione della crisi?

Staremo a vedere, ma già  su queste pagine abbiamo manifestato la nostra profonda perplessità  sia sulle effettive capacità dei sedicenti economisti, sia sulla loro sincerità che secondo noi è condizionata dall’esigenza di comunicare ottimismo imposta dai politici di tutto l’Occidente.

La sensazione è che le vacche grasse dell’ultimo trentennio siano proprio finite, non solo nascoste, e che ci aspetti un periodo altrettanto lungo di vacche magre. Ma, ottimisticamente, speriamo di sbagliare.

I voti della maturità confermano quanto risaputo

L’esito degli esami di maturità confermano quanto la Lega Nord ha sempre denunciato: nelle regioni del sud Italia gli insegnanti sono di manica molto larga rispetto a quelli delle regioni del nord.

Siccome tali differenze contrastano con tutti i dati statistici che rilevano il grado di scolarizzazione e di istruzione delle diverse aree del Paese, sembra semplicemente logica la proposta della rappresentanza parlamentare leghista di istituire degli esami d’entrata per valutare l’effettiva preparazione dei docenti che provengono dalle regioni dove si attribuiscono facilmente voti alti. Non c’entra proprio niente il dialetto, si tratta solo di impedire che i posti pubblici finiscano nelle mani di persone impreparate che tuttavia vincono i concorsi pubblici grazie a una base di punteggio migliore, garantita non dal merito ma dal favore di insegnanti che definiamo “generosi” per non scadere nella parola “conniventi”.
Lo storico slogan della Liga Veneta “PARONI A CASA NOSTRA” nasceva in fin dei conti proprio dal senso di fastidio derivato dal vedere come in tutti i posti della pubblica amministrazione nelle città venete venivano, e vengono tuttora, assunti con larga prevalenza cittadini provenienti dalle diverse regioni italiane, soprattutto le più lontane, quasi come se il Veneto fosse una colonia anziché una terra con la stessa dignità delle altre…

64 anni fa la prima bomba atomica

Il 6 Agosto è la data del primo bombardamento atomico, a Hiroshima in Giappone, nel 1945. Fu seguito 3 giorni dopo dalla seconda, e speriamo ultima, bomba atomica gettata su una città, quella di Nagasaki, sempre nel Giappone centro-meridionale.
L’effetto devastante prodotto da queste armi di distruzione di massa sconvolse le coscienze, ma anche le intelligenze, di tutto il mondo civile. Non è un caso che anche la storica tradizione culturale che approvava la teoria del cosiddetto “IUSTUM BELLUM” (Guerra giusta) almeno nei casi di legittima difesa ne sarebbe risultata stravolta, fino a trovare nell’enciclica papale PACEM IN TERRIS di Giovanni XXIII la sua definitiva sanzione, tutt’oggi vigente.
Tale anniversario sia di stimolo alla riflessione di tutti e di ciascuno, affinché si possa educare la coscienza verso la consapevolezza che deve essere sempre cercata una soluzione alternativa alla violenza nella risoluzione delle controversie.

L’Istat comunica i dati sulla produzione industriale: meno 19,4% annuo

Nonostante lo zelo di politici ed economisti che a tutte le ore di tutti i giorni si prodigano a ribadire che la crisi economica è scongiurata, che ormai si vede l’alba, che i problemi peggiori sono superati, che ormai la tempesta è passata, puntuali arrivano i dati congiunturali che testimoniano una realtà più simile a quella percepita da chi passa il tempo a lavorare, anziché a parlare del mondo del lavoro.
Beninteso che è assolutamente auspicabile un cambio di tendenza, magari pure repentino, purtroppo i segnali che noi cogliamo tra la gente del Veneto non sono rassicuranti: ricorso frequente alla cassa integrazione, sofferenze bancarie, disoccupazione in aumento, profitti in calo, settore edilizio alla paralisi, accesso al credito difficoltoso e costo della vita al limite della sostenibilità sono segnali preoccupanti che se dovessero perdurare potrebbero diventare forieri di tensioni sociali perfino gravi.
Capiamo il richiamo alla fiducia, doveroso per chi ha a cuore le sorti dell’economia e del bene comune, ma quest’ultimo forse potrebbe beneficiare maggiormente di un sano pragmatismo da parte dei politici e di economisti maggiormente dediti allo studio della realtà che alla partecipazione a inutili kermesse festivaliere ove si discute del nulla, per di più con approccio teorico.